Lunedì, 31 Ottobre 2022 20:01

Kaua Makeke - A Genesi Pay-Per-View

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KAUA MAKEKE
"No, aspetta un secondo..."



Los Gatos, California

"Ma perché tutto sto casino?
La vecchia intro?
Le citazioni?
Tutta sta roba hipster che se semo inventati nell'ultimo anno?"


"Dobbiamo aumentare l'engagement del prodotto. Certo, Genesi è un prodotto che va, questo è indubbio, ma può andare di più. Questo, secondo gli analisti, è perché manca uno sguardo oggettivo, uno sguardo super partes, che vada oltre le contraddizioni delle tre fazioni: il nostro pubblico è già abbastanza diviso fra le tre fazioni, serve qualcosa che offra un ulteriore sguardo, un insight."

"E io qua che cazzo ci faccio scusa?"

"Tu e i tuoi sarete questo sguardo oggettivo."

"Ma io ho fatto per tutta la vita le serie teen, ma che cazzo centro a Lua Pele..."

"Senti, come cazzo lo vuoi pagare sto mutuo?"

Poco dopo.

"Bart."

"Dimme."

"Dobbiamo andare alle Hawaii."

"Puttan tour?"

"Da quando si fa il puttan tour alle Hawaii?"

"Il puttan tour non è determinato dal luogo che visiti, Jack, ma da ciò che ti porti dentro."


"Per fare un film bastano una ragazza ed una pistola."
Jean-Luc Godard, Cahiers du Cinema


EXT. MOOREVILLE, DARK ALLEY I - NIGHT


Chi ha detto che è tutto oro quel che luccica? 
Anche perché, in un genere come quello raccontato oggi... luccica poco, alla fine. 
Ed oggi è una di quelle sere che ci ricorderemo a lungo: Se ci siamo spostati in questa porzione d'isola, ecco, sappiamo cosa sta per succedere.

Ed è questo il bello di raccontare determinate storie.
Conosciamo i protagonisti.
Ma la carta bianca che recitano rende l'infinità di opzioni a disposizione... quasi disarmante.
Ed eccitante.
La cosa che fa ridere, in quel vicoletto buio, è una.
L'unica persona presente.
L'arbitro, che attende pazientemente che i due sfidanti raggiungano il luogo del match per dare il via alla contesa. 
Il primo a raggiungere la sua posizione è...



Ryan Moore.
Un cappello abbastanza ridicolo, in testa.
Un cappotto che è meglio non sapere quale animale sia stato scuoiato per ottenerlo.
E sguardo fisso sul cielo.
Toglie il cappello, per appoggiarlo a terra.
E' in attesa, anche lui.
I momenti di suspance sono spezzati da un silenzio che sta per essere interrotto.

Ma no, non dal cielo.
Per carità.
Dalla pioggia.
Molti storceranno il naso, ma sono pochi a sapere che in realtà, anche in un paradiso come questo, piove quasi 300 giorni l'anno.
Detto questo, è arrivato il momento.



E' arrivato anche il corvo.
Che ha scelto di non coprirsi nonostante l'imminente tempesta.
Ha scelto saggiamente di mostrarsi come è, davanti a Ryan. Come se fosse nudo.
Perché lui non ha nulla da nascondere, per quel che può contare.
Il newyorkese non gli crederà mai. 
L'arbitro si frappone tra i due contendenti. Ma non c'è nessuna intenzione.

Nessun accenno.
Solo attesa.
Perché fin quando la prima goccia non gli bagnerà il capo, loro rimarranno lì a guardarsi.
Questo, però, non ci evita uno scambio, tra i due.
Ma ancora niente mani.
Niente violenza.
Soltanto l'arma più potente dell'universo.
Le parole.

Crow: "Hai sbagliato a chiudere i battenti a New York."


Non risponde.

Crow: "Hai sbagliato a toglierci dal copione.
Hai sbagliato a renderci liberi. Ma più di tutto... a darci una scelta.
Ed una reale concezione di ciò che siamo.
Animali."


Sorride, ora.

