Domenica, 29 Maggio 2022 20:00

Genesi: Paio Lua

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“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.”

Alessandro Baricco


Il pubblico si divide tra i fan dell’uno e dell’altro. Chi gioisce, chi è rassegnato e minaccia di morte gli altri con tanto spirito di diplomazia, potrebbe addirittura scattare una rissa, non fosse che è già scattata!
Sì, proprio lì, in piazza, una zuffa è partita. Ma è una donna in collegamento estero ad aver seguito la vicenda e con le telecamere del suo programma, in collaborazione col nostro, seguiamo le immagini!

La Giornalista Estera, bionda, dalla faccia poco sveglia e la cadenza monotona, è sulle spalle di un omaccione che la porta a cavalluccio e corre come un matto, si sta inquadrando da Telefonino in modalità selfie. Alle sue spalle la rissa di cui sopra si sta consumando.

Margherita Data: "Non voglio che nostro figlio abbia un padre oppressivo come te"

Questo avrebbe urlato il Wrestler di Genesi, proprio qui, Mean Clown al Pargol di D’Annunzio prima di sottrargli un manufatto di piccole dimensioni da noi non meglio identificato, ma apparentemente prezioso per il duo. Il Pargol, ferito nella sua Patria Potestà ha reclamato indietro il diritto di Coccolare la pietra vulcanica per non far brutta figura di fronte agli anziani di Lua Pele ma Il Clown si è rifituato. Il Luchador, dopo aver risposto con un deciso destro, si è appropriato del figliolo; la risposta del Pagliaccio è andata a vuoto, causando, per fraintendimenti, un tamponamento a catena degli astanti. Ne ha approfittato per fuggire LVI: ora il Pargol, insieme al pargol del Pargol, sono in fuga con Mean Clown al suo inseguimento, che ha chiesto un opportuno supporto.
Per fortuna un Signore del Luogo mi sta dando un passaggio al volo per seguire la vicenda!”

Abbassa il microfono e pure il telefonino.

Margherita Data: “Signore del Luogo, vuol commentare cosa è successo?”

Signore del Luogo: “Levam’ stu cosu dalla faccia, che altrimenti un ci vedo ny-ente e vado a sbatt’r!”

Data si inquadra di nuovo con una dolce posa e un sorriso innocuo mentre sfarfalle le ciglia.


Margherita Data: “I Tassisti di Lua Pele si confermano di poche parole. Ma io sono sulle tracce dei nostri ragazzi per aggiornarvi sui grandi Scoop di Lua Pele! A prestissimo!!!”


Lua Pele City
Iolani Palace




La piazza principale di Lua Pele, dove la riproduzione dello storico Iolani Palace si erge al centro della strada, è gremita.
Questa volta non c'è nessun telo a raffigurare i due sfidanti, non è un'elezione, ma una guerra di ideali.

Dog Collar Match
Lewis Maddox vs Cain Crow

Lua Pele Central Plaza



Cain Crow, caino che ha tentato il nemico di tradire i propri fratelli.
Lewis Maddox, un individuo che non tradirebbe neanche avesse un coltello puntato alla gola.

I loro sguardi si incrociano,
si trucidano ancor prima dei loro corpi.
La maglia di Lewis non è stata indossata a caso,
credere nella sofferenza di un individuo incline al tradimento.
Credere nella sofferenza di Caino, che ha tradito suo fratello.
Credere nella sofferenza di Giuda, che ha tradito Gesù.
Credere nella sofferenza di Crow, che tradisce ogni giorno sé stesso.

Mentre la folla chiede a gran voce il sangue,
un arbitro avvinghia i collari ai due sfidanti.
Cain Crow, un cane randagio desideroso di essere accudito.
Lewis Maddox, un cane ben educato che non andrebbe a pisciare mai da solo.

Prima che l'incontro possa cominciare,
Lewis pone un secchio coperto qualche metro lontano da sé.

L'abbaio di un cane sostituisce la campanella.

Crow: "Ti porterò ai tuoi padroni in un sacco dell'immondizia nero."

Maddox: "Ti menerò talmente forte che mi pregherai di scoparti tua madre e darti un fratellino!"

I due lasciano tacere la bocca,
accendendo i muscoli delle loro braccia,
come dannati tirano la catena,
dando una vera e propria dimostrazione di forza.

Nessuno cede di un singolo centimetro,
la pessima condizione di Lewis
è resa vana dal peso del suo corpo.

Il fu Narciso spezza la presa di forza,
partendo all'attacco con un braccio teso e...



Crow lo evita e l'atterra con la catena!

Un verso gutturale esce dalla bocca Maddox,
la catena deve avergli spezzato il fiato.
Si tiene le mani al collo,
come se con un massaggio gli potesse tornare
rapidamente la voce.

Cain Crow se la ride e si avvicina al nemico con passo lento.

Crow: "Oh, cucciolo... Adesso non darai più fastidio ai vicini nel cuore della notte."

Con la mano sinistra, Crow, acciuffa il collare del nemico.
Con uno strattone lo riporta in piedi e gli avvinghia il collo.
Cain cerca si spinge in avanti affinché possa effettuare una Running Bulldog!!!



MA MADDOX SI LIBERA!!!

L'addome di Cain casca rovinosamente al suolo, graffiandosi.
E si sa, una piazza fa più male del ring.

La folla che si è accalcata intorno si gasa.
Maddox volteggia la catena attorno la sua mano destra,
stringe le dita intorno all'oggetto metallico e lo strattona.
Tira Cain Crow un po' dove gli pare.

Prima vicino alle panchine, poi vicino alla fontanella.
Ma non l'attacca mai veramente, non l'aggredisce come dovrebbe.
Un sorriso perfido gli pervade il volto.

Non importa quanto possa essere ingrassato,
non importa quanto possa essersi indebolito.
Maddox vuole entrargli nella testa,
urtargli il sistema nervoso.

Maddox: "Ma quanto tempo ci metti per pisciare?"

Crow non risponde nell'immediato, approfitta dell'arroganza del nemico per rialzarsi.
Afferra le maglie della catena e tira Maddox contro di sé, aspettandolo con pugno sotto il fegato.

Crow: "Non mi faccio ammaestrare come hanno fatto con te!"

Con rapidità si posiziona alle sue spalle e...



Doom Dice!!!

La fronte del fu Narciso sbatte al suolo,
aprendo una piccola ferita in cui esce del sangue.
Cain gli ha inferto la stessa manovra che ha subito
nel momento in cui è stato tradito da Lewis.

Il giudice di gara si avvicina,
aspettandosi di dover contare uno schienamento,
ma il sorriso malefico del Caino promette tutt'altro.

Racimola una certa lunghezza di catena,
la fa volteggiare sopra la sua testa e...



LO FRUSTA!!!

NON UNA.
NON DUE.
NON TRE.
NON QUATTRO.
NON CINQUE.

SEI VOLTE.

Urla di dolore Maddox,
che viene umiliato come un cane disubbidiente.
Cain si vendica del pestaggio subito sul ring.

Crow: "E' colpa tua.
Saresti rinato se fossi salito sulla barca che ti ha mandato il tuo Dio..."


GLI RIFILA LA SETTIMA FRUSTATA!

Crow: "Moore, de Vois, Berg, May...
Nessuno si è preoccupato di te.
Non sei più l'imperatore e non vogliono che torni ad esserlo.
Sei solamente un problema in meno."


OTTAVA FRUSTATA!!!

Maddox stringe i denti, stanco di mostrarsi debole al nemico.
Ma quelle catene gli fanno male, ma non tanto quanto le parole di Crow.
Si copre le orecchie, in un gesto che sembra spinto dall'istinto.
Ryan e Bèrenger sono suoi fratelli, lo sono sempre stati.
Le battaglie condivise, il sangue sparso alla Death Valley.
La gioia delle vittorie, le lacrime per le sconfitte.
Non può essere cancellato tutto per delle parole infami.

Cain riveste la sua gamba destra con la catena,
Maddox riapre gli occhi col sangue che gli scivola sul naso.

Maddox: "MAGNT O' CAZZ!!!"



RANDOM REQUIEM by Cain Crow!!!

Un impatto violentissimo fa cascare il fu Narciso al suolo,
la ferita sulla fronte si riapre maggiormente
e del sangue inizia a colare sulla piazza di Lua Pele.

La folla si è accesa, ma l'incontro sembra essere già terminato.
Maddox non sembra abbia minimamente i ritmi e la tempra di qualche anno fa.
Cain non solo l'ha disonorato abbattendosi con la sua finisher,
ma ci ha aggiunto la crudità della catena.

Uno...

Due...

Treeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-NO!!!!

PER IL ROTTO DELLA CUFFIA!!!


La folla sussulta, non sostiene Lewis.
Ma si emoziona dinnanzi ad un uomo che sanguina.
Un gesto di stizza quasi impercettibile veste l'espressione di Crow.
Inala un profondo respiro, compiendo alcuni passi all'indietro.
Dopotutto non può offuscare un Eclissi con un'altra Eclissi.
Ma devi illuminarla col Sole delle nuove leve.

Tra tutte nessuno illumina più di Cain Crow.
Cain splende più di Dylan Turner.
Cain splede più di Zolf.
Cain splende più di Pargol.
Cain splende più di Clarke.

Cain sgozzerebbe la persona a lui più cara, pur di essere più in alto di chiunque altro.
Indietreggia di un ultimo passo, scioglie le catene intorno al suolo polpaccio.
Si lecca le labbra, desideroso di terminare il grande e morente Narciso.
Si prepara alla sua Chaos Arrow!!!
Parte, Lewis lo evita all'ultimo istante e...



LOW BLOW CON LA CATENA!!!

Maddox strattona talmente forte
che una visita dall'andrologo sarà d'obbligo.

Il rosso dipinge la faccia di Lewis,
che guarda come un perbenista guarderebbe un peccatore,
con la chiara voglia di punirlo, giudicarlo, sentirsi migliore.
Lewis stringe i denti ed osserva un palo della luce vicino i bordi della strada.
Con aggressività trascina Cain Crow e con il massimo della cattiveria lancia la catena
sopra il palo della luce e...



Impicca Cain!!!

Lewis Maddox sta cercando di ammazzare il Caino.
Lewis impersona ogni singolo Cristiano difettato,
quell'individuo che punirebbe il traditore sempre.

Maddox: "Non te la caverai come il tuo omonimo.
E visto che i sensi di colpa non ti sono mai saliti come Giuda,
sarò io a donarti l'espiazione del tuo orribile peccato."


Maddox continua ad imprimere forza, e si gusta la scena.
Crow non ha sentito una singola parola, si scuote cercando una libertà.
Lentamente il colore del suo volto diviene paonazzo.
Il giudice di gara impone a Maddox di smetterla immediatamente,
visto e considerata la recente dipartita del Sindaco.

Maddox, come un bambino, sussurra: "altri dieci secondi".
E dopo dieci secondi di una sofferenza inumana,
di una pena che nessuno uomo dovrebbe compiere all'altro,
molla la presa, facendo cascare inerme Cain.

L'ex Genesi Champion inala profonde boccate d'aria spezzate.
Maddox per un attimo si disinteressa nei suoi confronti,
andando a recuperare quel secchio che si era portato dietro.

Lewis si pone dinnanzi al suo nemico,
gli urla di guardarlo attentamente e...



SI FA LA DOCCIA COI PEZZI DEL ECLIPSE WORLD CHAMPIONSHIP!!!

Lewis ha distrutto l'Eclipse World Championship.
Una cosa inaudita per un nostalgico come lui,
un'eresia per chi vive costantemente nel passato.
Lewis ha distrutto il suo simbolo d'Eccellenza,
quell'oggetto che l'ha contraddistinto da Moore,
quel traguardo che gli ha permesso di rialzare la testa
dopo Goldoverdose.


Lewis Maddox distruggendo la cosa a cui tiene di più,
ha consolidato la lealtà nei confronti dei suoi fratelli.
Neutralizzare sé stessi per le persone che si amano.
Non è questo l'ultimo gesto d'amore?

Lewis tira il collo di Cain con la catena.
Il Caino sembra essere in totale balia del fu Narciso.

Maddox: "Muorici tu nei fasti della mia gloria!"



GLI SBATTE LA FACCIA SUI COCCI DEL ECLIPSE WORLD CHAMPIONSHIP!!!

Le schegge tagliano la fronte di Cain,
gli si ficcano nella carne,
facendo sgorgare del sangue.

La piazza è macchiata dal plasma dei due rivali.
Maddox si pone inginocchio dinnanzi il traditore,
prima di accovacciarsi a schienarlo si guarda intorno.

La folla non grida il suo nome,
la folla non infanga il suo nome.
Non importa quanto possa essere crudele,
l'hanno dimenticato, lo ignorano.

Forse avrebbe dovuto ammazzare realmente Cain,
forse avrebbe dovuto osservare mentre l'anima
gli si strozzava in gola.
Doveva vederlo morto penzolante.

Scuote la testa.
Non gli è mai importato nulla della folla,
perché adesso gli manca così tanto?

Si posa sul corpo esausto di Crow.

Uno...

Due...

T-NOOOO!!!


Crow si salva.
Maddox è sconvolto.
Si porta le mani alla testa,
ma non passa mezzo istante che è intrappola.
Crow gli ha avvinghiato la corda al collo,
e lo soffoca, gli priva del respiro.



Il sangue di Crow scivola sulla testa di Lewis.
Crow imprime sempre più potenza e rabbia.
Non morirà per mano di uomo già morto,
non si fermerà nella sua battaglia contro il potere.
Lui vuole quello che gli spetta, la considerazione di un fenomeno.

Maddox manco prova a divincolarsi,
sa di aver fallito nuovamente.

Cain avvicina la sua bocca all'orecchio del nemico...

Crow: "Lewis, dove sono i tuoi fratelli?"

Nessuna risposta.

Crow: "Lewis, nessuno è venuto ad aiutarti?"

Nessuna risposta.

Crow: "Lewis, hanno lasciato morire il loro cane che cercava di difenderli in solitudine?"

Nessuna risposta.

Crow: "Lewis, non si scomoderebbero neanche per venire al tuo funerale."

Nessuna risposta.

Crow: "Lewis, guardati intorno, sei solo."

Nessuna visione.



FA SVENIRE LEWIS!!!


THE WINNER IS CAIN CROW!!!


In Primissimo piano, una maschera Nera e col contorno bianco di un’Aquila. E’ il Pargol. Che se la ride.

Pargol: “Corra, corra! AH AH AH! Li stiamo seminando! VIVA LA BIGA! VIVA IL ROMANO IMPERO!”

Un Drone ci dà una chiara immagine della situazione. Il Pargol è a bordo di un Risciò traportato da un povero disgraziato e stringe a sé la pietra lavica riempendola di baci attraverso la maschera che resta imbrattata di… terriccio(?). Si volta quindi e ride come un vero malvagio puntando il Dito contro Mean Clown che pure è su una biga, trasportata da un altro disgraziato.

Clown: “Corri, corri, Filippo!”

Marmaduke: “Ma io non sono Filippo! Io sono Marmaduke”


Clown: “Marmaduke? Che nome orrendo! Non vorresti un nome migliore?”

Marmaduke: “Beh… sì. Mi è sempre piaciuto… Pierfrancesco!”


Clown: “E allora farò in modo che tutti ti chiamino così se mi raggiungi quel bastardo! Ha rapito mio figlio!”

Marmaduke: “Oh signore, che disgrazia! VADO!”

L’uomo accelera ancora di più.

Marmaduke: “Curioso io l’abbia scortata per 5 minuti interi sfrecciando per le strade della città senza neanche chiederle perché lo stavamo inseguendo…”

Siamo proprio tra i vicoli della città. Facendo slalom persino tra qualche macchina, ci si fa largo tra la bancarelle sui marciapiedi, e Pargol ordina di svoltare in un vicoletto, imboccato il quale sbuca proprio davanti a Zacaus e Krystal che, stanchi dopo lo scontro, si erano fermati a fumarsi una sigaretta assieme pensando di non venire più inquadrati! MA FANCULO LA KEYFABE! I fan su Twitter romperanno le balle adesso! Il Pargol se la ride, mani sui fianchi,posa Mussoliniana, li sta seminando! Ma pessima idea!
Non nota le insegne appese fuori ai negozi e le becca dietro la testa.

UNA! DUE! TRE! QUATTRO!

PAM ! PAM! PAM!


Rischia di cascare, ma si tiene. Per farlo però, con troppa irruenza, sbilancia il Risciò, e l’uomo rallenta nel cercare di riprendere il controllo. Perdita di tempo letale: IL CLOWN LO RAGGIUNGE E SI GETTA A BRACCIA SPIEGATE SU DI LUI. Il Carretto avanza per inerzia, e chi era alla guida se la dà a gambe per evitare di venir travolto mentre il Risciò va giù per le scale.

Autista di Pargol: “Nooo! Il mio lavoroooo!!”

I due ruzzolano giù. Pargol cerca di tenersi la pietra ma Clown allunga il pugno.


E la faccia del Destrissimo rimbalza tra gli scalini e il pugno di Clown per una luuuuunga gradinata!!
Al fine il Pargol sviene, meno intontito di quanto non dovrebbe essere: sarà l’effetto cartoon della botta. E il Clown, cascato con lui sul terreno al fine, si libera della polvere e si appropria del suo ‘figliolo’.

Clown: “Ti porto in salvo io.
Amore del Papà!”


Fightham. Non troppo lontani dal confine con Mooreville.
Pericolosamente vicini all'Università di Lua Pele.



Ci sono parecchi ragazzi al di fuori della struttura. Diversi bengala sono stati accesi rendendo l'aria pesante. Sono tutti ben attrezzati per fare il tifo nella maniera più rumorosa ed invadente possibile, mentre una figura si staglia oltre il fumo.



L'inconfondibile fisionomia di Zachaus si staglia in mezzo al fumo rosso dei bengala. Viene accolto dai fischi degli universitari, ma non se ne cura particolarmente.
Avanza solenne, in attesa della sua avversaria che può quantomeno contare sul fattore pubblico.



Krystal Wong, con una maschera a proteggerle il viso, si fa strada tra i suoi compagni di college. Viene spintonata, le danno pacche sulle spalle, tutti fanno il tifo per lei. Di certo la maschera aiuta a nascondere le emozioni, ma è ovviamente costretta a togliersela per lottare.
I due vanno faccia a faccia. Stavolta non c'è Hikari, ma un arbitro di Genesi che riceve la cintura Predator dal tedesco. Il cerchio di tifosi attorno ai due si stringe. L'aria è quasi irrespirabile.

Ma si deve lottare.

<b>Genesi Predator Championship</b>
<i>Zächäus vs Krystal Wong</i>

I due ancora non si sono sfiorati, ma la folla è già un fascio di nervi. Un passo falso e si rischia una maxi rissa.
La Wong alza un braccio, per far cenno ai ragazzi di stare indietro, ed effettivamente il cerchio si allarga parecchio, ma alcuni irriducibili non accennano ad arretrare più di qualche passo. Lo spazio è comunque sufficiente per permettere ai due di lottare in sicurezza.

Sicurezza per gli altri, mica per loro stessi.

L'Annientatore con ogni probabilità può e intende portare a casa il match con una singola mossa ben assestata, il problema sarà gestire un peso leggero ed agile come la Wong, che infatti cerca subito la distanza per portarsi quantomeno al di fuori del raggio d'azione del tedesco, ma andando alla carica subito dopo! La hongkonghese scatta improvvisamente in avanti, tenendosi bassa per evitare il tedesco e puntando alla gamba! Zachaus riesce ad evitare un calcio alla gamba per un pelo! Krystal si rimette in piedi con una capriola all'indietro, e riparte all'attacco!
Ancora una volta punta alla gamba, e stavolta the German anomaly si fa trovare pronto, tenendo a distanza di sicurezza il ginocchio destro... ma la Wong si è fermata prima e ha spostato del tutto il baricentro!



Pestone al ginocchio di Zachaus! Il tedesco è costretto ad arretrare, sorprendentemente, ed il primo colpo va a Krystal! Il campione Predator però deve anche guardarsi le spalle, visto che il gruppetto di irriducibili che non si sono allontanati è fin troppo vicino a dove si svolge l'azione.
Krystal saltella sul posto con la guardia alta, mostrandosi sicura, e facendo cenno all'Annientatore di farsi sotto!
Zachaus non se lo fa ripetere due volte ed avanza... ma ad un certo punto si ferma, aprendo le braccia in cenno di sfida! La folla attorno ai due lancia un boato, e intima la asiatica a colpirlo con una chop! La World Fighter cerca di intimare i presenti a stare zitti, ma c'è parecchia pressione su di lei, ed alla fine si convince a tirarne una che lascia quasi impassibile l'europeo...



CHE TRAVOLGE CON UNA SUA CHOP LA SUA SFIDANTE! KRYSTAL SI CONTORCE DAL DOLORE SUL CEMENTO MENTRE SI ALZA UN BOATO DALLA FOLLA! Zachaus batte le mani come a volersele pulire dalla polvere, prima di piazzare lo stivale sul petto della Wong!

One!

Tw-NO!

Krystal alza la spalla e il match continua, ma come la biondina si avvicina ad un'area meglio illuminata si può vedere che il petto della asiatica è rosso come i bengala che hanno acceso i fan!
Zachaus però non si fa impietosire dalla scena, e afferra per il collo la hongkonghese tirandola su e facendole mancare la terra da sotto i piedi tra le proteste del pubblico...



SCHIANTANDOLA POI CONTRO IL PRIMO MURO A DISPOSIZIONE! BOATO DELLA FOLLA! Gli irriducibili si precipitano sul posto, mettendosi fisicamente tra Zachaus e la sua sfidante facendo da scudo e assicurandosi delle sue condizioni!
Krystal si tiene la spalla, la stessa a cui si era fatta male durante il match contro Christophorus Schmidt, e chi fa il tifo per lei può solo pregare che non sia un infortunio serio. Nonostante ciò, è proprio la Lightbringer a spingere via i suoi stessi compagni di college per avere la visuale sul campione, che la osserva dall'alto in basso... e la cosa non sembra piacere alla asiatica, che cerca di rimettersi in piedi e con il braccio libero fa ancora una volta cenno al tedesco di farsi sotto! Smorfia di Zachaus, che stavolta pare più infastidito e carica come un toro!

 



DISTRAZIONE CHE PUO' RIVELARSI FATALE! JUDO THROW DI KRYSTAL SEGUITO DA UNA CROSS ARMBREAKER! MA COME HA FATTO A MANDARLO A TERRA CON UN BRACCIO SOLO?!?
Il campione rantola insulti in tedesco, mentre la Wong tira quanto più possibile usando il braccio buono! La presa però non è ottimale, e deve lottare contro un uomo con la forza di un bue come l'Anomalia Tedesca, che infatti ora sta cercando di liberarsi di forza bruta, tirando il braccio il più forte possibile!

La folla attorno è ovviamente una bolgia, e tutti quanti stanno urlando al campione Predator di arrendersi... MA ZACHAUS RIESCE A STRAPPARE IL BRACCIO VIA DALLA MORSA DELLA LIGHTBRINGER! CROSS ARMBREAKER SPEZZATA!
Zachaus resta in ginocchio tenendosi il braccio dolorante, nonostante la presa non fosse chiusa al 100% deve avergli sicuramente procurato parecchio dolore... ma non si rende conto che Krystal sta caricando alle sue spalle!



ONE THOUSAND SUNS ALLA NUCA! BOATO DELLA FOLLA PER IL RUNNING EUROPEAN UPPERCUT DI KRYSTAL WONG! ZACHAUS FINISCE A TERRA E QUESTA PUO' ESSERE LA FINE DELL'INCONTRO!

Ma...


Krystal non schiena!
Resta a terra dolorante tenendosi la spalla! L'impatto della OTS ha sicuramente coinvolto anche la spalla infortunata, e tutti i nodi stanno venendo al pettine! Finalmente la Wong si getta sul tedesco, riuscendo a ribaltare il corpo per metterlo sulla schiena!

ONE!


TWO!





THRENOOOOOOOO! ZACHAUS SOLLEVA UNA SPALLA!
La Wong si accascia a terra, mettendosi una mano sul volto per nascondere la smorfia di dolore, mentre il cerchio di tifosi si è nuovamente stretto parecchio. Di certo le condizioni sono tutte meno che ottimali, con l'aria piena di fumo, una quantità indefinita di persone, il rumore.
Krystal fa cenno di fare spazio, ma gestire un pubblico così incandescente è impossibile, e la hongkonghese deve mettersi in piedi e quasi arrivare ad urlare ai suoi stessi tifosi di farsi da parte!
Sono solo un disturbo per lei ora, che sta facendo un match che sicuramente le sta pesando tantissimo dal punto di vista fisico!
Finalmente il cerchio si allarga di nuovo, e Krystal riesce a mettersi sulle sue gambe, mentre l'Annientatore è ancora in ginocchio, stordito dalla botta di poco prima e dal conseguente casino.

La Lightbringer si avvicina, assestando un calcio alla tempia del campione, gesto forse più dettato dal nervosismo che da altro. Si guarda attorno, osserva la folla...
E POSIZIONA LA TESTA DI ZACHAUS TRA LE PROPRIE GAMBE! NON CI CREDO!
KRYSTAL KAST-



NOOOOO! BACKDROP DI ZACHAUS SUL CEMENTO!
CHE BOTTA TERRIFICANTE PER KRYSTAL CHE SI RIMETTE IN PIEDI PER PURA INERZIA MA IL CUI VOLTO NON PUO' NASCONDERE UNA ESPRESSIONE DI DOLORE INDESCRIVIBILE! IL CAMPIONE PREDATOR HA UNA OCCASIONE IRRIPETIBILE!



LARIAAAAAAAAT!
L'HA DECAPITATA!
SCHIENAMENTO!

ONE!


TWO!





THREEEEEEEE! ZACHAUS DIFENDE CON SUCCESSO IL TITOLO PREDATOR BATTENDO KRYSTAL WONG!
Il tedesco resta un momento a terra, mentre la folla esprime rumorosamente il suo dissenso. Non che la cosa importi troppo all'Annientatore, che riceve la sua cintura dall'arbitro, e la solleva nella marea di fischi e di fumo rosso.
Krystal viene subito soccorsa da un gruppo di ragazzi, che la trasportano il più velocemente possibile verso un punto sicuro dove verificare le sue condizioni. E' conciata parecchio male.

Sulla strada resta una sola, enorme, teutonica figura.
Linea alla regia.




La telecamera si sposta regalando anche ulteriori immagini. Ma il Sedere in primo piano vien fatto da parte da uno spintone! La ragazza casca su un gruppo di ragazzetti per la loro gioia! Ora non dormiranno per mesi…

Ad averla spinta è quel manigoldo di Pargol.

Pargol: “E levati, peccatrice. Questo posto mi manda in Bestia!
Questa mercificazione delle donne condivise da tutti è così COMUNISTA!
Una donna dovrebbe spogliarsi solo per il suo uomo.
Le Stripper sono la bastardizzazione comunista delle Prostitute!
Pagliacci lo sa e si è nascosto qui a posta per farmi impazzire!”


Intanto, Pagliacci…

Clown è serenamente seduto a un bancone, circondato da Stripper tutte interessate al suo parlare del proprio figliolo, mentre lo mostra con fierezza.

Clown: “Ho deciso che farà addirittura l’Università! Voglio che diventi un dottore! Come suo padre.
Era uno sketch quello, ma mi piaceva tanto il costume che penso che indossalro ogni giorno sia stupendo!”

Le ragazze annuiscono affascinate, ma il Tavolo vien rovesciato dal Pargol che sfreccia contro di loro e mette proprio un piede sul bordo di esso facendolo cascare indietro, mentre lui scavalca in SuperManPunch contro Clown!

RALLENTY!
Coi TUUUUNZ…. TUUUUUUNZ… TUUUUUNNZ….. ampliati dallo slow-motion vediamo la pietra vulcanica volare e roteare su se stessa altrove, con luci che si alternano in sfondo… finché… PLOF!
Dritta nel bicchiere di un commensale.
Quello stava per bere e nota schifato la cosa.

Cliente: “Che schifo! Chi ha messo della merda nel mio bicchiere?
Quella piace ad Albert!” – urla indicando l’amico con lui.

Clown: “RIDAMMI MIO FIGLIO, LADRO!”

Il Clown con una gomitata manda KO il cliente e afferra la pietra, la riempie di baci e cerca di scappare.
Ma il Pagol gli è di nuovo addosso, lui lo schiva e lo manda a schiantarsi di faccia dritto contro il JukeBox

E la musica House generica cambia subito.
Parte un accenno di Skoteca di Fi$hball



“Ignorante ho mollato la scuola in terza, Okay?!
Non so un cazzo della Storia e della Guerra, OKay?!”


Pargol rabbrividisce!!
E lietamente becca un HEADSMASH ULTERIORE!



“Siciliana, Al Tonne, Vegetariano
Oooohhhh, jag får aldrig nog
Mama mia
Pizzeria
Canneloni, macaroni och lasagne!”


ALTRO HEADSMASH CONTRO IL JUKE BOX

HEADSMASH ANCORA



(Nella lingua degli Dei): “mazz e panell, fann e’ figlj bell.
No Panell e troppa mazz, a figljet ce piac o’ cazz!
Alla mia porta, Drin Drin. Chi è? LGBT, Nello non ci Rispetti-I
Non è vero, sono TriSessuale. Amo le mignotte, le dorgate e le puttane”

I due si fissano un secondo. Pargol la testata qui la dà da solo.
Di sua iniziativa.


“Nuapurista kuulu se polokan tahti jalakani pohjii kutkutti
Ievan äiti se tyttöösä vahti vaan kyllähän Ieva sen jutkutti”

HEADSMASH!



“Rose rosse per teeee….
Ho comprato stasera…”


Prima che sia tardi, Pargol fa segno a Clown di fermarsi.

Pargol: “No no, aspetta! Questa mi piace…”

[Stacco]


Circa tre minuti dopo, il Pargol, con testa fasciata, è con Clown ed altre 10 persone, tutti abbracciati a cantare al Karaoke “Maledetta Primavera”, su un palchetto. Ma il Clown ha ancora la pietra lavica con sé

...Uno dei clienti, parlando di bambini, il suo l'ha abbandonato al tavolo per far Karoke. Ma crescerà bene.


La sala riunioni è aperta, come lo è sempre.
Agenti a fine turno, stranamente pochi, surfisti e locals non così ricchi da potersi permettere l'Iliad club sono radunati per la solita serata di perdizione.

La musica è soft, quell'rnb lento e ritmato che da al culo delle strippers un tempo soave con cui guadagnare quel tanto che basta per soddisfare i propri vizi.

In questo contesto Saul Clarke è in un angolo, strimpellando alla chitarra in abiti civili.
Strategicamente la scelta migliore, questo è certo.



Già perchè la sfida lanciata da Miriam propriò qui settimana scorsa è abbastanza singolare.
Saul deve cercare di non rimanere in mutande, o meglio nudo.

In questo remake intergender del bra and panties match degli anni 2000, l'obbiettivo è denudare completamente l'avversario.
Sì, anche io ho visto porno iniziare così, ma è molto più seria di ciò che superficialmente appare.

Una foglia di fico sulle parti intime, questa è l'unica posta in palio.

La MB, dal suo canto, non è per certo la tipa che sta a queste terribili angherie. Ha subito più volte mancanze di rispetto, e più volte ha saputo farsi valere.

Arriva anche lei nel bar, per la seconda volta.
Non è luogo per lei, lo abbiamo visto settimana scorsa e il catcalling subito ne è la dimostrazione.



E' bellissima, una madonna guerriera.
E' pronta a farsi valere ancora.

La contesa ha inizio.

Saul si alza dal divanetto con sufficienza appena l'arbitro da il via alle ostilità. Ha un'espressione noncurante, quasi strafottente.
Miriam no, vuole provocarlo.

Saul è un uomo, e gli uomini funzionano tutti allo stesso modo.
E' facile, basta avvicinarsi sapendo fare le mosse giuste.
La May le conosce, alla perfezione, e lascia Saul di stucco, immobile
appoggiato al bancone del bar con le mani dietro alla schiena.

Gli sussurra qualcosa all'orecchio.
Saul suda, freddo... clic!
ACCIAIO.

Già, acciaio, nello specifico manette.
Saul è un uomo, un uomo con le palle come ha detto settimana scorsa.
E un uomo con le palle sa sempre tenere il cazzo dentro i pantaloni.
Non si sposta di un centimetro nel faccia a faccia e sfrutta la distrazione avversaria per fare la sua mossa.

Pronti via e Miriam è già in manette, a mobilità ridotta e vittina dei primi colpi del chitarrista.

Un assolo di calci al ventre, di quelli anticoncezionali che ti distruggono le ovaie in modo da renderla subito un po' più debole.

La differenza fisica è tanta, e la t shirt a collo alto della magnifica bastarda è già un lontano, magnifico ricordo.

Intimo rosso, è questa la scelta della combattente per l'occasione. Saul si perde nelle curve delicate della parte superiore dell'avversario.

Le afferra, deve farlo, può farlo: Boobplex.



Con goduriosa violenza proietta l'avversaria verso il palco sopraelevato.
Rapidamente la raggiunge, con un piccolo salto ed evitando le scale.
Prende le manetta, le apre per un momento per prendere il controllo di uno dei due anelli.

Qualche colpo rapido, tanto per essere sicuri che tutto riesca come pensato.
Pochi secondi dopo, la MB è ammanettata al palo della pole dance.
Acciaio su acciaio, scalcia e colpisce Saul nello stomaco, a pochi centimetri dalle palle, troppo distanti anche per le sue lunghe leve.

Saul si piega in due, un calcio così potente non è cosa di sempre, ma gli basta allontanarsi quel tanto che basta per essere al sicuro.

Miriam cerca di liberarsi, si dimena, suda.
Saul si gode lo spettacolo, enfatizzando il gradimento della scena toccandosi il pacco.

Ce l'ha duro, si vede, è evidente.
Si tocca, toglie la cintura, la raggiunge.
Si avvicina piano, sempre di più, le toglie il pantalone non senza resistenza da parte della rossa.

Miriam May è già interamente in intimo.
Ha un corpo da capogiro, Saul non può non toccarlo.
Non con le mani, però.
Con la cintura.



"Balla per me, lurida troietta"

Il cuoio schiocca, il vuoto d'aria suona.
La candida pelle della rossa in intimo rosso si tinge dello stesso colore.

Miriam, pur trattenendosi, si fa scappare qualche gemito di dolore, ma non vuole dare questa soddisfazione.

Saul gioca sporco, lo ha sempre fatto e questa volta ancor di più.
Svuota le tasche, prende dei biglietti da dieci dollari e inizia a lanciarli.

"Ti ho detto balla, troia!"

Quanta violenza, quanta barbaria.
Miriam sembra però indifferente, sofferente e basta.
Le cinghiate si son fermate, i soldi piovono, la musica cambia.

Suona Laureen Hill, EX Factor, per l'esattezza
e su queste note Miriam inizia a ballare.
Soave, delicata, sinuosa.

It could all be so simple
But you'd rather make it hard


Miriam ammicca, fa segno a Saul di avvicinarsi.

Loving you is like a battle
And we both end up with scars


E se tutto questo odio reciproco
fosse il frutto di un'attrazione repressa?

Tell me who I have to be
To get some reciprocity


I due sono vicini, molto vicini
senza barriere a dividerli
solo pezzi d'acciaio a trattenerli.



See, no one loves you more than me
And no one ever will


MADONNA E CHE CALCIO NELLE PALLE!

Sembrava tutto troppo strano.
Miriam riesce a liberare prendenso Saul per le palle, psicologicamente e non.

Ride, e di gusto.
Saul Clarke è un uomo tutto d'un pezzo, ma pur sempre un uomo.

La situazione si ribalta, ora è Miriam a tartassare di colpi l'avversario.
Difatti, questa volta il suplex lo fa lei,
a differenza che lei, però, lo effettua con il membro di Clarke ben saldo in mano.

Ballplex



"Che delusione, pensavo fosse più grande."

Fa spallucce, parla dritto alla telecamera.
Richiama l'attenzione del cameraman a se, ha in mene qualcosa.

Risale sul palco, una volta ancora.
Prende tutti i dollari.
Scende, calpestando il pacco dell'avversario con i tacchi.

Clarke è dolorante, ma in un contesto diverso ciò non sarebbe stato così male e lo sa.

Dicevamo, Miriam calpesta Clarke e va a frugare nei cassetti del bar.

"Bingo."

Prende un oggetto e rapidamente si avvicina a Clake.
Gli strappa la maglietta di dosso, seduta sopra di lui.
Prende i capezzoli, li strizza e poi...
LI SPILLA, PORCO GIUDA CHE DOLORE!

Certo, un piercing gratis, ma che dolore!
Saul Clarke urla dal dolore, sembra un maiale scuoiato.
Ma non è finita, la MB ha ancora i dollari nella tette.
Li caccia fuori, ben attenta a non far uscire le sue grazie a fior di camera.

"Grazie per il regalo, per fortuna non mi servono i tuoi sporchi soldi!"



AHIA!
La rossa ha praticamente spillato una trentina di dollari in contanti
sulla fronte dell'ex Predator Champion.

Le urla continuano sorde,
il sangue inizia a scorrere sulla fronte e sul ventre del chitarrista,
che in preda all'ira e al dolore si butta addosso all'avversaria
con le poche energie a disposizione.

Parte una zuffa sporca, selvaggia,
dettata più dalla rabbia e dal risentimento
che dalla pulizia tecnica.

I due si rotolano per la stanza senza sosta,
tra il barzotto stupore dei frequentatori della sala riunioni
che questa sera hanno avuto modo di assistere ad un piacevole,
provocatorio divertissement fuori dal canone del posto,
sicuramente più raffinato.

Bang, d'un tratto la porta si apre.
Tutti si girano a guardare.

"E questa, amico mio, è la sala riunioni.
Uh ma che sbadato, la conosci già."




Bobby the Cop entra nella stanza
portando con se uno stremato Zal Vendrell.
Nessuno sa cosa ci faccia qui,
anche se nessuno ne è sorpreso, è pur sempre casa sua.

Con violenza sbatte la sanguinante testa dell'avversario
contro il bancone del bar della sala riunioni.
Si accorge della zuffa, e di tutti gli occhi puntati su di lui.

Alza lo sguardo, vede Miriam May e Saul Clarke semi nudi,
entrambi a terra e sudati.

"Mi sa che abbiamo interrotto qualcosa,
andiamocene di qua.
Scusate, togliamo il disturbo."


Riprende lo stordito amico e se ne va, nell'indifferenza generale.
Ha effettivamente interrotto qualcosa.
E Saul è pronto a trasformare questa situazione a suo vantaggio.

Bobby ha distratto tutti, monta il chiacchiericcio.
Miriam è distante, può sgattaiolare carponi verso il suo angolino.
Prende la chitarra, si solleva facendo troppo rumore.

Miriam se ne accorge, ma è tardi,
Saul spacca in due la chitarra, in testa alla ex General Manager della baracca.



Così facendo riesce a stordirla, riprendendo il controllo delle ostilità.
E' tempo di pianificare il prossimo attacco,
o meglio provare a vincerla questa contesa.

L'occhio ha già un obbiettivo ben preciso,
ferreo, scintillante.
Saul è un uomo, e come tale legato al desiderio materno.

Saul vuole vedere le tette di Miriam.
Il ferretto di quel peccaminoso intimo rosso è lì,
lo fissa intensamente con i suoi tre ganci ravvicinati.
Ne ha sganciati tanti, eppure questo ha un certo non so che.