Crow: "In gabbia, fino a che c'era una coreografia da rispettare.
Ora, siamo nudi e crudi.
E tu non sei più quello di un tempo."


La pioggia, tuttavia, tarda ad arrivare.
E allora c'è una riflessione, da concedere: Crow ha ragione. 
Puoi controllare ciò che succede in una singola arena, per due ore, una volta a settimana.
Puoi goderti lo sfarzo di ciò che fanno due individui su un ring, premiando come al solito chi fa il volo migliore.
Ma dai a centinaia di uomini una scelta, ed una reale possibilità di metterti le mani addosso... 
E succede quel che è successo.
Che una signora nessuno sbuchi dal nulla, e trami alle spalle di tutti.
Che in soli due mesi conquisti un'intera isola, nonostante tutto.

Non risponde, tuttavia, perché non è nella sua indole.
Era un gran chiacchierone, una volta: è cresciuto. 
E sa bene quando è il momento di mettere una parola e quando è meglio tenere la bocca chiusa. 
Chiusa, però, fino ad un certo punto.
Perché in quel che fanno, le parole spesso non bastano.



EXT. MOOREVILLE, DARK ALLEY I - NIGHT, RAIN



Piove.
Un vecchio scrittore belga disse: "Ci sono dei giorni in cui la pioggia sembra essere stata inventata per accompagnare le note suonate lentamente di un sax".
Forse è proprio vero.
Perché sulla pioggia sono state create centinaia di frasi banali.
Alcune, tuttavia, non possono passare inosservate.
Come quella appena citata.
E noi non potevamo essere da meno, che accompagnare così l'inizio di questo diluvio, prontamente spezzato da Ryan Moore.

Detto questo, quel placcaggio sancisce l'inizio di una contesa che ha realisticamente poco da dire sportivamente parlando.
Sì, è seguito da un violento pugno di Ryan in direzione della mascella di Cain.
Tuttavia i due non si odiano per un valido motivo.
Ed il pretesto della casa è stata una curiosa coincidenza che ha permesso tutto questo.
Perché se l'odio tra Ryan e Crow è nato a Trench War I, quando l'honduregno ha tradito il newyorkese, e si è esteso a Presidential Day I, quando il risultato del match spoilerato da Mik gli ha impedito di diventare campione mondiale... è finita lì.

Ma Ryan è un inguaribile guaritore.
Sin da quando è tornato, ha abbandonato ciò che era. Un mostro senza cuore, avido di successo e con sete di sangue.
Non ha più la bava alla bocca, quando combatte.
Perché lo fa, lo ha sempre fatto qui a Genesi, per estrarre il meglio da chi gli sta intorno.
Ed è una doppia vittoria, per lui, perché quelli che valorizza sono suoi asset.
Ma c'è un momento preciso in cui è diventato così.
Ed è il momento in cui ha perso tutto e si è dato alla fuga.
Dunque, che sia lasciare tramortito Duke in un locale o farsi schienare volontariamente da Mean Clown... non importa.
E' per il greater good che si è sempre mosso.

Non distogliete però l'attenzione dal fatto che sta facendo sbattere la nuca di Crow contro l'asfalto.

CUT TO:

INT. OFFICE - FLASHBACK, NIGHT 


???: "Ho il lavoro perfetto per te.
Facile facile"




Ellie: "Mi ha fatto molto piacere passare del tempo con te.
Ma ora è il momento di dividersi." 


Si parla di almeno un anno fa.
Si parla, finalmente, di ciò che faceva Ellie prima di essere a Genesi.
E sono quelle due brevi sentenze che hanno fatto iniziare tutto. 
Chiedersi chi era, o cosa facesse prima, diventa sempre più complesso.

CUT TO:

INT. LOUNGE BAR - FLASHBACK, NIGHT






Ryan Moore è felice andante.
Che è anche un eufemismo per dire che è ubriaco: non è una sera qualsiasi.
Si è appena concluso lo show più importante della Season II di Genesi, ha licenziato Merethe Hvam tornando alla pace interiore. 
E c'è bisogno di festeggiare, con pochi intimi, in un locale in.
Con una musichetta che potrebbe benissimo andare pure in ascensore in sottofondo.