Sarà la gloria, l'attrazione,
il desiderio di primeggiare o semplicemente
il gusto di vedere quella candida dea seminuda
e avvicinarsi di un passo in più alla vittoria.

La colpisce, la pone prona tenendola ben salda
utilizzando le cosce come tenaglie.
Quasi la domina, lei tende a resistere
Saul colpisce di nuovo, più forte.
Finalmente avvicina entrambe le mani.
Slaccia...

BZZZZZZZ

Una scossa elettrica potente, una scarica quasi paralizzante.
Il progresso tecnologico antistupro al servizio della magnifica
furbissima bastarda.

Un asso nascosto, nell'eventualità dei peggiori casi.
Miriam è donna, ed essere donna oggi è tutto tranne che essere sottomessa.

Ridacchia la rossa, seppur fortemente indolenzita.
E' riuscire a gabbare il proprio avversario,
paralizzandolo per pochi istanti
quelli necessari per sfilargli i calzoni e ridurlo in mutande.

Saul però riprende subito le facoltà motorie,
e mosso da rabbia, orgoglio e risentimento per l'ennesima volta
riprende la sua offensiva.

Pochi colpi, ma potenti e ben piazzati.
Pugni ai reni, schiaffi sonori,
e un terrificante calcio dritto in faccia.



Miriam è di nuovo a terra, Saul deve inventarsi qualcosa.
Un agente borbotta qualcosa ad un suo collega, Clarke prova ad origliare.

Chi meglio di qualcuno che ha a che fare con taser tutti i giorni
per disinnescare una carica elettrica?
Saul capisce, è così ovvio.
Ce lo insegnano sin da bambini.
A fatica si dirige verso il bancone del bar.

Va dalla parte del barman,
prende un secchiello del ghiaccio
lo svuota
e successivamente lo riempie d'acqua.
Già, acqua, l'acqua rende pericolosa l'elettricità.

Saul ha il matchpoint ben stretto tra le mani.
Ciò ha del sadico, ma a lui non sembra importi gran che.

Si avvicina a fatica.
Capovolge il secchio...
Bagna il pavimento, Miriam non è lì.

"Di qua, cazzetto!"

Saul si gira istintivamente,
sbagliando in pieno
infatti riceve un bel calcione.

Si piega, come da copione Miriam gli salta addosso.
Canadian Destroyer.



A questo punto potrebbe essere finita qui.
Potrebbe, perchè la sicurezza non è mai troppa.
Miriam non vuole solo sconfiggere Saul, vuole educarlo.

Mettendolo a nudo, ironia del destino
metterebbe a nudo i trucchetti e i sotterfugi del chitarrista
insegnandogli che queste cose lasciano il tempo che trovano,
che la furbizia va ben dosata e gestita quando serve.

Miriam è la più intelligente del roster,
sguazza ed ha sguazzato nei giochi di potere per anni
è una stratega d'elite.

Miriam è anche una donna orgogliosa,
una di quelle che non puoi chiamare troietta così facilmente.
Dunque aspetta.

Saul lentamente si rialza, in preda allo stordimento.
Stacco repentino della telecamera,
Mayhem



Un secondo dopo lo denuda, completamente,
senza neanche guardare le parti intime dell'avversario.
La folla rumoreggia, lei fa per andarsene.

"Ci vediamo in strada, e lì sarai tu a ballare per me...
LURIDA TROIETTA."


Tutto torna,
come sempre con Miriam May.

La magnifica bastarda vince la contesa, a Saul spetterà la nudità pubblica.
Nient'altro da dire,
Fade to black

Rita: “Anf, anf, mortacci de pippo, che fiatone.
Cioè, volevo dire, PER MADRE RUZIA, che fiatone!”


Molto credibile l’inviata!

Rita: “Ho seguito i nostri simpaticissimi amici fin qui. All’Iliad Club. Si respira un’aria molto più esclusiva, tant’è vero che non volevano farmi entrare, fino a che non ho detto la mia Nazionalità e accennato a Incidenti Diplomatici. Evviiivaaaa!”


La bionda giornalista gioisce e si lascia seguire con le telecamere.

Rita: “Proprio qui sono giunti Pargol e Clown, eccoli dietro di me che si stanno azzuf..”

Passante: “Scusi, signorinella ma lei ce l’ha troga?”



Rita: “Tu guarda che gag ci tocca fare per fretta. E’ proprio vero. L’Arte richiede tempo! E qui siamo con l’acqua alla gola. Ma seguiamo i nostri amici!”

L’uomo viene inquadrato e le telecamere passano poco dietro dove il Pargol ha sfasciato la testa di Clown contro il biliardino, questi allora perde la pietra che ruzzola sul campo. Pargol fa per prenderla, ma Clown rollando come un imbrogliando fa colpire alla fascia di mediani la mano del Di D’Annunzio che impreca contro l’Abissina! Allunga allora lui la mano e afferra con gioia la pietra.

“GIAMMAI” grida il Pargo soffiando una birra a un vicino e spaccandola sul collo del Pagliaccio. Gliela ripagherà più tardi! Anzi, gli comprerà una Moretti, che almeno è Birra Italiana! Che generoso, lvi!
Il Pargol afferra la Pietra e scappa facendo per scavalcare il bancone del bar ed acquattarsi sperando di non esser trovato, ma alla sua destra c’è proprio il clown!

Pargol: “AAAAAAAAAA!! E tu qui come ci sei arrivato?”

Il Clown fa spallucce.

Clown: “Citazione di Kronk”

Pargol: “Che?”

Clown fa il gesto di Khaby Lane


Pargol: “LO SAI CHE NON POSSO VEDERE LE GIF FINCHE’ NON ESCE LO SHOW!”

Clown: “Smettila di urlare o spaventerai il bambino!!”

Pargol: “IO LA SMETTERO’ DI URLARE QUANDO TU NON PUZZERAI DI BIRRA! GUARDA COME SEI RIDOTTO!”

Clown: “Bevo per non pensare a che maiale ho sposato!”

Pargol: “Sono la cosa migliore che ti sia capiatata. Che avresti fatto senza di me?”

Clown: “Beh tanto per cominciare, mi sarei laureata! Ho abbandonato tutto per sposarmi!”

Pargol: “Ancora con sta storia? Il piccolo ha bisogno di una figura che lo segua a casa! Se no viene su come Saul Clarke! Un Vagabondo pare!”

Clown: “Ah già perché un Papà come te lo cresce meglio!”

Pargol: “Fa silenzio, Julia, cazzo, che sono stanco!!”

Clown: “Si, si sempre st… Julia?”

Pargol: “Chi?”


Clown: “Hai detto Julia”

Pargol: “Non ho detto nulla, dammi quella cazzo di pietra!”

Il Pargol gli soffia la Pietra. Il Clown è confuso, non oppone resistenza.
Ma poi si alza e lo segue qualche secondo dopo.

Clown: “Ehy. Torna qua!!”

Visual Effect - Color Explosion



Le luci, psichedeliche.
Il trip che accompagna lo spettatore e, ovviamente, la coda infinita.
L'ultima esplosione di colore, prima di tornare ad un mondo che è ormai morto e sepolto.
Il ricordo di una belle époque che non esiste più.

E' questo ciò che ci aspetta, e che ci prenderà del tempo.
Un racconto fuori da questa epoca che però ne segna indelebilmente il futuro.
E la prima immagine, quella più importante, quell'esplosione, è già un lontano ricordo.
Un ricordo che viene lentamente avvolto da un freddo bianco e nero.



Ext. Iliad Club - Night, B/W

Un bianco e nero nativo, come si vede dalle guide della camera che sta registrando.
Non un effetto posteriore, che ne falserebbe l'esperienza.
Ma perché tutto questo?
Perché siamo dovuti tornare così indietro, per poter guardare avanti?

E' la cavalcata dell'eroe di oggi che ce lo racconterà.
Che ci immergerà nello scontro che sta per prendere luogo.
E questo Iliad Club, all'esterno, sembra deserto.

Ma non lo è.
Serata chiusa, ospiti con invito.
Le strade stesse, in adiacenza del Night, sono state chiuse e sono controllate dalle forze della Red Velvet.
Che forse è vero, sta perdendo fiducia nel suo leader, Bobby The Cop.
Ma veglia su Ryan Moore con incondizionata fiducia.
Ed è questo che differenzia il Newyorkese dal resto del roster.

Il pubblico, gli invitati, la gente presente al Club.
E' tutto un piano di Ryan per entrare nella testa di Bèrenger, per fargli rivivere ciò che ha peccaminosamente sbagliato il mese scorso, a People's Rules III.
A fargli ricordare che la gente è lì per festa, e non per fare da braciere umano.
Ed è anche uno schiaffo al Commissioner, per fargli capire quanto con lui il popolo di Lua Pele viva in una bolla senza pericoli.
Il tutto, in teoria, chiaramente, prima di iniziare.
Prima che, come a People's Rules III, una nuova tragedia prenda atto.

Ext. Iliad Club - Night, B/W



Lo stacco, dall'immagine precedente, mostra proprio questo.
Il deserto al di fuori del club.
Le luci impersonali che restano senza colori ed una leggera brezza con cui chiunque viva in un'isola deve convivere.

La camera è portata a mano avanza a passo d'uomo nella via libera da qualsiasi distrazione.
Si sofferma sul portone, chiuso e con due gorilla a vegliare su possibili minacce esterne.
Non stacca.
Non stacca e continua ad avanzare, con le porte che si aprono e lasciano spazio, in sovrimpressione, per i titoli di testa.

Iliad Club Match
Ryan Moore vs The Duke


Int. Iliad Club - Night

E prosegue la lenta progressione verso il luogo dove si incontreranno i due.
Dal momento in cui le porte si sono aperte, una colonna sonora accompagna il movimento della camera.
Ovattata, chiusa, poco riconoscibile.
Ma pur sempre presente.



E gli invitati, che si divertono, vestiti a festa.
Preparati per ciò che sta per succedere, pagati per presenziare, chissà se fortunati da uscirne.
Di questi tempi, le certezze sono veramente poche.
Flash, luci intermittenti e probabilmente studiate ad hoc per un contesto diverso, vengono lasciate più ombre che luci con il setup scelto per la composizione visiva della scena.

La camera, che prosegue in mezzo alla folla, si fa sempre più strada verso il DJ Set piazzato al centro della pista da ballo.
Non può mancare un cameo di Owen, barista storico e fedele braccio destro di Bérenger, affianco allo stesso DJ per distribuire drink e bottiglie come se fossero caramelle in un Luna Park.
Di nuovo, sulle immagini che si sfocano poco a poco, in sovrimpressione appare una nuova scritta.

Int. DJ Set, Quote Screen - Night

"Il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento bensì sottomettere il nemico senza combattere."

Sun Tzu


Ormai un must di chi segue la Genesi targata Netflix, il grande lavoro citazionistico fatto è impressionante.
Mai banale, né fuoriluogo.
E forse, prima della fine della contesa, capiremo il perché di questa precisa citazione.
Capiremo il perché c'è stato un rifiuto, la scorsa settimana.
E perché siamo qui, nonostante tutto, a vivere questo scontro.
La preparazione è finita, e la ballata è pronta per essere raccontata.
Aspettiamo la Perioratio, ma vogliamo vivere il resto.

Perché se confrontiamo quello che stiamo per vivere, appunto, alla orazione latina, l'epilogo è semplicemente la parte finale.
E stiamo uscendo dall'Exordium, che per chi conosce l'antica Grecia è famoso anche come proemio.
Ma, appunto, manca tutta la parte centrale.
Narratio, Confirmatio e Refiutatio.
Ed è anche ora del primo stacco.
Fine del piano sequenza.

Int. Dance Ramp - Night

Ora è un famoso cantante a prendersi la scena.
Dan Reynolds è pronto a cantare i suoi pezzi migliori per gli invitati al ballo.
Mentre i due protagonisti, altrove, avranno ciò che vogliono.
Ma non interessa niente a nessuno, qui dentro.
Se non di lui.
Se non della musica.



Non c'è introduzione, non c'è suspance.
Non per questo momento, almeno.
Ce n'è eccome per il resto.



Tutto quello che si sente è un suono ovattato, chiuso, quasi disturbante.
Persino la voce dello stesso cantante si perde nell'atmosfera che circonda questa sera l'Iliad Club.

La folla, il delirio.
Il giubilo, i passi.
La danza, l'alcol.

Finalmente, di nuovo.
Uno stacco.

Ext. Iliad Club, Minor Quote Screen - Night

"I'm searching to behold the stories that are told."

Imagine Dragons


Int. Iliad Club, Bar - Night

Un uomo entra in un bar.
Non è una barzelletta ma l'inizio di tutto ciò che sta per succede oggi.
Al bancone, Owen, che con un cenno notifica a Duke dell'arrivo di Ryan.

Lui era stato categorico: niente match, niente Ryan, niente speranze.
Il God Slayer non era dello stesso avviso.
Lui si siede affianco a Bér, come vecchi amici. Owen osserva la scena senza dire una sola parola.

Duke: "Ti ho detto che non bisogno di aiuto."

Ryan: "Mai detto che volevo aiutarti."


E sebbene la lingua lunga di Ryan lo abbia sempre anticipato, quella risposta...
Così puntigliosa, sputata fuori dai denti, senza pensare a possibili conseguenze.
E' un campanello di allarme per Duke. Perché lo stesso newyorkese lo aveva avvisato che sarebbe stato disponibile a tirare fuori il peggio di sé per riportarlo indietro.



Duke: "... Eh va beh. Beviamo qualcosa prima."

Il tono.
Lo sguardo vuoto.
L'assente linguaggio del corpo.

E molto altro. E' un uomo che si è arreso. E Owen è suo complice, in questo, perché lo asseconda.
Da sempre, gli è fedele.
Non fa domande, si è già detto, no?
Non funziona così, però, nella vita reale. Quella da cui vorrebbe fuggire.
Perché va tenuto a galla.

E c'è un solo uomo che può fare tutto questo. Perché Genesi, nata come oasi felice per tornare a fare ciò che tutti questi "lottatori" sanno fare, è caduta in un limbo irrecuperabile.
E ogni persona ha accumulato scheletri che ha messo nel proprio armadio.
Ognuno ha aggiunto ombre alle proprie spalle.
Nessuno se ne è liberato, tranne Ryan.



Ryan: "Come preferisci."

Lui si è liberato da tutto, e tutti, in questi anni. Ha persino involontariamente ammesso che non può fare tutto da solo.
La sua più grande debolezza nei suoi primi anni.
La sua più grande consapevolezza dopo la perdita.

Ed è così che non solo ha richiamato Duke, nel tempo.
Ha dato fiducia a Bobby. Si è aperto a Miriam. Ha richiamato Adam. Ed ha forgiato ciò che è Mean Clown.
Si potrebbe andare avanti molto. Ma ora che tutto questo è realtà... ha saputo chiuderla in sé stesso.

Perché è stato Duke a volere tutto questo.
E mentre Owen prepara minuziosamente due Martini Dry, senza dire una singola parola, guarda negli occhi blu del biondo newyorkese dietro il fumo.
Guarda il ghiaccio, quello che Bér gli ha sempre raccontato di lui.
Il più grande approfittatore della storia della Death Valley. Un uomo pronto a pugnalarti da un secondo all'altro pur di raggiungere il proprio scopo.
Un uomo che era sepolto, che nessuno era mai riuscito completamente a riportare indietro.
Un demone che andava lasciato dov'era.

Duke: "Non doveva finire così, cazzo."

Ma non se la sta prendendo con sé stesso. Né sta facendo riferimento all'incidente del mese scorso.
Sta solo pensando al momento in cui ha deciso, anche lui involontariamente, di far sì che succedesse questo.
E con i drink serviti, non c'è nessun brindisi. Perché Ryan lo secca in meno di tre secondi.
Mentre Duke ondeggia il bicchiere. Lo sorseggia, quasi a goderselo.
Neanche il tempo di battere ciglia, che Ryan non è più al suo fianco. Ha già chiamato l'ascensore che li porterà nel suo ufficio.

Int. Iliad Club, Lift Closing Doors, Minor Quote Screen - Night

"Tell you you're the greatest. But once you turn, they hate us."

Imagine Dragons


Int. Iliad Club, Lift - Night

Ed è nell'imbarazzante, infinito, rumorosissimo silenzio dei due in ascensore che tiriamo le prime somme.
Ancor prima che il tutto inizi.
Ancor prima di vedere il climax che ci porterà alla fine, che sia di Ryan o di Duke.

Perché se prima abbiamo semplicemente accennato alla scelta stilistica del bianco e nero, ora possiamo già spingerci oltre.
E fare un lavoro di citazionismo.
A partire da cosa ha portato la scelta di questa forma. Cioè la tragedia che si stringe attorno a Duke nel giorno di People's Rules III.
Ed è proprio da questo che nasce il cinema in bianco e nero. Non solo, ma anche. Perché il bianco e nero, in contrasto con il colore, non è l'aggiunta della luce.
Ma la sua sottrazione.

Per questo i primi grandi direttori della fotografia arrivavano dai cinegiornali. Dal racconto popolare, e non formati per costrutti astratti.
Il primo, grande, direttore della fotografia fu Billy Blitzer, ingaggiato da David Griffith.
E non si è persa, l'importanza del bianco e nero, neppure con l'avvento al colore. Quando Fleming produsse Il Mago Di Oz, uno dei primi film a colori, ma con un cappello iniziale e finale sempre in bianco e nero.

Ed è grazie a tutto quello che si è vissuto nel mezzo, dalla rivoluzione tedesca di Robert Wiene con la distorsione delle ombre richiamata alla fine del novecento da Tim Burton, fino alla costante innovazione di Orson Welles in Citizen Kane, che trova i suoi più grandi rispecchi in Zelig di Woody Allen, ai russi con Sergej Ėjzenštejn, fino alla massima espressione di ciò che stiamo per vivere oggi.

Ovvero la cruda realtà raccontata attraverso ciò che vedi, ma non vedi. Quella sottile linea, quella silhouette in più, quella luce che cala.
Appunto, sottrazione, non aggiunta.
Perché se c'è stato, nel mondo del bianco e nero, e riprenderemo il discorso, che poteva raccontare Ryan Moore vs The Duke, quello sarebbe stato Alfred Hitchcock.

DIN.

Ovattato, persino il campanello dell'ascensore.
L'attesa è finita.
Ed è proprio il campanello dell'ascensore a sancire l'inizio della contesa, se così possiamo definirlo.
Perché per uno dei due partecipanti non c'è nessuna contesa in corso.
E si parte da dove si erano lasciati l'ultima volta, lì, nell'ufficio di Duke.
Con una promessa, fatta da Ryan.
Che oggi vuole mantenere.

Int. Iliad Club, Duke's Office, Minor Quote Screen - Night

"Oh, the misery. Everybody wants to be my enemy. Spare the sympathy. Everybody wants to be my enemy."

Imagine Dragons


Int. Iliad Club, Duke's Office - Night

La quasi totale assenza di luce, non preparata per ciò che è stato portato a schermo, si nota.
Le ombre sono calate e non si sente più nulla del concerto al piano di sotto.
I microfoni, che sono stati invece sapientemente nascosti nella stanza, quelli sì che ci fanno vivere come stanno i due contendenti.

Il respiro affannoso, sporco e spedito di Duke.
Segno di tutto ciò che è, di ciò che ha passato, e di ciò che passerà questa sera.
Lo specchio di chi è.
E di chi si è dimenticato chi era.

Il respiro invece lento, soave e calmo di Ryan.
Quello di chi ha trovato finalmente il proprio posto nel mondo.
Lo specchio di un uomo realizzato che ha saputo uccidere tutti i propri fantasmi e vuole che anche l'amico faccia lo stesso.
E lo si intravede nei suoi occhi.



La lotta è impari, ma perché uno dei due nella contesa non sta nemmeno provando a combattere.
Ma Ryan gli aveva dato una scelta, e lui l'ha presa.
Il God Slayer, perché è del vero God Slayer che stiamo parlando, non si è mai fatto catturare da giochini, tantomeno da rese. Anzi, le ha sempre odiate.

Ed è per questo che lo colpisce, con tutta la forza che ha in corpo.
Con crudezza, con violenza, come se non avesse anima.
Perché questo era Ryan.
E questo è ciò che ha voluto Duke, ignorando la sua chiamata. Ed è difficile stabilire chi e quanti realmente possono dire di averlo domato.
Forse solo uno.
Ma di certo non Duke, non a quei tempi. E probabilmente nemmeno ora.

Piano piano, però, lentamente, i colpi di Moore si fanno più leggeri.
E nonostante il volto tumefatto di Duke stia già sanguinando copiosamente, lui avverte questo... rallentamento.
E non lo prende come una mancanza di intenzione di Ryan, certo che no.
Anzi.
Lo accoglie con un sorriso.
Un sorriso che lentamente si trasforma in una risata. Nera come la notte, piena di sangue.

Duke: "Ahahahahahahahahahahahah!"

Ed è in questa risata che vediamo il newyorkese cadere lentamente addosso a Bèr.
In questi istanti, finalmente, vediamo Duke per la prima volta reagire.
Spostando Ryan.
Come se fosse spazzatura, perché è questo quello che pensa realmente di lui.
Lo sposta per mettersi sulle proprie gambe.
Ed averlo in pugno, ai suoi piedi.

Duke: "AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!"

L'inquadratura dal basso, lo suggerisce. La regia di questo match sembra più curata.
Ed è qui che si stoppa la risata di Duke, arrivata ad un suo picco.
Quando lo spettatore prova esattamente ciò che sta provando Ryan in questo momento.
Ovvero vuotezza. Mancanza del respiro.
E impotenza, davanti a Duke. Un dio greco, al confronto. Nonostante, come detto, la sua forza in questo momento sia pari a 0.



Si sfoca, davanti allo spettatore, come si sfoca davanti a Ryan.
E' perso, ma non abbattuto.
Duke lo osserva con un sorriso sornione.

Duke: "Ti avevo detto di non venire."

Lo colpisce, con un calcio in pieno volto.

Duke: "E tu non solo ti sei presentato, ma hai avuto troppa fiducia nella mia ospitalità.
Owen è un mio dipendente. E fa ciò che gli dico di fare."


Allo stesso tempo vorremmo sapere e non sapere dove vuole andare a parare.
Questi, di certo, non sono discorsi che si terrebbero a Fightham. E questo match è una dimostrazione del perché era necessaria una divisione.
Non per meriti o demeriti, non per qualità o mancanza di essa. Per ciò che c'è dietro ognuno di loro.
E dietro a Ryan e Duke, c'è tantissimo.

Duke: "E' chiaro che al tuo Martini è stata aggiunta una leggera sostanza.
E' evidente che non avessi modo di essere come te all'epoca. Una serpe viziata, pronta a mordere pur di ottenere ciò che voleva.
Ed è chiaro che non posso competere con te ora, perché se è vero che ho raggiunto il tuo status di serpe viziata, non ho ancora raggiunto la consapevolezza che hai acquisito in questo triennio di Genesi."


Lo colpisce. Ancora ed ancora. Ma in questo "match", il lottato è in secondo piano.
Perché Duke ha fatto esattamente ciò che avrebbe fatto il suo avversario anni fa. E su questo ha ragione, in questo ultimo periodo... da quando ha il titolo, lentamente, assomiglia tanto ai primi Ryan e Lewis. Ciò che ambiva di essere ai tempi ma che non è mai stato.

Ed è ciò che è ora.
Senza comprendere che quel mondo, coloro che sono arrivati qui, lo hanno lasciato alle spalle.
Ryan, Lewis, Mik. Lui, Bèr, mentiva davanti allo stesso Berg, prima di Apocalypse Rising II, leggeva un copione.
Per mantenere quel pezzo d'oro e pelle. Per un rango, uno status. Così come ha sempre rivendicato l'essere un membro del CDA, un rango: posizione che non ha più valore dall'arrivo a Lua Pele.
Ma ne ha per lui.

Ryan: "S-sei... un foll-folle."

Balbetta, è completamente fuori controllo.
Ma nonostante questo non riesce proprio ad abbandonarsi completamente. Né ad abbandonare completamente Duke.

Duke: "Folle? Io?
Io non ho più niente, Ryan. Non ho più niente da perdere, nella mia vita. Né in questo posto.
Non sai quanto vorrei tornare là, Ryan. Tornare là dove tutto era un gioco senza conseguenze. Dove non contava quanti limiti superassi, perché la settimana dopo tornavi con un cerotto in testa anche se ti eri spezzato un braccio!"


Con un calcio ribalta la sua stessa scrivania.

Duke: "PERCHE' SEI DOVUTO VENIRE A SALVARMI? NON HO BISOGNO DI ESSERE SALVATO!
Tu... tu! Tu sei stato la mia rovina.
Cosa pensi che abbia fatto in questi ultimi due mesi, Ryan? Mi sono allenato. Come se dovessi competere contro chissà quale mostro.
Ma non serve. Non devo competere con te. Mi è bastato un leggero giochetto."


Int. Duke's House at Mooreville, Gym - Day (FLASHBACK)



Da solo, ad allenarsi nella propria palestra. Incessantemente da giorni e giorni.
Inutile pensare a quante volte sia andato al cesso, perché sicuramente non si sta curando di mangiare e bere.
Questo è Duke, adesso.

Vittima della propria disperazione, causata da un semplice secondo in cui ha agito d'impulso, come avrebbe fatto una volta, senza conseguenze.
Perché era solo, e poteva contare solo su sé stesso.
Non più.
Ma Victor è con la tata.
Owen sta gestendo l'Iliad da solo, non ha problemi a farlo.

E lui può stare lì, morto, a muoversi come una marionetta senza anima.

Int. Iliad Club, Duke's Office - Night (END OF FLASHBACK)

Duke: "Tu sei venuto a cercarmi. Tu mi hai rivoluto qui a Genesi. Ed è colpa soltanto tua se adesso è così.
La mia vita era felice. Avevo abbandonato questo mondo."


Lo afferra per la camicia.
Si è inginocchiato, per avvicinarlo a sè.

Duke: "Ed è dal giorno che sono tornato, quando ho visto Zal Vendrell, che mi hai fatto tornare alle mie vecchie dipendenze.
Io ero disintossicato.
Ma poi lui, Nightmare, era davanti a me. E poco a poco, poco a poco cazzo! Siamo arrivati a People's Rules."

Ryan: "..."

Duke: "Io sputo la verità in faccia da sempre. Ho fatto buon viso a cattivo gioco, ma non mi sono mai sbagliato su di te.
Camille è morta. Ed è solo colpa tua. E tu stai reagendo perché rivedi i fantasmi del passato, che avevi abbandonato. E cerchi di scaricare la colpa addosso a me."


Con il braccio libero gli afferra il volto.
E lo stritola.

Duke: "Chi è il cattivo della storia, adesso?"

Ryan: "Tu."

Con un solo movimento si libera della presa del francese e lo colpisce con una testata.
Come se fosse tutto passato.
O semplicemente fosse stato al gioco, anche se è poco credibile.
Il taglio della luce, che mostra solo metà volto del God Slayer, lo rende più inquietante di quello che dovrebbe.
Stringe i denti. L'effetto non è passato, ma l'adrenalina sta prendendo il sopravvento.

Ryan: "C-cosa credevi?
Che un paio di pa-pastiglie mi avrebbero fermato?!"


E dopo la testata, si libera anche della sua presa sulla camicia.

Ryan: "Hai scelto il momento sbagliato per tirare fuori i coglioni."

Ed è questo che sta alla base dello scontro. Se così si può chiamare.
Duke ha preso il vecchio Ryan, e lo ha descritto bene: una serpe viziata pronta a mordere.
Quello che più di uno credevano di aver assaggiato, è ben lontano da ciò che sta provando Bèr ora.

Ryan: "Questa non è una sala stampa, e tu non stai facendo un manifesto politico.
Non esistono bene e male.
Esistiamo solo io e te."


... ma la risposta di Duke è disarmante.
Non a parole, inizialmente.
E' da solo, seduto contro il muro del suo ufficio. Di fronte un Ryan che avrebbe piacevolmente evitato. Però è per come sta che è successo quel che è successo.
E ha dimenticato le sue stesse parole. E chi ha di fronte.

Non puoi trovarti di fronte al God Slayer senza pensare di non poterlo buttare giù.
La resistenza mostrata dall'ultimo Ryan è impressionante, ma non ha niente a che vedere con lo status di Dio che lo circondava alla Death Valley.
E non puoi pensare che dei semplici stupefacenti lo possano mettere al tappeto.



Ed è lì, come detto, a lasciare senza parole Ryan.
Si colpisce da solo, vuole autoeliminarsi.
Sanguina, ma non si tira indietro. Oh, se usasse tutta quella foga contro Ryan.
Non sappiamo se basterebbe, ma concederebbe una lotta onesta.

Duke: "Te l'ho detto!"

Tra un colpo e l'altro.

Duke: "Sono già morto!"

Ed è qui che il newyorkese lo ferma.
Perché lui sa che non è vero, e sa come si sente.
E allora, è il momento di prendere decisioni drastiche. Non gli risponde, non subito.
Bensì lo colpisce a sua volta, sempre più forte.

Fino a che perde quasi i sensi.
Ma in caso qualcuno non se ne fosse accorto: non c'è arbitro. E questo "match", dunque, finisce solo quando uno dei due atleti va KO.
Non un risultato semplice, nonostante tutto, visti i due sfidanti in causa.
Ryan, dicevamo, passa ai fatti. Perché di recente ha avuto un incontro... illuminante, nel suo Retirement Tour.
Con WME. Ed è per questo che si è portato delle manette con sé.



E non passa molto prima che Duke sia legato al suo stesso muro.
Ci prova, inizialmente.
A dimenarsi, a "liberarsi". Ma non è la sua volontà.
E' puro istinto animale.
Ce l'hai dentro, non lo comandi.

Ryan: "Io le ho fatto una promessa."

Duke: "Le parole che le hai detto mentre è lì, morta su un lettino del cazzo, non significano una sega!"


Lo colpisce.
Sempre più violentemente della volta precedente.
Incassare un pugno come quello che ha ricevuto ora Duke... beh. E' una specie differente, la loro.
Il problema è che quella specie si sta spegnendo, e sembra che solo in due attualmente siano in grado di portarla a livello di competizione.

Int. Duke's House, Manhattan - Night (FLASHBACK)

E' la primavera del 2020.
Duke ha invitato a cena Ryan, e con Camille stanno avendo una discussione parecchio divertente, sembra.

Duke: "Vado al cesso, Cami."



Camille: "E sciacquati la bocca prima di tornare, che abbiamo ospiti."

Ryan: "Mah."


E quel mah, non è nulla.
Perché lei sa che sono uguali, loro, più di quanto gli piaccia ammettere.
Ryan, comunque, era andato a casa loro con un intento preciso.
La storia ci racconta che ha fallito. E che forse ha ragione Duke. Ma non è stato Ryan a comandarlo come la marionetta che è ora.
E' un uomo adulto e si è trascinato all'inferno da solo.

Camille: "Devo chiederti un favore."

Ryan: "Non sono la persona adatta allora."

Un leggero sbuffo.
Sa come Bèr ha sempre parlato di lui, ed è la prima volta che lo vede.
Ma quello che vede è, a tutti gli effetti, un Ryan che sembra essere rinato. Un Ryan onesto.
E' questo che lo ha sempre contraddistinto a Genesi.

Camille: "So bene che non basta una cena per permettere che la smetta.
So come siete fatti.
Ma voglio che tu mi prometta una cosa."

Ryan: "Vai avanti."

Camille: "Devi tenerlo d'occhio. Non è Zal il problema, o il fatto che gli ricordi Nightmare.
Odia te e Lewis. Si sente incompiuto nei vostri confronti. E mentre voi vi state prendendo una vacanza a Genesi, so che per lui non sarà così."


Ryan si mette più comodo nella poltrona in salotto.
Sa che il discorso si sta facendo molto più serio di quanto vorrebbe.

Ryan: "Senti..."

Camille: "No, mi fai finire."


Un sorriso.
Lei non si aspettava questo, di risposta. Ma Ryan in quella semplice risposta, ci ha visto lei.

Camille: "Veglia su di lui.
Farà di tutto per dimostrare a sé stesso di essere come voi, e mentre a voi non interessa granché della cosa, questo rovinerà ciò che è.
E ciò che siamo io, lui e Victor."

Ryan: "Senti, tutto quello che gli ho chiesto è di venire a prendere due ceffoni ogni tanto, eh."

Camille: "Vedo bene attraverso i tuoi occhi, che le intenzioni erano buone.
Ma conosco lui."

Ryan: "Ho capito, ho capito."


Una breve pausa.

Ryan: "Lo terrò d'occhio."

Ed ora, quello che si sente, sono i suoi passi.
E' tornato in salotto.

Duke: "Che mi sono perso?"

Ryan: "Ho valutato le possibilità di rapire tua moglie."

Duke: "Non cambi mai, cazzo."


Le risate dei tre accompagnano la fine di questo flashback.

Int. Iliad Club, Duke's Office - Night (END OF FLASHBACK)

Duke: "Tu cosa?!"

Ryan: "Le ho fatto una promessa, vecchio.
E la porterò a termine."

Duke: "Non sai badare a te stesso, figurati a me!"


Rumore di manette.
Adesso sì che cerca di liberarsi. E' furioso.
Niente istinto animale.
E' furioso denlla mancanza di fiducia della moglie. Furioso di vedere il suo destino nelle mani di uno che ha sempre odiato.

Duke: "GUARDA COME MI AVETE RIDOTTO!"

Ryan: "Piantala di frignare come una ragazzina di merda, hai fatto tutto da solo.
Ho deciso di prendere in mano la situazione, e vedrai come ne uscirai!"




Ed è sulla scrivania scalciata prima da Duke, che si concentrano le poche luci.
Ciò che vediamo è un Ryan in versione folle, così come folle aveva nominato Duke.
Ma se è questo, quello che vuole nel profondo, e l'ha ammesso... beh, Ryan gli farà rimpiangere di aver chiesto della Death Valley.

La prima cosa che prende è un bisturi.
Arma letale, se utilizzata nel modo corretto. E siamo sicuri di una cosa,ad essere onesti.
Il God Slayer sapeva perfettamente come utilizzare ogni singola arma che gli capitasse sotto mano per sfruttarla a suo favore.
E' sempre stato un minuzioso calcolatore.
Si torna ad un abitudine che ha utilizzato, proprio nel 2020 in cui ha avuto l'incontro con Camille, su due dei suoi avversari.

DV

Incide le lettere, ben scandite, sul petto di Duke.
Un marchio che non lo abbandonerà facilmente: Perché se è vero che con Miriam e Zal lo ha disegnato col sangue, qui, beh, siamo andati oltre.
E l'intento del God Slayer è proprio quello, far rimpiangere tutto a Bèr, far sì che arrivi a negare quella parte della storia, e non questa.

Int. Mysterious House - Night



Le immagini, più che poetiche, ci mostrano un pianoforte.
Insanguinato, che va da solo. E poco a poco, poco a poco...
Sì, inizia lentamente a sentirsi anche la musica in sottofondo. Sempre schiacciata, ovattata e disturbante.
Ma pur sempre musica.
E lo strumento ci suggerisce, ancor prima che iniziamo a sentire la melodia, che siamo molto lontani dalla musica da club che abbiamo sentito prima.



E la ricerca, ci ha portato qui. Non una musica a caso, ma un pezzo funebre tra i più celebri di Mozart.
Tralasciando il collegamento che c'è con il match di Apocalypse Rising I, tra Ryan e Zal, dove fu proprio il Requiem di Mozart ad accompagnare la chiusura del primo ciclo solare di Moore a capo di Genesi.

E anche oggi la scelta è più che azzeccata.
Ryan e Duke non sono altro, oggi, che due figli di puttana nostalgici di un'era che non esiste più.
E cosa sono stati loro, ai tempi, se non dei massoni? Lo racconta la Season V che lo sono stati.
Da soli, a mugugnare contro tutto e tutti, arrivando persino ad aprire la Life Valley.
Se non è considerabile una loggia, quello, beh...

Int. Iliad Club, Duke's Office - Night

Ma nel presente, con quelle note sempre più in sfumatura, cosa ci resta di quell'epoca?
Nulla.
Nulla se non ciò che stiamo vedendo con i nostri occhi.
Ovvero un Ryan, figlio di un'altra epoca che cerca di seppellire sé stesso e ciò che resta del Duke che lottò al suo fianco allora.

Ormai, il francese, si è arreso.
Ma finché non sarà il God Slayer a decidere che sarà finita, questo incontro non finirà.
Non ha più parole, per lui. Perché se è vero che è sempre stato capace di uscirne con la logica, sa una cosa.
Che adesso come allora, né il fisico né la logica superano la forza di volontà di Ryan Moore.



E nel vedere un dettaglio, perché così si chiamano le inquadrature su dei particolari della scena, del pugno con le nocche sanguinanti di Ryan sappiamo che siamo ben lontani dalla conclusione.
Ryan, che di solito è un chiacchierone, non si è mai sbilanciato in grossi discorsi oggi.
Anzi, ha semplicemente risposto a Bèr quando ne è stato obbligato.

E vederlo lì, ammanettato come se fosse crocefisso: questo sì che riporta indietro la sua memoria.
La loro, memoria.
Di quando in un Double Ring Match ammanettarono fra i due ring proprio la nemesi di Duke, Nightmare.
Ma nessuno dei due ne farà menzione.
E' un'immagine che passerà solo per lo spettatore più attento.

Dicevamo, lì, piegato su sé stesso, che sputa saliva e sangue al suolo, è disarmato.
Ma non vinto.
Non ancora.
Perché ha ancora qualcosa da vomitare addosso al newyorkese.

Duke: "E' COLPA VOSTRA, CHE MI AVETE ABBANDONATO ALLORA!"

Sembra gli manchino le forze di andare oltre.
Tuttavia, "vostra" e, ancora, "allora", non ci vuole un genio per arrivarci.
Ryan sa benissimo a cosa si riferisce.
Sa benissimo che si sta parlando di Random War VI.
Quando... beh.

Int. Norfolk Arena - Night (FLASHBACK)

Eclipse Championship on the line!
The Duke (c) vs Death


Azrael: "Un pedone può esser sacrificato in una battaglia. Un Re, invece no. Se cade il Re si perde... E vista l'assenza dei tuoi amici... Non sei per caso un pedone?"

Death sputa ai piedi di Azrael, Lewis sorride lanciando uno sguardo a Ry, come se volesse dirgli che è arrivato il momento di agire.

Lewis: "Re?"

Azrael si volta verso il Napoletano.



Death Valley Driver!!!

Ryan Moore asfalta al suolo Azrael sotto gli occhi sorpresi della folla, con una manovra simbolo di questa federazione. Lo sguardo di Death è completamente basito, era oramai rassegnato al destino e conscio del fatto che avrebbe preso una seria bastosta.

Azrael: "Coff... Coff... Ma Che... Coff... Che... Coff Che ti è preso?"

Ry: "Re?"


Di lì a poco, sarebbe stato Ryan a colpire Duke con una Life Valley Driver.
Di lì a poco il tradimento si sarebbe compiuto, ed i due si sarebbero liberati del loro più grosso peso in quella stagione.
Nonostante lo avessero scelto come compagno pochi mesi prima.

La sua arroganza, lo ha tradito.
Quel titolo, vinto proprio grazie a Ryan e Lewis, lo perderà per le stesse mani.
Perché allora, come oggi, lo aveva corrotto, lo aveva portato sulla strada della perdizione.
E allora, la coscienza, la furbizia e il killer instinct del terzo membro della stable... li aveva guidati.