La sua attenzione, seppur a questo quantitativo di alcol in corpo sia molto bassa, è però catturata da qualcosa.
E, anzi, forse è meglio dire qualcuno. 



La conosceva, dunque.
Ma non la conosceva. Forse.
Cos'è successo? Sta fingendo che non sia così?
O è successo qualcosa, oltre alla sbornia, che gli ha fatto rimuovere tutto?
Lui la sta fissando.
Uomini e donne al suo fianco lo notano, nel parlargli.
E capiscono anche quando, nonostante la sua situazione, sia il momento di lasciarlo solo.

Voi direte che non è luogo adatto ad avere una discussione privata, quello.
Invece lo è. 
Il profondo chiacchiericcio di sottofondo, con la musica.
Lei è di spalle, ora, e si avvicina a Ryan con due bicchieri in mano.


Ellie: "Cosa ci trovi di così interessante?"


Domanda intelligente.
Nel momento sbagliato, perché è evidente che Ryan non è in condizione.
E lo scotch che gli ha messo davanti, può solo peggiorare la situazione.
La discussione è appena iniziata, ma chissà come andrà a finire...

INT. APARTMENT - FLASHBACK, NIGHT
 
E' tornata a casa.
L'orologio sul muro segna le 4:00.
Non si sente il minimo rumore, se non lo scricchiolio del parquet sotto i suoi piedi.
E lei, ora, davanti allo specchio, ride di gusto.
Perché forse quel che è successo a Genesi è involontariamente colpa di Ryan.
O forse Ryan stesso lo ha approvato.
Ma questa è una cosa che ora non ci è data sapere.


Si toglie la parrucca.
E' una ladra, una falsaria ed una cyber terrorista.
E' stata in carcere, perché questo lo ha confidato a Bobby al suo arrivo.
Ma fin dove potrà spingersi, noi ora non possiamo saperlo.
Lì, appoggiato, c'è un rossetto.
Lo prende, ed inizia a scrivere sullo specchio stesso.

LUA PELE
GENESI
ADAM BROOKS

Appunti.
Informazioni "estorte".
Campi di ricerca.
Torniamo a noi.

EXT. MOOREVILLE, DARK ALLEY I - NIGHT


Torniamo al nostro vicolo buio, nudo e crudo.
Come lo scontro che sta avvenendo ora tra i due.
Ryan non è più lì a calpestare il volto di Crow, perché l'immagine riparte da qualche minuto più avanti rispetto a dove ci eravamo lasciati.

Anzi, quella che vediamo è proprio una zuffa vecchio stile.
Pugni.
Graffi.
Testate.
Morsi.
Vale tutto, tra di loro.
E sebbene Ryan non abbia ambizioni, per il prosieguo del PPV, è probabile che Crow voglia dire la sua anche nella Rumble.
Pur se Ellie gli aveva detto di concentrarsi solo su Moore stesso.



E' Crow che finalmente prende il sopravvento della contesa.
Ryan non affronta una sfida di questo calibro da tempo: Pur vero che il match con Francis è stato tosto, non può sicuramente paragonarsi a livello di impatto alla cattiveria che ci sta mettendo Cain ora.
L'honduregno mette alle strette Ryan che più si becca cartoni in faccia più sbatte la nuca col cemento.
D'un tratto, tuttavia, si ferma.

Cain: "Mi fa piacere che non mi credi."


Tira un lungo sospiro.
Comunque sta tirando come un drago nel combattere.
La stanchezza si fa sentire notevolmente di più che sul ring.


Cain: "Almeno mi hai dato la motivazione e l'onore di terminarti una volta per tutte." 


Ed è questo che, quando lui ed Ellie hanno parlato due settimane fa, lo ha fatto smuovere per questa contesa.
E non per la Supermarket Rumble.
Sputa per terra, Ryan.

Ryan: "Non hai... mai..."

Sputa, di nuovo.
Ansima.


Ryan: "Creduto a... ad un cazzo... di niente..."


Ora lo spintona.
Un lungo sospiro.


Ryan: "Mi venderesti tua madre."