Non guarderemo il Rich Requiem che ha definitivamente condannato il Duca.
Ma andremo a qualche minuto prima.
Quando, dietro nel backstage, erano pronti a chiudere la questione.

QUALCHE MINUTO PRIMA



Annie: "Non devi pensare ai tuoi sentimenti, Ry."

Ryan: "Come se ne avessi, visto quel che sta per succedere."


Che suona proprio come un discorso inedito, questo.

Annie: "Ricordati tutto ciò che ci è costato per arrivare qui.
Da quel giorno, dal giorno in cui hai sconfitto Lewis un anno fa a Random War V è iniziata una lenta pianificazione."


Lewis sorride, e si volta.
Lui non si guarderà mai indietro, al contrario di Ryan. Ed è questa la più grossa differenza tra il Lewis di allora ed il Lewis di oggi.

Annie: "Abbiamo lasciato una scia, dietro di noi.
Manca l'ultimo sacrificio, per la grandezza."

Ryan: "Lo so, lo so..."


Un bacio.
Veloce, sfuggente.

Annie: "Vai, Lewis sta già andando."



Int. Iliad Club, Duke's Office - Night (END OF FLASHBACK)

Ryan: "Ti sei tradito da solo, come allora."

Ryan sorride.
Perché non c'è niente di più lontano dalla verità. Solo che, come ha detto lo stesso Bèr, all'epoca non ci furono conseguenze.
Lui sparì, e costruì quello che ha perso oggi.
La sua famiglia.

Lo colpisce, con un Rich Kick, mentre è lì inerme e privo di sensi appeso contro il muro.
E quello che vediamo, sono probabilmente le ultime gocce di sangue che possono uscire dal corpo di Duke.



Ryan: "Il mio unico rimpianto, Bèr, è quello di non avere più Annie al mio fianco.
Che mi avrebbe permesso come allora di evitare tutto questo molto tempo fa."


Una breve pausa.

Ryan: "E non permetterò che ti capiti ciò che è capitato a me."

Ryan estrae dalla tasca un accendino.
E lo porta vicino a Duke.
Poi lo lascia cadere, spento.



La finezza di lasciarlo lì con l'arma del delitto.
Da solo, padrone del suo destino.
Vedremo se è davvero morire, ciò che vuole.
Ne sentiremo parlare.

Ryan: "Io me ne andrò.
Decidi tu cosa vuoi fare. Come un mese fa."

Duke: "Coff... tu dov'eri? Q-Quando sono s-stato salvato?"

Ryan: "Prego?"


Tosse.
Sangue.
Zero energia rimasta.

Ma prima di mettere la parola fine alla contesa di oggi, il God Slayer vuole risolvere anche l'ultima questione di Duke.

Duke: "L'uo-uomo in ro-... rosso.
L-lui mi ha sa-salvato..."


Sembra pronto ad andare all'altro mondo.

Duke: "Non tu..."

Un sorriso, di Ryan.

Ryan: "Senti, stupido figlio di puttana."

Si inginocchia, davanti a lui.
Gli afferra il volto, con una mano. Glielo stritola, come fatto a parti invertite ad inizio contesa.
Se mai ce n'è stata una.
E lo slega, finalmente.
Lo slega per tenerne pienamente il controllo, nella sua mano destra.

Ryan: "Non c'è mai stato nessun cazzo di uomo in rosso."

Lo colpisce, con una testata.
Intriso con il sangue del suo stesso avversario.

Ryan: "Tu eri lì, privo di sensi.
Morto, per quel che potevi saperne. E fosse stato per il commissioner, là fuori, potevi restare dentro a bruciare."


Si schiarisce la voce.

Ryan: "Tu vedevi solo sangue, fuoco e sirene. Per quello ti sei creato in testa l'immagine dell'uomo in rosso.
Non c'era un uomo in rosso.
C'ero io.
Io ti ho tirato fuori da quel cesso di posto.
Io ti ho tirato fuori da quel casino."


Duke si inizia a fare un'immagine, di ciò che successe un mese fa.
Che poco a poco diventa sempre più chiara.
Di quando ha perso tutto.

Int. Mansion - Night (FLASHBACK)

Lo vede.
Ha perso i sensi, e così Camille.
Entrambi stanno per essere divorati dalle fiamme. Entrambi sono a fine percorso.
Fuori, le ambulanze, la polizia, i pompieri.

Sirene.
Fuoco.
Sangue.

Il Commissioner è fuori, a pochi metri di distanza, ma è completamente ignaro che dentro ci siano ancora Duke e Camille.
E' difficile, però, credere che gli importi qualcosa di loro. Perché conosce la sua colpa.
E c'è troppo casino, troppo panico perché ci sia già un conteggio delle vittime.

La Porsche Carrera che inchioda davanti alla magione è di Ryan Moore.
Il suo sguardo, quando esce di corsa e si dirige in mezzo alle fiamme, si incrocia con quello del Commissioner.
Lui, entra, di corsa, e vi trova sia Duke che Camille.
E gli occhi del francese, prima che perdano i sensi, incrociano i suoi.

Sangue.
Fiamme.
Sirene.

E' un uomo vestito di rosso. Ma Ryan di rosso non ha nulla. Solo il riflesso di tutte le luci che circondano l'ambiente.
Ed il primo sprizzo di colore, di questa contesa, è proprio riguardante gli occhi del newyorkese.



Li vede, nella sua testa, in questo flashback.
Glaciali.
Come sempre. Come sono sempre stati. Ma era troppo difficile al tempo ammettere il suo ruolo.
Era troppo difficile trovare un qualcosa a cui aggrapparsi per continuare a combattere.

Era meglio darsi per morto.
Era meglio se l'avesse lasciato lì a bruciare assieme a Camille.
Ed è proprio quando lo abbandona fuori che torna completamente il colore. E conferma quanto detto da Ryan.

Il sangue.
Il fuoco.
Le sirene.

Non c'è nessun uomo in rosso.
C'era solo Ryan Moore.


Int. Iliad Club, Duke's Office - Night (END OF FLASHBACK)

Anche qui, ora, è tornato il colore.
E passano i secondi, con Ryan che lascia il volto di Duke.
Lo vede crollare, fisicamente e mentalmente.

Il fisico, a dirla tutta, lo ha abbandonato molto tempo fa.
Era solo la sua testa che lo teneva vivo.
E il God Slayer, tornato una notte per far ragionare l'amico, sa che non ci sono solo il cervello ed il fisico, come pensa lui.
C'è anche il cuore, che ha abbandonato la notte di People's Rules III.

Duke: "T-tu..."

Passano i minuti, senza che non succeda niente. In cui vediamo un colorato, ma freddo, ufficio.
Pieno di sangue, che ha soltanto un padrone.

Duke: "N-non p-... coff...
Non può ess-essere..."


Ryan lo afferra per i capelli, e lo rialza.
Lo tiene, in piedi, davanti a sé.
Lo tiene come se stesse per abbracciarlo. Perché ne ha davvero bisogno, di tutto questo.

Ryan: "Sei patetico."

Ma quello che ha di fronte non è Ryan Moore.
Lo abbiamo raccontato.
E' QUEL Ryan Moore.
E quello, beh, non lasciava nemmeno le briciole.
Non gli dice altro, perché il suo messaggio l'ha recapitato. Lo lascerà nell'ufficio con la sua arma del delitto.
Il fuoco.
E sarà lui a scegliere quale sarà il proprio destino.
Per ora, però.

Niente abbraccio.
Non oggi.
Oggi, più che mai, concluderlo così ha un senso.
Forte e chiaro.



FINAL FANTASY!

... che è, sì.
Quella finisher. Quella di Annie Jackson.
Quella che lo manda definitivamente al tappeto, KO. Come fu lei, tra gli altri, a decidere della sua decapitazione anni fa, a Random War VI.

RYAN MOORE VINCE IL MATCH CONTRO THE DUKE PER KO TECNICO.

Non si rialzerà, non più.

Ma ha avuto ciò che voleva.
E, forse, ancor più importante, ciò che meritava.
Perché Ryan Moore, ed è questa la più grande rivelazione odierna, sì, era il più grande stronzo mai esistito.
Ed il paragone con la vipera non poteva essere più azzeccato.

Ma oggi, anni dopo, è un uomo di parola.
Che ha dato a Camille, due anni fa.
Che vuole mantenere fino in fondo, pur giocando tutte le proprie carte. A partire dalla rivelazione sul famoso e tanto citato uomo in rosso. Che non è mai esistito.
E che non avrebbe mai voluto dover rivelare.

Il messaggio però è arrivato forte e chiaro. E Duke non può più scappare dalla verità.
Convinto che Ryan fosse dalla parte del torto, come è sempre stato.
Forse, oggi più che mai, si è capito che il mondo gira in maniera completamente opposta di come pensa lui.
Non sappiamo se questo basterà, se riporrà l'ascia di guerra.
Se questo Ryan Moore l'ha ricondotto alla ragione.
Una cosa è certa, tuttavia.
Se Bèrenger era già un uomo fragile, dopo People's Rules III.
Oggi Ryan lo ha messo a nudo, e completamente ucciso.
Tutto ciò in cui credeva, non esiste più.
E le sue parole finali, un semplice "Sei patetico", gli rimbalzeranno in testa per molto molto tempo.
Oggi, definitivamente, Duke è morto. E vedremo se mai sarà in grado di rialzarsi.

Int. Iliad Club, Duke's Office, Lift Closing Doors, Final Quote - Night



La contesa si chiude su questa immagine.
Ryan, all'interno dell'ascensore, con le porte che si chiudono.

"Bracciate il pennone, sottospecie di mozzi!
E' il giorno della morte che da alla vita il suo valore!"

Capitan Barbossa, interpretato da Geoffrey Rush in Pirati dei Caraibi III, sceneggiato da Ted Elliot e Terry Rossio.

THE PATROL

Clown: Uh? E tu lo sai cosa è il The Patrol?

Pargol: Certo che lo so... MA NON TE LO DIRO' NE' ORA NE' MAI!

Clown: Ma...

Si fanno i dispetti ormai i due, ed è panico generale: ci troviamo al !The Patrol! ma cos'è il "The Patrol"?

Clown: E' una discoteca?

Pargol: NO.

Clown: E' la centrale della polizia locale?

NO.

Ma almeno mi dici acqua o fuoco se ci vado vicino?

Pargol sbuffa, anziché rispondere.

Da beone sei insopportabile!

Come osi darmi del beone! Proprio tu, col volto dipinto da... da...

Se è per questo tu hai una maschera!

Qui i toni si alzano, Pargol smanaccia, il Clown si scansa, salvando il fossile prezioso che--- dov'è?
Tra le mani di chi!?
Non è chiaro!

E' CACCA CONTESA!

Eh!? Ma chi parla?!

In effetti qui, tra queste mura di berliniana reminiscenza, il fossile volteggiava stretto (?) tra le mani dell'uno e dell'altro contendente, quand'ecco che vengon fuori, uno dietro l'altro, una serie di piccoli... bassi... diversamente alti... NANI.
Tutti vestiti da arbitri di Football Americano, prendono la cacca/fossile/quello che è e lo lanciano in alto.

Voglio un incontro pulito. Niente distruzione del muro... per quello che ne è rimasto. Quando la CACCA atterrerà chi darà il cazzotto più forte all'altro, se la beccherà!

Ed ecco dunque che Pargol e Mean Clown caricano al rallentatore le braccia dietro la schiena, dietro il collo, dietro le quinte (?), per poi rilasciare il colpo in direzione del muso dell'avversario... Stanno per colpirsi molto lentamente, ma con immane potenza...

ANZI NO.

Cosa?

Testa o croce? Fate presto che sta per cadere la CACCA!

TESTA!

Volevo dirlo io! Controvoglia dico CROCEFISSO!

Hai perso, l'ho detto prima io!

Il Clown si impossessa del fossile e corre via, sorridendo, ma Pargol lo sgambetta da dietro e, una volta a terra, gli si butta addosso!

Parte una scazzottata al suolo senza precedenti, con la CACCA che rimbalza in maniera inverosimile mentre i due continuano a rotolare sempre più velocemente... così velocemente che si arrampicano pure sulle pareti verticali mentre escono dall'inquadratura, con la cacca che praticamente gli orbita attorno... COSA DIAVOLO STANNO COMBINANDO!?

La luce degli uffici tecnici del Patrol flickera sulla testa dei due contendenti.
L'ufficio è vuoto.
Computer, spenti, che si stagliano davanti alle pareti. Un insieme di macchine, di cervelli di metallo che si perdono davanti allo sguardo.
Un insieme di cervelli che non sono accesi, ma che dormono nel nulla di queste pareti senza colore.



"Aveva ragione Ryan, questo posto è inquietante da far cagare la sera.
Vero, signor arbitro?"


Le luci sono per la gran parte spente.
L'ufficio è illuminato solo dalle luci d'emergenza. Il motivo è molto semplice: il buio avvantaggia il Dumb Champ. Il luogo è suo, è casa sua. Lui lo conosce, Zal no.
L'arbitro, che ha una piccola torcia accesa, segue Bobby.
Bobby anche lui, accende una torcia.
Escono dall'ufficio, nella ricerca dello sfidante.

Si muovono nei corridoi bui.
Si muovono nel buio più profondo.
Si muovono in quella che è casa sua.
Solo due torce, come luce guida.
Solo una povera fonte di luce.



Trovano una figura seduta a terra.
Una figura che si era seduta nel buio.

"Cazzo, è davvero un'emozione averti qui, Vendrell."

Bobby lo dice con tutta la sincerità.
Lo dice con tutto il moto interno.
Zal è di spalle, finché si alza.
Solo una torcia puntata verso di lui.
Solo una luce.



Zal si gira.
Si gira e guarda dritto verso Bobby.
Guarda dritto verso quello che per lui è l'ordine da distruggere.
Quello che è un monumento al Dio ordinatore, a ciò che sistema la vita delle persone.
Zal, invece, è un monumento alla libertà.
Alla libertà dai vincoli, compresi quella della morale.

"Il piacere è tutto mio."

Si guardano.
Si guardano, salvati soltanto dalla luce della torcia di Bobby, e da qualche luce che esce da lontano.
Si guardano e Bobby lascia la torcia a terra.
Si guarderanno solo con la poca luce che sta fra una porta e l'altra e la poca luce che viene fatta dalla torcia dell'arbitro.
Si cercheranno col fiuto.
Col fiuto da caccia e nient'altro.
E allora Bobby tira su le maniche.
Si prepara a quello scontro tanto importante.
L'arbitro li osserva.
Ha la torcia in mano.

"Do inizio all'incontro.
Che vinca il migliore."


Si mettono entrambi in guardia.
Si mettono entrambi in assetto da guerra.
Si incontrano.
Zal è una colonna.
Bobby invece si muove di più.
Il primo colpo è di Bobby, e va a vuoto.
Si studiano un minimo.

"Hai paura, Vendrell?"

Zal sorride.
Sorride perchè no, non ne ha di paura.
E allora parte anche lui, ma Bobby lo schiva, ovviamente.

"Non scappare, Bobby.
Sei tu che devi dimostrare ai tuoi padroni di essere degno.
Non io."


Si ferma. Tiene la guarda, ma si ferma nel provocare.
Si ferma perchè sta per divulgare la verità.

"Io non ho padroni."

E allora Bobby, provocato, parte.
Parte, ma finisce nel muro di Zal, che schiva i cazzotti e poi parte con la controffensiva.



Una tempesta di pugni, che viene consegnata con una profonda dove di distruzione.
Con foga.
Violenza.
Cattiveria.
Tutto il rancore del mondo risiede nei pugni di Zal Vendrell.
E Bobby rimane sotto i colpi di Zal, finché non si toglie.
E a Zal rimane il muro, contro cui sbatte, spaccandone addirittura un pezzo.
Certo, fa male: il segno è il sangue che viene lasciato sul muro.

Bobby si sfila dai colpi di Zal e rotola a terra, nel buio.
Rotola lontano da quella bestia chiamata Zal Vendrell.
Rotola a terra.
E già sente il sapore del sangue.
Perso fra il buio.
Perso fra il nulla della stanza.
Decide di rialzarsi.
Decide di affrontare subito la bestia.

Zal lo aspetta in piedi.
Lo aspetta lì.

"Così non arriverai vivo alla fine."

Bobby sputa a terra.

"Fatti i cazzi tuoi."

Si incontrano ancora a metà strada.
E subito un cazzotto di Zal.
Un cazzottone che ricorda subito la differenza fisica.

Un cazzotto che fa crollare Bobby a terra.
Lo fa gattonare alle sue spalle.
Lo fa gattonare verso una stanza.
Una stanza che Bobby apre.

Il bagno.



Buio, anche qui.
Bobby intuisce la silhouette del locale.
Ne conosce i confini.
Ne conosce la conformazione.
Sa come muoversi.
E infatti prova a muoversi un minimo.
Prova a muoversi all'interno di quel luogo buio.
Finché non sente un occhio su di sè.



Un occhio che lo ha trovato.
Un occhio che sa dove si trova.
Un occhio che è quello di Zal Vendrell.
Un occhio che è quello che conosciamo.
Zal sorride, nel buio.

"Ho vissuto nel buio tutta la mia vita.
Sono abituato."


Zal ora si mette a cercare.
Fra tutte le porte dei bagni di servizio.

Prima una: vuota.
Ne mancano altre quattro.

Poi una seconda: vuota.
Ne mancano altre tre.

Poi una terza: vuota.
Ne mancano altre due.

Poi una quarta: vuota.

Ma il problema è dietro di lui.

"Mi stavi cercando?"



E lo colpisce con una serie di colpi di sedia.
Prima uno.
E Zal indietreggia.
Poi un'altro, e Zal indietreggia ancora.
Poi uno in pancia, e Zal si ritrova al centro del bagno.
Ed è in ginocchio.
Bobby si prende un attimo di pausa.
Accende la luce, che stordisce un po' tutti e due.

Prende la mira, per colpirlo in testa.
Per ucciderlo una seconda volta.
Per uccidere quel mostro, quel terribile essere umano.
Parte con tutta la sua forza ma...
..Zal blocca il colpo.
Lo blocca.
Lo blocca e ora si contende la sedia con Bobby.

Bobby che tira una testata a Zal.
Dritta sul muso.
Dritta in faccia.
U'altra testata e Zal non si muove, ma risponde con un cazzotto dritto in faccia a Bobby, che gli fa mollare la presa.
Non è stato facile, c'è da dire.
E ora Bobby indietreggia.
Zal lo insegue mentre il capo della sicurezza indietreggia.
Bobby risponde con un cazzotto, ma Zal non solo ferma il cazzotto, ma spinge Bobby dentro il cesso.
E lo segue, nel tentativo di ucciderlo.



La violenza dello scontro è incredibile.
E' particolarmente difficile raccontarvelo: i colpi sono veloci, confusi, diretti e privi di qualunque pietà. Sia da parte di Bobby che da parte di Zal.
Quello che so è che sfondano tutti i separatori del bagno.
Si attaccano l'un l'altro e con il loro peso sommato sfondano i separatori.

Non si fermano.
Continuano a colpirsi.
Finché non si mettono a terra entrambi con un pugno.
E si ritrovano per poco a terra.

Bobby sputa del sangue a terra.
Ne sputa una buonissima quantità.

"Un criminale e un maniaco si ritrovano a menarsi nei cessi del Patrol.
Diocaro che vita bastarda."


Sputa ancora del sangue. Si rialza e prova a rimettersi a posto il naso, che ha preso una serie di cazzotti non indifferenti.
Intanto anche Zal si è rialzato.
L'arbitro è in mezzo e controlla che tutto proceda come occorre.

Zal non dice nulla.
Non dice assolutamente nulla.
Tutta la sua rabbia.
Tutto il suo rancore.
Tutta la sua voglia di morte.
Rimane dentro.

Bobby prova un'offensiva.
Prova a colpire direttamente Zal. Prova a riprendersi il match.
Ma il colpo viene bloccato.
Il calcio viene bloccato.



E ora è Zal a metterlo a terra.
Qualche sprazzo di wrestling.
Poco, davvero poco, ma quanto basta per mettere a terra Bobby.
E ora Zal si sfoga.
Eccome si sfoga.
Ora è lui in controllo.
E gli posiziona la scarpa sulla faccia.

Cristo santo.

Tutta la foga.
Tutta la cattiveria.
Tutto il rancore.

"Questo è per quello che rappresenti.
Inutile parassita del cazzo."




E inizia a spingere.
Spingere.
Spingere con tutto lo scarpone.
Senza sosta.
Senza remore.

E le urla.
Oh, le urla.
Quelle si disperdono nei corridoi.
Quelle si disperdono nell'etere.

E ora Zal lo solleva.
Lo solleva e lo prende in braccio.
Si gira verso i vetri.
Li guarda.
Li punta.

Cazzo.
Cazzo.

Prende la rincorsa, con Bobby in braccio.



Dritto contro i vetri.
Dritto con la schiena di Bobby, che si ritrova ora coperta di vetri.
E le urla.
Quelle solo le stesse di prima.
Le stesse urla.
Le stesse medesime urla.

Bobby viene lanciato a terra.
Dolorante.
Zal ora si prende il suo meritato riposo.
Il suo riposo che non ha desiderato, ma eccolo.
Si lecca le ferite, specialmente quelle al viso, che gli sono state inferte.
E nel mentre osserva Bobby che striscia per terra.
Forse per questo si è fermato: osservare quell'essere continuare a lamentarsi, a morire dal dolore, a torcersi come un maiale per terra.
Questo forse è il massimo del piacere di Zal.

Indecifrabilità.
Non riuscire a mettere insieme un alfabeto.
Chi di noi sa mettere assieme le lettere di Zal Vendrell, quell'alfabeto emotivo totalmente sfanculato? Credevamo che la morte fosse un'esperienza terapeutica, ma forse di sbagliavamo. Anzi, togli il forse.

E ora Zal si prepara.
Si prepara a proseguire.
Si prepara a finire.
E infatti si avvicina per sollevare Bobby, il quale risponde tagliandolo alla gamba con coccio di vetro.

Sì, avete letto bene.
Un coccio di vetro che squarcia la coscia di Zal.
E il sangue inizia a zampillare.
E Bobby esce veloce.
Scappa dal bagno, location dello scontro.

Un coccio di vetro che squarcia la coscia di Zal.

Un coccio di vetro che squarcia la coscia di Zal.

Un coccio di vetro che squarcia la coscia di Zal.


Il sangue zampilla.
Zal si mette in piedi.
Si mette in piedi e insegue Bobby.

"Fammi luce nei corridoi, arbitro!"

Intanto Bobby si fa inseguire.
Ma non corre, no.
Vuole farsi prendere, in un certo senso.

Zal prosegue, con la luce dell'arbitro.

Bobby prosegue nel corridoio.

Zal continua a zoppicare verso il suo nemico.
Il sangue zampilla e il pavimento si riempie di sangue.

Bobby si muove nel buio.
Si muove in concomitanza con esso.
Conosce il Patrol.
Lo vive.
E con l'ultima mossa si è guadagnato un bel vantaggio.

Vendrell zoppica, finché non passa davanti ad un vetro giallo.
C'è scritto:

APRIRE IN CASO DI INCENDIO

Contiene un'ascia.
Ottimo.
C'è un bell'incendio da spegnere. Con un colpo Zal spacca il vetro che lo separa dall'oggetto contundente.
Spacca il vetro e prende l'ascia.

Se la porta dietro.
Nel buio.
Zoppicando.



Intanto lascia dietro di sè una scia del suo stesso sangue.
Di quel sangue che è anche frutto della sua forza.

Intanto il Dumb Champ scappa, facendo ben attenzione ad essere seguito.
Sta portando Zal da qualche parte.
Da qualche parte che nemmeno riusciamo a capire.


"E questa, amico mio, è la sala riunioni.
Uh ma che sbadato, la conosci già."


Bobby the Cop entra nella stanza
seguito da Zal Vendrell.
Nessuno sa cosa ci faccia qui,
anche se nessuno ne è sorpreso, è pur sempre casa sua.

Arriva e si gira verso la porta, aspettando il suo avversario.
Prende una bottiglia dal bancone e la spacca per terra.
E aspetta Zal.
Ma qualcosa lo distrae.
Si gira.
Si accorge della zuffa, e di tutti gli occhi puntati su di lui.

Alza lo sguardo, vede Miriam May e Saul Clarke semi nudi,
entrambi a terra e sudati.

"Ehi, Dumb Champ."

"Mi sa che abbiamo interrotto qualcosa,
andiamocene di qua.
Scusate, togliamo il disturbo."


E intanto Zal si presenta.
Davanti a tutti.
Con l'ascia.

"Ehm, sì.
La situazione è morto pericolosa da queste parti."


E Bobby riprende a scappare, sotto gli occhi di Saul e Miriam, increduli.

"Dove cazzo vai, pezzo di merda!"

Bobby, il Dumb Champ, scappa fra la gente e passa la calca.
Viene seguito da Zal, che intanto zoppica ancora.
Aprono una nuova porta.
Un nuovo corridoio.
Ora illuminato, stranamente.
Zal continua a inseguire.
Continua a zoppicare con l'ascia in mano.

Bobby entra in un'altra stanza.

L'ufficio.

Dove le luci sono poche.
E flickerano.
Zal entra.
E ora è un uno contro uno, nuovamente.
Entra nella stanza ma...
... qualcosa cade dal tetto.
Qualcosa viene dal cielo
Qualcosa, ovvero un monitor e un computer case, che cade direttamente sulla testa di Zal.

Una trappola.

Una cazzo di trappola dritta sulla testa di Zal.
Una trappola meccanica che finisce direttamente in testa a Zal.

Una trappola.

Una trappola.

Un fottuto computer che cade dal cielo.


Brutto figlio di troia.
Un bel pezzo di metallo è caduto in testa a Zal.
Zal però ora barcolla.
Il colpo non l'ha fatto cadere.
E allora Bobby parte.
Parte con la lancia in resta.



Una Spear contro il muro per far crollare Zal, che ora perde sangue dalla testa.
La trappola è stata efficace.
La trappola è stata molto efficace.
Terribilmente efficace.

Zal barcolla a terra.
Zal è a terra devastato.
Il sangue del lottatore ovunque.
Egli vi nuota dentro.
Vi nuota dentro con tutto il corpo.

Bobby invece è in piedi.
Davanti al suo nemico.
Osserva l'ascia, che è andata lontano.
Osserva quello strumento portatore di morte.
La contempla.
Potrebbe essere un modo, effettivamente.
Ma no.
Meglio altre vie.
Meglio altre strade, meno violente.

"Io non ti voglio uccidere, Zal.
Io voglio solo batterti.
Voglio umiliarti.
Come tu hai fatto con me.

Forza, fratello, alza quel culo.
Domani sarà un giorno complicato."


Vuole chiudere l'incontro.
Vuole chiuderlo con la sua mossa finale.
Afferra Zal.
Lo solleva.
Ma Vendrell si ribella.
Si ribella al Cop.
Si ribella con un colpo di ginocchio.
E allora ritorna a terra la situazione.
Zal colpisce Bobby con due pugni.
Due pugni dritti sul naso.
Dritti in faccia. E infatti parte qualche dente.

"TU SEI UNA MERDA, PUNTO."

E lo mette in powerbomb position.
Cazzo, questo è un problema.



Lo schianta su un tavolo dell'ufficio.
Lo schianta diretto.
Lo sfascia, con il massimo della forza.
E sembra essere finita per Bobby.
Sembra essere finita.

Vendrell ritorna a prendere il suo scettro.
L'ascia usata in precedenza.
Una piccola sfilata, ormai ricoperto di sangue.
Afferra l'ascia.
La stringe.

Ritorna da Bobby.
Ritorna dal Cop.
L'esempio della legge a Lua Pele.
L'esempio dell'ordine.
L'esempio di ciò che Ryan Moore impone a tutta l'isola. Un ordine farlocco, fatto di imposizioni e decreti farsa.

"Addio, Bobby.
Sei stato un degno avversario."


Afferra l'ascia.
Carica il colpo.
E' finita.

Ghigliottina.

E invece Bobby lancia un calcio dritto sulla ferita a Zal.
Dritto sulla ferita provocata dal pezzo di vetro.

E le urla.
Oh, le urla.
Quelle si disperdono nei corridoi.
Quelle si disperdono nell'etere.


Zal molla l'ascia.
Nuovamente.
Bobby the Cop, il Dumb Champ, si alza, distrutto.
E afferra il primo oggetto che gli capita.
Il vaso di fiore della cara Clara, una delle sue assistenti. Regalato dal marito ora al servizio militare. Eh, vabbè, gliene comprerà un altro.



Un bel colpo con il vaso.
E il vetro finisce dappertutto.
Ma Bobby non lascia cadere Zal.
Non lo lascia cadere.
Non lo vuole lasciare cadere.
Lo afferra.
Lo guarda.



Oh, beh.
Oh, beh beh.
I denti rotti dai cazzotti di Zal.
Il sorriso rosso del sangue.
Bobby the Cop è nel suo momento migliore: distrutto, morto ma sorridente.
Questo non è assolutamente incoraggiante.

"Vai a fare in culo, Zal Vendrell.
Vai davvero a fare in culo."


Lo afferra meglio e lo solleva.
Fra poco il suo Dumb Championship avrà un nuovo padrone.



HAPPY MEAL.
E chiude con la mossa dedicata a Ronald McDonald.
Prima sul suo ginocchio, poi fra le macerie.
Zal crolla.
Crolla a terra.
Crolla come un corpo morto.
Probabilmente a perso i sensi.
Ma questo poco importa.
Davvero, importa poco.
Bobby crolla su Zal.
Crolla su Zal.

UNO
DUE

TRE

Nessuna campanella, non siamo su un cazzo di ring.
Bobby è distrutto, ma vincitore.
E sta sdraiato su Zal.
Ancora.
Nessuno dei due si muove.

BOBBY THE COP VINCE E ZAL VENDRELL E' NUOVO DUMB CHAMPION!

"Ehm, sì!?
Parlo coi soccorsi!?"


Un attimo.
Un attimo di silenzio.
Anzi, qualche secondo.

"Dovete sbrigarvi.
Qui la situazione è tragica."


Bobby perde lentamente i sensi.
Li perde sopra il suo avversario, che continua a perdere sangue.
Ma prima di vedere l'oblio, una veloce immagine.

"Beh, ce l'hai fatta."



Ellie.
Ellie.
Cazzo.
Bobby sorride.
Sorride malignamente.

"Ottimo... timing... con la trappola.
Grazie."


E sviene.

E al parco che si fa?
Ma ovvio, c'è il luna park!

Le giostre, la ruota panoramica, la casa degli spettri, i pagliacci...

MEAN CLOWN E PARGOL!
Così come li avevamo lasciati, ce li ritroviamo!
Ancora rotolanti, ancora con la CACCA che gli orbita intorno, ma che storia è?

Le energie iniziano a mancare e il rotolamento finisce: esausti i due fissano il cielo, con le braccia tese e l'affanno che fa gonfiare e sgonfiare il petto celermente.

GELLLAAAATTIIIII GELLLATIIIIII!

Uh?

Un carrettino dei gelati?

Perché ti sorprendi? Siamo al luna park, no? E' dove i pargoli si dilettano nei giuochi solitamente, per questo il gelataio passa spesso da queste parti. Anzi, direi proprio che si tratta di un posto fisso.

Beh, io qui l'unico Pargol che vedo...

NON OSARE PROFERIR VERBO!

Fortuna che Mean Clown si è distratto con i gelati.

Ce l'hai quello alla pietra fossile preziossissima simil-cacca, che poi è anche mio figlio?

Ma sei scemo? NO CHE NON CE L'HO!

Ah no? E quello cos'è allora?

Il gelataio cala lo sguardo e... nei "tubi" del gelato ci è finito proprio il fossil-cacca!
Ma non è un gusto, è proprio quello che è caduto!

Che ci fa sto schifo qui dentro! Se mi beccano i NAS mi chiudono tutto per la terza volta sta settimana!

A la lanciatore di baseball della Major League, il gelataio si libera della cacca lanciandola lontano: rimbalza su una cabina della ruota panoramica, fa mezzo giro delle montagne russe fino a precipitare nuovamente durante il giro della morte, i fantasmi rimbalzanti fuori dalle finestre della casa horror... e poi...Clown e Pargol la seguono con lo sguardo, correndo verso di essa senza abbassare lo sguardo di un solo grado!

Miaaaaaaaa

Togliti di torno, Pagliacci! E' mia e non si discute!

E i due che... non si sa come, provengono da due direzioni opposte, fissano solo la cacca ormai in parabola discendente e stanno ormai per scontrarsi, un pata-trac assurdo!

Mean Clown abbassa lo sguardo per un millisecondo, controlla la traiettoria e aggiusta il tiro: LUI VUOLE CHE CI SIA LO SCONTRO!

Però vuole pure la cacca... come fare?
Ormai i metri son stati macinati manca davvero poco quando...

ORA!!!!

Un esercito di ...nani, ancora loro, boh, saranno dei figuranti pagati, non ne ho idea io... salgono tutti sulle spalle di Mean Clown a formere una torre um-nana!

CHE DIAVOLERIA E' MAI CODESTA!

Il nano più alto, afferra la cacca e, con agile mossa, inizia a passarla al nano sottostante, poi ancora giù, più giù... e via via fino a Mean Clown, base di quella piramide!

ORA SI!

SPAAAAAARAAAAAPAAAAAAAAMMMMM!!!!

La musica proveniente dalle diverse giostre e attrazioni si distorce: rallenta, si velocizza, va all'indietro, fa la giravolta (?), falla un'altra volta.

Ecco gli ingredienti per una ottima frittata di Pargol e Clown:

100 kili di Pargol (sicuro?)
90 kili di Clown (numeri a caso?)
120km di velocità impattante
1 cacca fossile che scende dal cielo
NANI Q.B.

Luna Park di Lua Pele



Le attrazioni che offre il luna park sono infinite.
A Lua Pele, infatti, nel quartiere di Mooreville che da sulla costa,
Ryan ha fatto costruire un’enorme parco giochi a cielo aperto di ultima generazione.
Il parco è gestito da nativi del luogo, e si sviluppa in un raggio di almeno un chilometro.
Tuttavia oggi è chiuso al pubblico.
Infatti in una delle gabbie per le bestie del circo, è rinchiuso Dylan Turner con un arbitro.



Fa strano vedere Dylan rinchiuso in una gabbia,
probabilmente ce lo hanno portato di forza.
Però il suo volto sembra dire tutt’altro.
È convinto che quell’assalto della scorsa settimana abbia davvero messo fuori dai giochi Zolf.



È stato proprio quest’ultimo a scegliere data e luogo dell’incontro,
e il campione non si è più potuto tirare indietro.
Il volto sorridente dell’influencer si incupisce all’improvviso…
Il mostro si palesa, zoppicando, davanti a Turner che si pietrifica.
Zolf chiude la gabbia con un catenaccio metallico, e con un sadico sorriso
stampato in faccia si avvicina alla sua preda.
Nessun aiuto esterno.
Nessuna via di fuga.
Solo lui contro il campione.
Questo è l’occasione che stava aspettando, nonostante l’infortunio alla gamba.

I due si osservano, non si parlano.
C’è solo un arbitro tra di loro che fa cenno che quando vogliono potranno
iniziare a picchiarsi come bestie in gabbia.

Zolf asfalta Dylan con un braccio teso, mandandolo immediatamente a terra.
Lo trattiene però per l’arto superiore,
come se non volesse farselo scappare.
È come se avesse paura che Turner possa escogitare qualche stratagemma
per fotterlo.
Lo ha già fatto, quella gamba malconcia ne è la prova,
e sicuramente ne avrà studiata un’altra delle sue.
Ma per il momento se lo tiene ben stretto a se.



Lo solleva al cielo con forza e lo schianta dall’altra parte con un Caber Toss
Lo schianta senza pietà, da una parte all’altra della gabbia.
Lo fa con il disprezzo di chi è stato attaccato alle spalle appena sette giorni fa.
Lo fa con il disprezzo di chi non lo ritiene un vero campione mondiale.

Lo guarda, fermo, ai suoi piedi.
Dylan si aggrappa agli stivaletti dell’avversario, cercando di rialzarsi.
Zolf gli da un buffetto in testa, come a prenderlo in giro.
Ma mai sottovalutare uno come Turner che ha mille assi nella manica.
Ed infatti con un colpo secco al ginocchio manda giù l’avversario.
Turner ora è in piedi e ribalta la situazione di svantaggio, colpendolo nel punto debole,
colpendolo alla gamba che gli ha martoriato.

Lo spintona contro la gabbia.
Sorride di gusto.
Lui l’ha voluto mettere in un recinto per animali, e lui ora ne deve pagare le conseguenze.

Gli appoggia il piede sul volto e lo schiaccia contro la struttura metallica e lo sbatte, una, due, tre volte.
Ride, continua a farlo.
Sente di avere il match in pugno, nonostante sia appena iniziato.

Muove due passi indietro, poi tre e quattro,
prendendo la giusta distanza col suo avversario.
Prende la mira e parte…



SPEARDI TURNER CONTRO ZOLF!
I due sfondano la struttura metallica e la gabbia si apre.

Sono liberi.
È libero.
Ed ora fanculo il wrestling ed inizia il divertimento nel parco giochi.

La ruota panoramica si erge proprio davanti ai loro occhi in tutta
la sua magnificenza.
È immensa, alta, imponente.
Turner la osserva, ancora sdraiato a terra con pezzi di metallo a fargli da letto.
Pochi metri più avanti, la giostra dei bambini con i cavallucci attira l’attenzione dell’influencer,
che tenta di alzarsi solo per poterla raggiungere.

I due pagliacci si alzano in piedi, storditi, davanti a loro un open world immenso.
Dylan muove i primi passi verso l’attrazione che più preferisce, come detto i cavallucci…
ma solo perché non ha visto il tagadà alla sua destra.

Accarezza uno dei cavallini della giostra, saltandoci con un balzo sopra,
sotto gli occhi esterrefatti di Zolf.

Dylan: “Vai cavallino, vaaaaaaai!”
E cavalca il pony.
La giostra è, palesemente, ferma e senza corrente.

Dylan: “Dai Zolf, vienimi a prendere se riesci.
Zoppo di merda.”

Che coglione.



Guarda come cavalca.
Sembra proprio un vero cavallerizzo.
HIIIIIHAAAAAAAA!

Zolf zoppicando lo raggiunge in tempo zero
e lo tira giù per i capelli.
Buttandolo giù dalla giostra e facendo finire il suo stupido divertimento.

Lo sta massacrando di pugni.
Una scarica quasi infinita.
Turner si dimena a terra, strisciando dove può rimettersi in piedi.
Lo fa con fretta, mentre l’altro ora si è messo a calpestarlo.

Dylan non sa più che pesci pigliare e si dimena in cerca di qualcosa a cui aggrapparsi per sfuggire dall’assalto dello sfidante.
Ora è tornata più ad essere una noiosa rissa stile wrestling.

Il campione viene sollevato da terra…



E viene schiantato su dei cassonetti con forza.
Dylan è tramortito, fatica dopo questa botta
a rialzarsi velocemente da terra.
Non può farci assolutamente nulla,
in questa fase della rissa è il suo avversario ad essere in netto vantaggio.

Sembra un inseguimento stile gatto e topo.
Dylan da quando ha trovato la libertà dalla gabbia,
sta cercando in tutti i modi di rallentare i ritmi del match e di evitare ogni tipo di scontro frontale con l’avversario.
Il problema è che l’altro lo è andato a riprendere in pochi secondi ed ora non lo lascia più scappare.