Torna però ad ansimare.
Si prende qualche secondo.
Crow sembra, attualmente, più interessato alle sue parole che al colpirlo di nuovo.
Per quello ci sarà tempo.


Ryan: "Lo conosci... il giochino per i venditori, no?
Vendimi una penna."


Accenna un sorriso.

Ryan: "Ecco. Vendimi Ellie."

Crow viene colto di sprovvista.
Che domanda è?
Ma non è solo la domanda a lasciarlo di stucco. 


E' anche un violentissimo pugno di Ryan.
Gli è saltato un dente.
Ha sputato un sacco di sangue.
L'arbitro inorridito arretra, mentre Crow non mostra debolezze voltandosi subito verso il God Slayer.


Cain: "Non è in vendita."


Gli tira una testata, di riflesso.
E mentre prima Ryan sputava al suolo, ora Crow gli sputa addosso.
La sua saliva, il suo sangue.
Come segno di disprezzo supremo.


Cain: "Tu non sai niente di me, e nonsainientediEllie!"


Senza respirare, sputa fuori ogni parola come fosse un rapper.

EXT. LUA PELE FIGHTHAM - FLASHBACK, NIGHT




I suoi occhi, nonostante brillino di un verde speranza, hanno un che di glaciale.
Fissa Cain Crow, davanti a lei.
Lo ha guidato per settimane. Con lettere, messaggi e chiamate con voce distorta.
Lui non ha mai saputo chi muoveva i fili.
E la guarda con una certa incredulità.

Ellie: "Cosa ti aspettavi? Qualcosa di diverso?"

E' palese che avesse tutt'altra aspettativa.
Tuttavia non è uomo di grandi pregiudizi, e l'espressione cambia in fretta.
Anche perché vorrebbe dirle qualcosa.
Ma lo ferma, mettendogli il dito davanti alla bocca. 

Ellie: "Non è ancora il giorno in cui possiamo condividere idee.
Adesso tu ascolti e fai ciò che ti dico. Quando il piano sarà completato, potremo spartirci in maniera equa questo posto."

Gerarchie.
Quelle che ha distrutto.
Brooks e il Commissioner credevano di creare una barriera intorno a loro con le elezioni.
Sappiamo com'è andata a finire la storia.

Ellie: "Genesi è elitaria. Come ogni struttura fisica e non.
Come l'isola di Lua Pele. So che fra poco faranno delle elezioni. Non c'è niente di più sbagliato. La cosa che mi ha convinto a mostrarmi ora però, Cain, è una.
Le elezioni si svolgeranno durante Presidential Day III.
Ed è in diretta mondiale, il momento perfetto per passare all'attacco: devo solo trovare il modo di far finire i nostri altri fratelli nei giusti match."

Fratellanza, uguaglianza.
Ellie: "Sai cos'è l'anarchia, Cain? Ti ho osservato, e ti ci ritrovo nei suoi principi.
Il problema con l'anarchia e la sua stigmatizzazione è sempre stato uno dei più grandi crucci delle politiche. Per questo abbiamo abbandonato questa cultura.
E la sua confusione con il caos, ne è la conseguenza. L'anarchia non è caos. Il caos è incontrollato, indomabile. E' come un incendio. 
Prendi Lua Pele. Prendi Bèrenger contro Dylan Turner. L'incendio, atto stupido e mal calcolato. Poi, cos'è successo? Sono andati nel panico, il caos ha preso il sopravvento ed è morto un uomo.
Che hanno dimenticato troppo in fretta."


Sorride.
E lo fa perché il suo discorso non è nemmeno arrivato al punto e vede Cain illuminarsi.
E Cain non si è mai illuminato, anzi.
Non ha mai mostrato alcuna emozione.
E lei lo sa bene.

Ellie: "Lo stesso simbolo dell'anarchia, la "a" all'interno della "o" si riferisce all'anarchia come metodo preciso e rigoroso. Deriva da una frase di Proudhon.
Era francese.
L’Anarchie c’est l’ordre sans le pouvoir.
L'Anarchia è ordine senza potere. E allora noi porteremo l'ordine. Metteremo quest'isola all'angolo. Ma lo faremo sfruttando il caos come nostro alleato."