Zolf lo afferra, ma Turner gli getta qualcosa negli occhi, colpendolo poi alla gamba infortunata.
E scappa…
Scappa dal nostro.
Non conosco il luogo, ma appena vede le macchinine degli autoscontri gli viene un’idea.
Perché non investire il nemico?

Corre verso la macchinina, saltandoci velocemente sopra e tentando di accenderla.
Ma se non accende l’interruttore generale alle sue spalle è tutto inutile.
Zolf si è ripreso e si sta portando nei pressi della scena.
Turner attiva l’interruttore e si fionda nella macchinina con un tempismo perfetto…
Proprio appena i piedi dell’altro hanno messo terra sul manto nero della pista.

Con un balzo il mostro evita il primo investimento e si getta sopra un’altra macchinina per proteggersi.



Dylan è un pazzo scatenato con la sua macchinina.
Alle sue spalle Zolf ha acceso la sua e lo sta inseguendo senza sosta.
Vanno avanti e indietro per la pista degli autoscontri senza mai prendersi.

Zolf: “Sono stufo dei tuoi giochi, Dylan.”

Gli dice, mentre cerca di prenderlo e buttarlo giù da quello stupido giocattolo.
Non ci riesce, Turner è un maestro nello schivare gli impatti.

Dylan: “Non mi prendi, ciccione!”
E invece lo ha preso.
In pieno.

Turner viene sbalzato dalla sua macchina fuori dalla pista.
Zolf scende dalla sua e lo insegue.

Turner però si rialza in tempo zero e con passo felpato cerca di nascondersi
in qualche altro luogo del parco.
Lo sfidante è stufo.
Vorrebbe prenderlo e aprirgli la testa in due.

Il tagadà è una giostra tipica italiana,
un must degli anni ‘80 e ‘90, che ha
cresciuto generazioni e generazioni di tamarri.
Creste a punte con gel sparato pure nei peli del culo, e jeans alle ginocchia
con mutande firmate in bella vista.
Ed è proprio la giostra che descrive al meglio Turner,
che è la nuova generazione del tamarro, quello degli anni ‘20.

Zolf lo ha raggiunto sopra quello che per lui è uno strano marchingegno.
Ora non può più scappare… a meno che…
Sì, lo ha azionato.



E allora tutti sul tagada cazzo!
Guarda come si muove rapido.

Spent ten hours on this flight, man
Told the pilot ain't no flight plans
Can't believe whatever I'm seein'
And they know whenever I land
Yeah, yeah, yeah, yeah
Fuck the club up, fuck the club up
Fuck the club up, fuck the club up
Fuck the club up, fuck the club up
Fuck the club up, fuck the club up


Classica musica dance da tagadà…
o meglio questa è la No Bystanders di Turner.

Dylan: “Fratèèè!
Ti vedo un po’ instabile.
Non sei abituato a cavalcare l’onda come me!”


Effettivamente non appena Turner ha azionato la giostra,
Zolf è subito andato in difficoltà a causa della sua stazza ed è finito per stramazzare a terra.
Non si fotte con il re del drip.

Dylan salta giù dalla giostra, continuando la sua fuga.
Il suo avversario riesce a scendere dal tagadà, sboccando anche l’anima.
Non sembra essere un accanito fan dei luna park.
Turner gli piomba addosso tentando di colpirlo, ma Zolf lo spintona via.
Per evitare la furia dello sfidante,
Turner corre via nuovamente,
puntando questa volta alla ruota panoramica.



È immensa.
Salta sulla prima cabina libera.
Ma alle sue spalle c’è Zolf che li piomba addosso e chiude la cabina dietro a se.

Zolf: “Ora non mi puoi più fuggire.”

Dylan si guarda intorno.
È impaurito, si è messo in trappola da solo non accorgendosi che l’avversario lo stava seguendo più
velocemente di quanto non si aspettasse.

Dylan: “NOOOOOOOOOOO!”

L’urlo dell’influencer squarcia l’intero parco,
mentre viene azionata la ruota panoramica.
Saranno i 5 minuti più lunghi della sua vita.

Zolf: “Non ti butto di sotto solo perché ho pietà anche dei vermi.”

Fade to Black.
La telecamera non è riuscita a portarci all’interno della cabina della ruota panoramica.

La ruota finisce il proprio giro.
Il portellone della cabina si apre con Dylan che crolla esanime in avanti, rotolando giù dalle scale di metallo e cadendo di schiena a terra sul cemento.
Sarà stato come minimo sodomizzato da Zolf…

Eccolo che esce, fiero, un po’ zoppicante.
Turner cerca di strisciare via, ma ormai la sua fuga è giunta al termine.
Lo sfidante gli si avvicina, ma con un colpo di reni, il campione gli rifila un pestone sul ginocchio infortunato,
riuscendo in qualche modo a sfuggirgli per l’ennesima volta.

La casa degli specchi.
Altra attrazione tipica dei Luna Park: il posto migliore dove nascondersi.
È praticamente un labirinto fatto di vetro, dove potrà tendere il proprio agguato all’avversario.
Turner si va a nascondere, mentre il Night Stalker sempre più arrabbiato si addentra nel piccolo edificio.
Si guarda intorno, con la sua immagine che viene riflessa in una miriade di specchi,
ma dell’influencer nessuna traccia.

Un urlo di guerra fa voltare di scatto Zolf:
È Dylan che cerca di coglierlo di sorpresa lanciandosi su di lui… ma il suo riflesso lo tradisce.



Viene fatto balzare contro uno degli specchi!
Lo ha letteralmente sfondato con le gambe.
Per sua fortuna si è riuscito un minimo a parare,
ma l’impatto è stato comunque violento.

Dylan resta schiena a terra in mezzo ai cocci di vetro.
Zolf batte due volte la gamba a terra, cerca di anestetizzare il dolore, ancora zoppica,
l’aver dovuto seguire fino a qua Dylan per lui è stato un tormento.

Turner cerca di muoversi lungo gli specchi per far sparire le proprie tracce dopo l’impatto,
ma l’avversario gli è già sopra e lo blocca per i capelli poetandolo in piedi.
Lo osserva con disprezzo.
Turner prova a colpirlo con un calcio alla gamba infortunata, ma il colpo viene evitato
abilmente e restituito al mittente.
Il campione va a sbattere contro alcuni vetri e frana a terra dolorante.

Dylan è ai piedi di Zolf che ha ora l’occasione di…
Low Blow!
Colpo basso dell’influencer che coglie di sorpresa il nemico!



E DYLAN SI BUTTA ADDOSSO A ZOLF!
Hanno sfondato un altro vetro e questa volta l’assalto è stato quello dell’influencer.

I due rantolano a terra doloranti.
Zolf attutisce la caduta di Turner, e se ne resta lì stordito al tappeto.
Dylan si rialza, tra i migliaia di cocci di vetro ai suoi piedi.
Alza entrambe le braccia al cielo.
E ride.
Ride di gusto.
La parte più scanzonata dell’inizio, sta lasciando spazio ad una più seria qui, in mezzo agli specchi.
Il gioco di Turner è finito.
Ha raggiunto il suo scopo, quello di far stancare il più possibile Zolf, continuando a scappargli.

Lo stalker ha dovuto camminare, anzi correre, per tutto il parco per seguirlo e mettergli le mani addosso.
Ora difficilmente si regge in piedi.

Dylan: “Fratello, ti vedo in difficoltà…”

E saltella.

Dylan: “OHHH ZOLF!
SALTA CON NOI!
Zolf!
ZOLF!
SALTA CON MEEEEEE OOOOOOOH!”


Lo blocca per un piede e lo butta a terra.
Non avrebbe dovuto provocarlo.
Zolf è una furia, come se non sentisse più il dolore alla gamba.

Dylan viene gettato oltre la parete, fuori dalla casa degli specchi.
Zolf urla.
Urla di rabbia versi incomprensibili, come fosse in preda ad un raptus di rabbia incontrollata.

Turner striscia via, cercando di sfuggire da un destino che ormai sembra scritto.



La casa degli orrori.
Un percorso lungo un centinaio di metri, all’interno del quale spuntano
maschere, personaggi di film dell’orrore, insetti e tutto ciò che è riconducibile
alla paura nella cultura pop.

La porta d’ingresso è rappresentata da questa bocca gigante.
Dietro di essa ci sarà il delirio.

Dylan sta strisciando, aggrappandosi alla stessa, ancora inseguito dal gigante alle sue spalle.
Questa volta l’inseguimento ha raggiunto il sul culmine, una volta entrati lì
solo uno ne uscirà vincitore.

Zolf afferra per i capelli l’avversario.
Lo osserva, sbavandogli in faccia.

Zolf: “Volevi entrare qui dentro? Eh!
Volevi scappare come hai fatto fino ad ora?”

Gli sputa tutta la sua rabbia in faccia,
tenendogli la testa schiacciata contro l’uscio della porta.

Zolf: “Volevi andare qui dentro?”



E Dylan viene spedito contro l’ingresso della casa, sfondando tutto.
Voleva entrarci per nascondersi?
Bene, Zolf ce lo ha spedito di testa.

Con tutta calma lo sfidante entra anche lui nella stanza, Turner è ai suoi piedi al tappeto.
Lo afferra per un braccio e lo trascina.

Zolf: “Ora te lo faccio fare io il giro di questo posto.
Alla fine sarai costretto ad implorare pietà.”


Ed effettivamente gli sta facendo fare tutto il giro del piccolo stabile.
Compaiono qua e là le più grandi maschere del cinema horror moderno:
Saw, Myers, Jason, Pinhead, Freddy, Leatherface…
Leatherface?



RHUAAA RHUAAAAAAAAAA!
Ma… un momento… quello non è un manichino.

Zolf si volta di scatto, ma è troppo tardi, viene colpito in piena testa dalla base della motosega.
Leatherface ha messo KO Zolf!

AI: “RHUAAAAA!!! SEI LA MIA PREDAAAAAAAA!”

Animal Istinct travestito da ciccione con la motosega ha asfaltato lo sfidante di Turner, incredibile.
Dylan si rialza, frastornato, con una ferita sopra il sopracciglio destro.
Ride di Zolf.
Ride ancora perché questo era il suo asso nella manica.

Animal getta a terra l’oggetto contundente che usato per mettere KO l’avversario.
Zolf è praticamente svenuto ai piedi dei due.
Il colpo è arrivato potente in piena nuca.

Dylan: “È stato un piacere e un onore… bonanotte eh…”

AI lo solleva al cielo e…



ANIMAL BOOOOMB!
Dylan procede a schienare l’avversario.


UNO…


DUE…


…TREEEEEE!!!



Ha vinto!
Ce l'ha fatta a mantenere il titolo!

Dylan Turner vince il match via Pinfall

E' rimasto campione mondiale dopo un match che lo ha visto più volte in difficoltà e al limite.
La sua strategia ha funzionato, quasi fino alla fine,
ma la sua superbia gli stava per costare carissimo.
Il suo asso nella manica però, è stato fondamentale,
e Animal Istinct è stato ancora una volta l'arma in più per l'influencer.

Dylan: “Volevi vincere?
Volevi portare via il titolo mondiale al più grande di tutti?
E invece te ne andrai via con una gamba rotta.”


Fa un cenno ad Animal Istinct, che ancora non si è tolto la maschera.

Il tirapiedi dell'influencer afferra per una gamba l'avversario, andandola a bloccare contro un palo d'acciaio.
La tiene lì, ferma, incitando il suo capo a colpirla.
Dylan con tutta calma va a prendere una sedia,
passandola da una mano all'altra con un sorrisetto stampato in faccia.

Dylan: “Non permetterò a nessuno di portarmi via questo titolo. Mi dovete uccidere!”



CHE COLPO DEVASTANTE!
Gli ha spaccato il ginocchio!
Lo ha fatto senza pietà per punirlo per avergli quasi causato
la perdita della sua preziosa cintura.
Farebbe qualsiasi cosa pur di mantenere la cintura di campione mondiale:
è il suo orgoglio, la sua rivincita.

Dylan butta a terra la sedia con forza.
Zolf rantola a terra per il dolore, soccorso solo dall'arbitro.
Animal continua ad urlare, alzando la motosega al cielo.

Turner brandisce la cintura di campione mondiale, esce dalla stanza della camera degli orrori:
solleva la cintura al cielo.
Ha vinto. E' lui il campione del mondo.

Rita: “Non mi pagano abbastanza”

Ma ancora questa? Basta!!

Rita: “Io… io sono sfinita… ho corso tutto il giorno.
Ma intanto… intanto eccoli qua. Eccoli qua li vedi?”

Il Cameraman a malapena la tiene dritta la telecamera.
Ci troviamo sul Set Cinematografico, ma più defilati. Lo scontro finale si è consumato. E noi, Dio sa perché, siamo ancora confinati qui, in questa avventura infinita con Pargol e Clown. Sono entrambi su una impalcatura. Una alta alta. Sovrasta la scena su cui si gira, con tanto di Green Screen. Si sono appropriati di due spade giocattolo. Clown regge la roccia vulcanica ora in suo posso. Pare una gara di scherma.
E a ogni stoccata si alternano le parole grosse e le provocazioni!

Pargol: “Facciamola finita una buona volta!”

Clown: “Sì, questa storia deve finire. E alla fine mi pagherai pure gli alimenti
Non avrai mai il mio Pargolo!!”


I due si colpiscono. Pargol becca la mano di Clown, questi la nasconde nella manica e si piega con fare drammatico, appeso alle grate.

Pargol: “Io non prenderò il tuo Pargolo. IO… sono il tuo Pargol! ORA MI APPREZZERAI, PADRE!”

Clown: “NOOOOOOOOOOOO! Aspe’”

Quello ferma il colpo che stava per sparare.

Clown: “Ceh, sei mio figlio? Ma se abbiamo la stessa età. Credo!”

Pargol: “No, non pensaci… non aveva… non aveva senso.
L’ho saprata a caso perché… perché… non lo so perché l’ho fatto, ma l’ho fatto. Volevo fare una citazione…”

Clown: “No, ma quella l’ho capita però… cos’era quell’ ‘ora mi apprezzerai’…?
Pure prima al Bar… Julia… Bro, tutto apposto?


Il Clown è ancora seduto, Pargol arrendevole si siede anch’egli al suo fianco.
E depone le armi.

Pargol: “No è che… niente di che”

Clown: “Io questo non lo chiamo niente di che. Puoi parlare al signor Pagliacci. Mica mi metto a ridere. EH EH!”


Il Mascherato lo guarda un poco… e poi scuote la testa rivolgendo il capo altrove.

Pargol: “…Credo… Credo che ci tengo a quella pietra… perché voglio dimostrarmi di saperlo fare il Babbo, nonostante il mio, che… lasciamo stare. Robacce. Sulle prime per ribellione mi inventai la stronzata de El Hijo del Togliatti per dargli fastidio. Ma… era infantile. Ho capito che era stupido devolvere una vita ad irritare quella di uno a cui non fregava una mazza. Io le mie idee ce l’ho. Ce l’ho forse nel DNA, forse per cultura familiare… ma voglio sperare di non essere come quel Maiale. Lui e la Mamma”

Clown: “Julia…”

Pargol: “Julia. Sì.
Io posso essere un buon Babbo.
E’ una cosa che voglio verificare. E tu te ne sei uscito con questa storia della pietra e… e…
…dovevo. Non potevo lasciartela scappare… ma ho fatto le stesse stronzate di lui.
Possessivo. Incazzoso. Patriarcale. Manco fosse Mio. E ho smattato con te. Ahahah
Il piccolo è di tutti e due, Pagliacci. Mi dispiace per averti fatto a pezzzi tutto il giorno”


Il Clown lo abbraccia dolcemente.

Clown: “E’ tutto Okay, pargolone coi Daddy Issue.
Hai fatto quello che dovevi. E anche io sono stato infantile ed egoista.
Possiamo crescerlo assieme. Non come dei divorziati che se lo passano.
Ma come una famiglia!”


Pargol: “E cosa penserà la gente? Che siamo una coppia di fatto!?”

Clown: “Quel che conta è il bambino”


Pargol: “…credo tu abbia ragione. Grazie, Pagliacci”

Clown: “…Grazie a te, Pargol”

Tra i due si frappone Rita, intenerita, che si siede e abbraccia entrambi.

Rita: “Awwwwwww siete così teneri!”

Pargol: “Ah intanto dobbiamo mettere un ordine di restrizione a questa donna. Non voglio una stalker fuori casa nostra!”

Mooreville, Netflix Virtual Set Studio



Francis May ha disposto una somma di denaro non indifferente per prendere in affitto lo studio.
Tecnologia StageCraft, praticamente l’avanguardia dei set virtuali.
L’idea di fondo è di evolvere l’Hollywood Room match menzionato proprio dal campione Anarchy, rendendo l’esperienza dei lottatori quanto più immersiva possibile e replicando fedelmente posti anche troppo distanti tra loro.
La scelta dei vari setting è spettata a Francis May, ma la stipulazione è stata confezionata ad hoc rispettando anche il volere dello sfidante.
Berg, infatti, ha richiesto un formato tanto familiare quanto congeniale: quello dei round, molto vicini agli incontri all’interno dell’ottagono.
Il regolamento proposto è il seguente:
× 4 round da 5 minuti ciascuno.
× Al termine di ciascun round, tre giudici esprimeranno i punteggi assegnati ai lottatori: 10 al vincitore del round, 9 allo sconfitto, con una particolare attenzione a colpi, prese, controllo dell’area di combattimento e spettacolarità, aggressività e difesa.
× Non sono previste penalità di sorta.
× L’incontro termina per K.O. tecnico, sottomissione o per decisione a maggioranza. Qualora si dovesse giungere a un pareggio, si procederà con un unico round senza limiti di tempo finché uno dei due contendenti non sarà più in grado di lottare.

I due lottatori sono già disposti all’interno di due capsule di vetro, nelle quali faranno ritorno al termine di ciascun round così che possano concedersi un attimo di respiro e permettere agli addetti di allestire i vari setting.
Le luci si spengono.
Dopo una manciata di secondi, parte un conto alla rovescia.

Francis May (c.) vs. Mikael Berg
Virtual Set Round match
Anarchy Championship on the line

FIRST SETTING: Roots




Le due capsule si aprono, i lottatori sono finalmente liberi di mettere piede a Philadelphia.
O perlomeno un vicolo della città che ha dato i natali al campione Anarchy.
A entrambi serve un momento per familiarizzare col set, la cui resa è curata nei minimi dettagli.

Francis: “Philadelphia, dove tutto è partito.
Non ci ho vissuto a lungo, Hollywood mi ha reclamato presto.
Ma queste strade, posso chiamarle ‘casa’.”


Berg non ha portato i guantoni, non oggi, sintomo del rispetto che nutre nei confronti di un avversario a cui ha scelto di riservare le nude nocche.
E freme dalla voglia di cominciare, anche perché il tempo è suo – e loro – nemico.

È proprio lo sfidante ad aprire le danze, vibrando un gancio e un diretto contro il campione in carica.
Una combinazione rapida ed efficace, una delle preferite del norvegese.
Francis la incassa e risponde immediatamente con un fortissimo pugno in faccia, sufficiente a far barcollare e indietreggiare l’artista marziale misto.
Berg viene caricato dritto contro la parete del vicolo, dove subisce altri attacchi alla bocca dello stomaco e al viso, il che lo costringe a cercare la copertura delle braccia.
May ne approfitta per scaraventarlo contro una vettura, rispettando i crismi di una classica rissa da vicolo.

Berg non fa in tempo ad accusare l’impatto che deve subito difendersi dalla rinnovata offensiva di Mr. Mayn Event, che gli salta addosso con una scarica di percosse.
Incontra però la resistenza del Fenrir di Genesi.
Si libera a suon di cazzotti e manate, ma è una soluzione temporanea perché Francis torna immediatamente all’attacco.

Si ritrovano in piedi sul cofano della macchina.
Berg si cimenta in un sollevamento, intenzionato a puntare sui danni provocati dalla caduta.
Francis non si limita a impedirglielo…



… Ma mette a segno una Powerslam!