Si volta, perché la discussione è finita.
Lo sta lasciando lì, ma il discorso manca ancora di una parte fondamentale.
Ed è solo in un secondo momento, quando si ferma, che si volta per dargli il colpo di grazia.

Ellie: "Bruceremo tutto. Faremo saltare per aria ogni cosa.
Manderemo in tilt l'isola mentre tutto il mondo starà lì a guardare immobile: loro poi mediteranno. Penseranno che non capiamo niente, e che siamo guidati dal caos.
Ma la verità, Cain, è che il caos lo avremo creato appositamente per arrivare al potere.
E per eliminare il privilegio che si è creato. Molti non se ne renderanno nemmeno conto, altri ci vorranno morti. E noi dovremo sempre fare finta di essere più stupidi di loro.
E' così che vinceremo assieme."

C'è una motocicletta lì parcheggiata.
Ci salta in sella, e in men che non si dica parte.
Crow, senza rendersene conto, sta ancora ridendo.
E' felice, perché si sente a casa.
Per la prima volta. 

 



CUT TO:

EXT. MOOREVILLE, DARK ALLEY II - NIGHT


Continua a piovere, anche se la lotta si è spostata in una traversa del vicoletto dove eravamo prima.
Crow è sempre avanti, per ora.
Moore sanguina copiosamente dal volto, proprio come lui.
L'arbitro rimane ancora indietro rispetto ai due: praticamente spera che uno dei due vada KO per tornarsene a casa dai suoi figlioli.
Detto questo, non possiamo ora schivare oltre la contesa.

Crow sta lottando per sé stesso.
Non per vincere.
Non per perdere.
Non per gli altri.
Ma per dimostrare a sé stesso che è cambiato profondamente.
Che Ryan ha torto.
E allora la sua frustrazione esce in ogni colpo. 


Calci in faccia.
Pugni diretti sul naso.
Robe che nella Genesi di Merethe GM...
Vabbè, è finita la pacchia. Ora si può sfogare finalmente.
E lo sta facendo egregiamente.
Perché ha battuto Mikael Berg.
Ha battuto Lewis Maddox.
Ha battuto Francis May.
Cosa c'è di meglio di chiudere anche con Moore?
Cain: "Tu non sai come mi sentivo.
Tu non sai cosa ha significato per me Presidential Day."

Un mezzo conato di Ryan tira fuori tutto il sangue che aveva in gola, probabilmente.
Ed il suolo, bagnato dalla pioggia e dal suo sangue, farebbe rabbrividire chiunque. 

Ryan: "Stron... zate..."

Non demorde, e non mollerà fino alla fine.
Crow però ha chiuso.
Il match deve finire.
La storia deve chiudersi con lui vincitore.
Ed è giusto che sia così.
Per questo si avvicina a Ryan per l'ultima volta.

E come ha sempre saputo fare solo lui, non è ancora morto.
Ma è come se lo fosse: ha completamente ribaltato il "match" con un calcio ai gioielli anarchici di Cain.
Ma crolla sulle sue ginocchia.
Perché è stanco, perché non ce la fa più.
Perché questa contesa, per come è stata, non può vedere Ryan protagonista.
Come invece lo sarebbe stato benissimo anni fa.
Tuttavia, si lancia con tutte le energie che ha in corpo verso Cain ancora piegato.

Da codardo.
Perché l'honduregno gli da le spalle.
E lo ha messo momentaneamente fuori gioco con un colpo vietato.
Oh, di vietato non c'è nulla. E' semplicemente amorale.
Lo abbraccia letteralmente dalle spalle, per mandarlo a sbattere contro il muro di cemento davanti a sé.


E lo porta con una culla al suolo.
Per quanto fosse lontano, per quanto fosse schifato, l'arbitro arriva subito.
Così come arriva subito il conteggio, forse accelerato per le stesse ragioni.
Uno.

Due.

Tre.

Il che sancisce una cosa.

Ryan Moore sconfigge Cain Crow per schienamento.

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