Cofano, schiena e collo ne escono piuttosto ammaccati.
Il norvegese rotola giù dalla vettura, si contorce in una smorfia di dolore.
May lo segue a ruota.
Stronca sul nascere anche solo il più insignificante spiraglio di manovra dello sfidante, ora afferrato per i capelli.

Francis sferra un pugno!
Un altro pugno!
Un altro ancora!
Si susseguono sempre più velocemente finché l’originario di Philadelphia non decide di seppellirlo sotto una pila di scatoloni e immondizia.

Berg cerca l’appiglio di qualunque cosa possa aiutarlo a rimettersi in piedi.
Si notano chiaramente gli occhi sbarrati, carichi di sbigottimento.
Spiazzato da un inizio così unilaterale, ma allo stesso tempo soddisfatto di aver investito bene le vittorie accumulate.
Francis incarna il suo ideale di sfida, la seconda nel recente periodo dopo Miriam.

L’ex-stuntman si guarda intorno.
Recupera velocemente un bidone, per poi tornare all’indirizzo del norvegese…



… E lanciarglielo addosso!

Mancano ormai pochi minuti al termine del primo round.
Un round che ha visto Francis asserire dominanza spezzando il fiato all’avversario e sfruttando appieno l’ambiente circostante.
Francis può dirsi soddisfatto del suo operato in questa prima fase della contesa.

O forse no.
Capisce presto che infierire sull’avversario potrebbe metterlo in una situazione di vantaggio non trascurabile.
Danneggiare il nemico per estendere il proprio vantaggio anche ai round successivi.
Ecco perché solleva coercitivamente l’originario di Oslo, che però reagisce con un montante improvviso, ritagliandosi potenzialmente uno spiraglio per il contrattacco.

Mette Francis con le spalle al muro, facendogli piovere addosso una serie interminabile di colpi alla parte superiore del corpo.
May, che subisce in un primo momento, lo allontana piantandogli un calcio sull’addome.
Ma lo vede tornare, quasi implacabile, e si vede afferrato prima ancora di rendersene conto.



Berg lo fa volare contro un condotto di ventilazione!

E lo strattona furiosamente finché non è costretto a mollare la presa a causa della campanella che decreta la fine del round.

DIN DIN DIN!

FRANCIS MAY: 10 PT. | 10 PT. IN TOTAL
MIKAEL BERG: 9 PT. | 9 PT. IN TOTAL


Un rapido sguardo ai punteggi conferma il vantaggio di Francis May, a cui i giudici scelgono di assegnare i 10 punti.
I lottatori vengono accompagnati alle loro capsule, mentre davanti ai loro occhi il campo di battaglia cambia forma.

SECOND SETTING: Wealth and excess



Uno sciame di addetti, fin troppi per essere contati, modella il nuovo setting.
Dalla sua capsula, Francis fa un cenno al norvegese mentre entrambi osservano il flusso di persone allontanarsi e rivelare la replica di un pub.
Le capsule si aprono.
Mikael e Francis si avvicinano.

May: “Ho pensato che a due bevitori come me e te potesse andar bene.
Abbiamo usato qualcosa di simile anche nell’Hollywood Rooms match.”


Berg annuisce, visibilmente compiaciuto alla vista dei boccali già pieni di birra.
Poi, riprendendo dal punto in cui si era interrotto a causa del suono della campanella, si accanisce con violenza contro il campione in carica.
May risponde prontamente piantandogli una serie di gomitate sulla schiena, ma non sembrano bastare a dissuadere il norvegese.

Francis viene caricato di prepotenza contro il bancone.
L’artista marziale misto gli afferra la testa per dirigerla contro la superficie lignea, ma, piantando entrambe le braccia sul mobile, Francis scongiura l’impatto.
Coglie l’occasione per colpire Mikael con una gomitata.
Lo fa accomodare con una proiezione da manuale sul bancone…



… E lo usa a mo’ di straccio!

La maggior parte dei boccali di birra finisce per infrangersi al suolo.
May ritorna con la memoria all’incontro con Phil Moore.
Anche in quell’occasione di birra ne era stata versata, la differenza è che a essere trascinato lungo tutto il bancone era stato proprio lui.

Berg cerca intanto di riprendersi.
Si tira su, soltanto per ritornare in ginocchio, complice uno sgabello andato a spaccarsi sulla sua schiena e di cui May regge ancora le gambe.
Il secondo round non è partito nel migliore dei modi per il norvegese, nuovamente alla mercé dell’originario di Philadelphia.
Francis non accenna a fermarsi, come se non bastasse ogni tentativo di Mikael è stato stroncato sul nascere.

Lo sfidante comincia a lavorare sui contrattacchi, nel tentativo di impossessarsi delle redini della contesa.
Francis non ne vuole assolutamente sapere.
Continua a malmenare Mikael per tutto il set.
Ma una lettura corretta da parte del norvegese gli permette di impostare una controffensiva.



Ginocchiata poderosa da parte di Mikael, che spiana la strada a una serie di percosse perfettamente in linea con una rissa da bar!

Sono movimenti sporchi, non riflettono la precisione di cui Mikael ha spesso dato prova.
Niente convenevoli in questa sede, contro un colosso come May.
I colpi si schiantano su di lui con veemenza ed è questo che conta.

Nonostante l’ottima proposta offensiva, Mikael non riesce a reggere il confronto fisico con un Francis May che lo ripaga con la stessa medicina.
L’originario di Philadelphia rispedisce al mittente ogni singolo attacco, con gli interessi.
Un montante del campione in carica mina all’equilibrio del norvegese.
May ha un’idea, individua un divisore non lontano…



… E lo distrugge usando Mikael, che rimedia un altro brutto urto alla testa!

Berg è lì, abbracciato a quanto resta del divisore.
May si concede un momento di respiro, andando ad appoggiarsi sul bancone.
Tracanna un bel boccale di birra per rinfrescarsi un po’.

Francis: “Ah, questa sì che è vita!”

Ne prende un altro, di quelli che non erano finiti in terra all’inizio di questa seconda fase della contesa.
Lo porta a Mikael, tutto dolorante per le batoste subite.

Si volta, il norvegese, alzando lo sguardo verso il campione in carica.
Francis sfoggia un mezzo sorriso, allungandogli la birra.



E con un movimento repentino gliela spacca in testa!

Mikael cade, sotto una pioggia di birra e schegge di vetro.
Ancora una manciata di secondi prima della fine del secondo round.
May si avvia già verso la sua capsula, Mikael impiegherà un po’ più di tempo per rialzarsi.
Il sangue scende a rivoli dalla fronte.

DIN DIN DIN!

Il suono della campanella innesca l’arrivo di una moltitudine di operatori, che passano accanto al norvegese, spintonandolo come se non esistesse nemmeno.
Mikael raggiunge la sua capsula, mentre il tabellone conferma, ancora una volta, il dominio del campione in carica.

FRANCIS MAY: 10 PT. | 20 PT. IN TOTAL
MIKAEL BERG: 9 PT. | 18 PT. IN TOTAL


THIRD SETTING: Palmarès



Mikael ispeziona attentamente il nuovo ambiente che lo circonda.
Due rampe di scale incorniciano una statua di Francis.
Le pareti ospitano i molti titoli conquistati dall’originario di Philadelphia nel corso della sua carriera.
Alcune teche disposte per tutto l’ampio atrio contengono invece altri premi e riconoscimenti di cui si è fregiato.
Stile moderno, ispirato al neoclassico, è un tripudio di eleganza.

Francis: “Ti ho portato qui per un motivo: darti un assaggio della quintessenza di un Campione.
È una miniatura dell’originale, ma ce lo faremo bastare.”


Mikael mette in posizione le braccia, con gli occhi che promettono guerra.
Non si lascia schiacciare né tantomeno intimidire dai risultati di Francis.
Quella posa, quella freddezza ottengono immediatamente l’approvazione di Mr. Mayn Event.
Francis si fa avanti, cercando l’affondo.
Berg, forte dei suoi riflessi, schiva l’attacco, piantando velocemente un montante nel fianco del padrone di casa.

May accusa il colpo, ma non demorde.
L’intenzione è di annullare completamente l’offensiva del norvegese per i prossimi 5 minuti, come già accaduto nei round precedenti.
Dall’altra parte, Mikael non è più disposto a cedere terreno.
La buona riuscita di questa fase dell’incontro è cruciale.



Lo scontro fisico premia proprio l’originario di Oslo, che fa volare May sul tavolo di mogano fino a farlo finire in terra.

May cerca il sostegno di una sedia per riportarsi in posizione eretta.
Il fighter lo attende al varco: montante sinistro e calcio circolare basso per fiaccare gli arti inferiori e sbilanciare l’originario di Philadelphia.
Una presa sulle gambe basterà per proiettarlo a terra.

Il norvegese si allontana per recuperare qualcosa.
La scelta ricade su uno specchio da parete, di quelli con una grossa cornice in legno.
Torna all’indirizzo del campione in carica…



… E glielo spacca sulla schiena!

May non trattiene un gemito di dolore.
La situazione si complica ulteriormente quando Mikael lo afferra per la testa, dirigendola con violenza contro il pavimento.
Tenace la resistenza di Mr. Mayn Event, ma lo è anche l’insistenza dell’avversario.
Deve far fronte a un Berg più agguerrito che mai.

Intanto, il timer relativo al round in corso segna poco meno di 2 minuti.
Berg vince l’opposizione di Francis con colpi che pugnalano la schiena e i fianchi.
Si aggiudica così la posizione dominante.
La lotta a terra è una delle sue zone di comfort, il campione Anarchy lo sa bene.
Ecco perché si storce e piega per ogni verso nel tentativo di sfuggirgli, ma senza successo.



Vibrano le prime, furiose percosse!

Per quanto May possa tentare di difendersi, Berg riesce a fare breccia raggiungendo la faccia.
Il norvegese dà pieno sfogo al suo spirito guerresco, schiacciando Francis sotto una cascata di pugni.
Quando si alza – tanta è stata la foga dell’aggressione – è già col fiatone.
E l’originario di Philadelphia è lì, a terra, a pagare la sua quota col sangue.

Non resta molto tempo alla chiusura del round.
May si rialza, non senza difficoltà.
Permettere a Mikael di impostare ed eseguire correttamente il Ground and Pound è come trovarsi tra l’incudine e il martello.
Si muove lentamente verso le scale.
Vede Berg arrivargli addosso a tutta velocità, non riesce a scansarsi in tempo…



… E viene travolto in pieno con una delle cinture!

È la replica del Global Heavyweight Championship, titolo conquistato tre volte da Francis May, che vanta anche 302 giorni nel suo regno più longevo.
Mikael tenta di chiudere su di lui con un altro pestaggio al tappeto…

DIN DIN DIN!

… Ma viene interrotto dal suono della campanella.
Vengono comunicati i punteggi assegnati dai tre giudici:

FRANCIS MAY – 9 PT. | 29 PT. IN TOTAL
MIKAEL BERG – 10 PT. | 28 PT. IN TOTAL


Francis è in vantaggio per un soffio e il quarto round è alle porte.

FOURTH SETTING: Epilogue



Mikael e Francis mettono piede in quella che sembra essere una stanza di ospedale.
Lo scambio di sguardi tra i due non lascia spazio ad alcuna interpretazione.

Francis: “Cos’è quella… quell’occhiataccia?
Pensavo fossi un habitué.”


Berg storce il naso, ma non proferisce parola.
Francis gli ha fatto fare un giro in una vita che non gli appartiene.
Lo ha riportato coi piedi per terra, inserendolo in un contesto che gli si addice di più: quello ospedaliero.
Un cubo di piccole dimensioni, non un locale, non una grande reggia.
Le flebo a fare da birra, i referti medici esposti ai piedi del letto a fare da trofei.
È la condanna di Mikael, quella con cui è costretto a convivere giorno dopo giorno.
È una brutta botta per chi, come lui, sente di aver esaurito il tempo in prestito al punto da doverne rubare ancora e ancora.

Si riaccende lo scontro tra i due, ora impegnati a contendersi il dominio di questa quarta fase.
Berg cerca di piombare addosso al nemico col Thor-nado Kick, uno dei suoi assi nella manica, che viene però evitato da Francis, ora portatosi alle spalle dell’artista marziale misto.
Gli rifila una serie di colpi alla nuca capaci di metterlo in ginocchio e prende ulteriormente tempo colpendolo alla schiena.
Dispone una sedia al centro della stanza, andando poi ad assicurare la presa intorno alla vita del norvegese.



Kiss from Mayhem su una sedia che collassa sotto il peso di Berg!

Manovra da manuale per May, che ora può permettersi di infierire come lo sfidante aveva fatto su di lui nel round precedente.
È un susseguirsi continuo di cazzotti, che si interrompono soltanto quando Francis si impossessa di quello che resta della sedia per rifilarglielo dritto in faccia.
Mikael evita la sediata lasciandosi cadere a peso morto sul pavimento, con un gioco di gambe intrappola la caviglia del campione Anarchy, costringendolo a terra.

Sembrano esserci le basi per un lucchetto alla testa, anticipato però da Francis che scatta in avanti prima che Berg possa applicarlo.
Il norvegese gli sta dietro, implacabile e minaccioso, e ne rallenta i movimenti con una rapida sequenza di pestate.

Con Francis ancora a terra, Mikael si appresta a liberare un tavolo lì presente, gettando sull’originario di Philadelphia qualsiasi cosa vi fosse poggiato.
Solleva poi il campione in carica…



… E lo fa precipitare rovinosamente al tappeto con una Powerbomb!

Esecuzione magistrale!
Dopo le prime due fasi un po’ incerte, Mikael sembra mosso da un vigore tutto nuovo.
E mentre May è spalmato sul pavimento, Berg cerca nuovi spunti all’interno del setting.
È visibilmente provato dagli ormai quasi 20 minuti di match disputati.
Lo stesso si può dire per Francis.
Entrambi col volto bagnato dal sudore e dal sangue.
Entrambi presi a combattere tra di loro e col dolore.

Tra gli oggetti di scena in dotazione per il setting attuale, Mikael individua un buon numero di siringhe.
Ne prende una, portandosi dietro anche una piantana per flebo.
La seconda gli torna utile nel momento in cui Francis fa per tirarsi su, per domarlo e inibirlo ancora un po’, giusto il tempo sufficiente perché Mikael possa posizionarsi su di lui.
E la prima…



… Gliela infilza in bocca!
DA PARTE A PARTE!

Sono immagini crude, gesti che Mikael non avrebbe neanche lontanamente immaginato diverso tempo fa.
Era un Berg diverso, a tratti limitato, ligio alle regole, costretto all’interno di limiti che altri avevano ampiamente oltrepassato.
Il campione Anarchy agita le braccia per scrollarselo di dosso.
E alla fine ci riesce, andando a estrarre velocemente lo strumento di tortura e contemplando la sofferenza che lo attanaglia.
Non emette neanche un urlo, è come se la voce gli si fosse incastrata in gola.

Il timer ricorda a entrambi i lottatori che manca poco.
In uno scatto di adrenalina, Mr. Mayn Event si scaglia addosso al norvegese con l’obiettivo di aggiudicarsi il dominio del round o di metterlo fuori gioco.
Impresa difficile dal momento che Berg si fa trovare pronto.
Parte una scazzottata in piena regola!

Pugno di Francis!
Pugno di Mikael!
Pugno di Francis!
Pugno di Mikael!
Pugno di Francis!
Pugno di Mikael!
Pugno di Francis!
E ancora pugno di Francis!
E un altro!
E un altro ancora!

Lo scontro sembra volgere a favore dell’originario di Philadelphia!

Francis abbranca Mikael…

… PER LA MAY DAY!
CHE NON ARRIVA!
NON ARRIVA!

Mikael lo carica, a pochi secondi dal suono della campanella!



E ABBATTE UNO DEI PANNELLI!
È COMPLETAMENTE IMPAZZITO!

DIN DIN DIN!

Il quarto round è giunto al termine.
Gli addetti lì presenti si recano dai due lottatori per sincerarsi delle condizioni loro e dell’attrezzatura.
Vengono trasportati entrambi fuori dal foro scavato in uno dei pannelli.
Alzano gli occhi al tabellone, stremati e con gli occhi aperti a metà.

FRANCIS MAY: 9 PT. | 38 PT. IN TOTAL
MIKAEL BERG: 10 PT. | 38 PT. IN TOTAL


Ed è un pareggio!
Questo significa che si farà un quinto round a oltranza!

Mikael e Francis vengono scortati alle rispettive capsule.
Si fissano, a distanza.
Si sorridono, a distanza.
Il mare di operatori libera finalmente il set, rivelando la prossima ambientazione.

Al netto di un foro in uno dei pannelli.

FIFTH SETTING: Lua Pele City, Main Square



Il centro nevralgico della città di Lua Pele: la piazza principale.
Lua Pele, che negli ultimi mesi è diventata la loro casa.
La terra di opportunità e libertà.
Il luogo che di lì a poco avrebbe accolto il campione Anarchy.

È tutto predisposto perché richiami la piazza originale.
All’apertura delle capsule, però, i due lottatori ignorano qualunque cosa si pari loro davanti, andando a collidere al centro del luogo di ritrovo più gettonato dell’isola.
Non esiste niente e nessun altro.

Cominciano a scambiarsi colpi lenti, complice la fatica che si trascinano dietro.
Francis manda a segno l’Hollywood Shot.
La ginocchiata investe Mikael, portandolo quasi a cadere.
May si fa avanti con una testata.
Mikael gli rimbalza addosso con un braccio teso.

Si rimettono in piedi sorreggendosi a vicenda.
Mikael tenta di portare in alto il campione Anarchy, che di tutta risposta interviene sull’addome del norvegese interrompendo il sollevamento.
Una situazione di stallo delicatissima, rotta soltanto quando May spezza l’avversario con un’energica ginocchiata.

Ci prova.

Va per il sollevamento…

MAY DAY!
NO!

Mikael si impone per restare attaccato al pavimento.
Sfrutta l’occasione per caricarsi Francis sulle spalle…

RIDE TO VAL— NO!
MAY RIBALTA TUTTO!

Si ritrovano faccia a faccia.
May sta per intervenire, ma Mikael è un pelo più veloce.
Gira su se stesso atterrando sul campione Anarchy con una gomitata.
Francis cade sulle ginocchia…



… E MIKAEL NE APPROFITTA!
LAST NORTHERN LIGHTS!

Francis si ritrova in balia della raffica di pugni del norvegese.
Mikael si ferma soltanto per avvinghiargli il collo con le mani.
Lo solleva, ancora una volta…



… E LO ACCOMPAGNA GIÙ!
KVELERTAK JACKHAMMER!

Non si aprono le fauci di Fenrir.
Francis ha sete, ha sete d’aria e di libertà.
Fa ricorso a tutte le forze e il fiato che gli restano in corpo per sfuggire alla morsa.
Berg urla, stringendo ulteriormente la presa.
Francis è al limite.
Non respira.
La vista comincia a offuscarsi.
Non c’è verso.
Sta per…

CEDE!
ALLA FINE HA CEDUTO!

DIN DIN DIN!

Mikael Berg si aggiudica il match per sottomissione!


Lui e Francis vengono accerchiati dallo staff medico presente sul posto.
May fa dei grossi respiri.
Mikael si spalma sul pavimento dello studio.
Vengono sorretti entrambi.
Un addetto porge il titolo Anarchy al neolaureato campione.
Mikael lo stringe a sé, gli tremano le mani.
Un ultimo scambio di sguardi con Francis, un “grazie” che non ha bisogno di parole, che nasce il giorno in cui Berg non ha preso quel volo.


The End.

“A parlare delle cose belle e dei giorni lieti si fa in fretta, e non è che interessi molto ascoltare; invece da cose gravose, emozionanti o addirittura spaventose si può trarre una buona storia, o comunque un lungo racconto..”

J.R.R. Tolkien
Letto 44991 volte Ultima modifica il Domenica, 31 Luglio 2022 23:42