Venerdì, 21 Ottobre 2022 20:39

Genesi S.III Episode XXVI - "Tales from Lua Pele"

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"Ancora, mi chiedo se verremo mai messi nelle canzoni o nei racconti..."
J.R.R. Tolkien


***Residence 202 @ The Pierhouse - Brooklyn Heights, NYC - 13 ottobre, 06.05 PM***

L'ascensore arriva al piano, il "ping" che segnala l'apertura delle porte che spezza il silenzio del pianerottolo. E dall'ascensore, accaldate e arrossate, escono fuori le sagome, note, di Lala e Katheryn.  I capelli ancora umidi, e il borsone, raccontano di una visita in palestra... ed in effetti vale la pena fare una piccola divagazione, qui. Dopo l'operazione, e dopo le lunghe vacanze in Danimarca prima, ed in Sudafrica poi, le due sono tornate negli Stati Uniti; il successo nell'operazione alla schiena della Regina Bianca ha portato ad una ripresa di certe routine, dapprima in maniera più blanda, ma con una buona accelerazione all'inizio dell'autunno.  Insomma, per farla breve, quest'oggi le due sono tornate all'Equinox Club.  Questo spiega l'abbigliamento - e questo giustifica solo in parte i volti arrossati all'uscita dell'ascensore. La chiusura delle porte, alle loro spalle, non può smorzare, comunque, il buon umore.

"E comunque, Amanda dovrebbe imparare a perdere..."

Dice Lala, le labbra piegate in un sorriso malizioso

"E soprattutto, dovrebbe imparare a pagare le proprie scommesse..."

Ora, con ogni probabilità, questo è il momento in cui Katheryn, in condizioni normali, risponderebbe con una battuta tagliente... e le labbra, in effetti, si aprirebbero pure, per iniziarla, se, davanti alla porta dell'appartamento - davanti alla porta di casa Nausherwinnick, come direbbe qualcuno - non ci fosse una sagoma bionda ed inaspettata...
Per cui, Amanda passa immediatamente in second'ordine, e anche il rumore proveniente da dietro la porta della Vicina - segno che è stata attirata dalle voci, segno che ha già cominciato ad indossare sul viso la maschera della disapprovazione e del disgusto - passa relativamente inosservato.

"Non sapevo che l'amica di Dikta..."

Si volta appena verso Lala, col sorriso...sorriso che si spegne quando vede che la fronte della Regina Bianca si aggrotta. No, non è l'amica di Ditka, evidentemente. E quindi, chi è?

"Mi sa che..."

C'è in effetti un breve silenzio imbarazzante. Ellie, lì, è arrivata a NY. Ed è andata direttamente alla fonte, visto il compito che le è stato assegnato da Ryan, pur non semplice che sia. Inoltre, la bionda, non conosce per niente Lala, e questo è un grosso svantaggio in una conversazione del genere.

"Sono qui perché pare che a New York non arrivino i messaggi."

E forse l'approccio tagliente non è il migliore, seppur quasi sempre apprezzato.  La sua più grande fortuna, però, è quella di essere una grande osservatrice: per questo il borsone che impatta col suolo è un importante notifica.

"Per cosa vi allenate?"

A questa domanda possono rispondere in due modi: in entrambi i casi Ellie avrà superato la sua battuta per rompere il ghiaccio. Sistemando meglio la cinghia del borsone sulla spalla -non che ce ne fosse bisogno, era già al suo posto posto- Kat precede la compagna verso l'ingresso del loro appartamento. E verso quella ragazza e le sue laconiche considerazioni.

"In realtà era una partita a squash."

Il sorriso con cui tende la mano verso di lei non è il massimo della naturalezza, ma le va dato atto di provarci, almeno.

"E tu sei...?"

La risposta, però, arriva alle sue spalle.

"Eleonor Bishop, suppongo."

Il dottor Livingstone probabilmente non avrebbe saputo rispondere con un sorrisetto così soddisfatto; Ellie stringe la mano di una Katheryn, ancora sorpresa dall'uscita di Lala. C'è da dire che la danese comincia a sentirsi un po' presa nel mezzo. E non come sarebbe successo con l'amica di Dikta.

"Ellie. Va bene anche Ellie."

"Ellie? ...Katheryn."

"Immagino che Ryan non mi volesse parlare dei nostri affari... non avrebbe mandato te..."

"Ah, vi conoscete già?"

Perchè la faccia della Winnick dovrebbe essere quella di una divertita sorpresa, se non fosse che dietro il sorriso un po' tirato Lala rivede l'espressione trasfigurata che Kat aveva avuto 10 giorni prima, quando aveva letteralmente lanciato di peso fuori dall'appartamento una loro nuova amica che si era dimostrata troppo sfacciata, urlandole dietro qualcosa che solo chi avesse conosciuto il danese avrebbe potuto comprendere. Comunque, un piccolo sfarfallio delle mani, che poi vanno a cercare il fianco di Mz. Hyde. Che insomma, sì, Lala conosce vagamente la Bishop e le vicende di Genesi, là nelle Hawaii...ma più che altro per degli incisi a cui ha prestato poca attenzione in un paio di telefonate con Ryan Moore scambiate per altri motivi nell'ultimo anno. Ellie Bishop è per lei poco più di un nome, ma adesso sarebbe difficile starlo a spiegare. Meglio cercare di andare oltre con il discorso.

"Comunque gli avrei risposto... prima o poi..."

Lala fa un sospiro, si avvicina alla porta di casa, e fa scattare la serratura; un movimento dietro la porta chiusa della vicina tradisce il fatto che le tre erano comunque sotto osservazione; a dire il vero Lala e Katheryn se l'aspettavano. A dire il vero, probabilmente, si aspettano anche d'essere giudicate; non che sia qualcosa che le possa infastidire. Il panorama di New York, la skyline punteggiata di luci che si staglia sul cielo che si sta scurendo, fa bella mostra di sè dalle vetrate dell'appartamento che danno sull'East River.

"Benvenuta... bevi qualcosa?"

Ma Ellie rimane distante dalla porta.

"Non conosco Ryan quanto te. L'unica cosa che so è che nel bene o nel male ha sempre ottenuto ciò che voleva."

Accenna un sorriso. Ryan ha sempre ottenuto ciò che voleva, non Ellie. Ha quattro occhi addosso, al momento, e la situazione in cui è finita non le piace affatto.

"So che mi ha mandato per concludere un affare, e l'unica certezza che ho è che tornerò con un sì."

Anzi, fa anche un passo indietro. In un certo senso, cogliendo le altre due di sorpresa. Si allontana: dalla conversazione, dalle interlocutrici, da quella casa. Psicologicamente non è un segnale forte, contando anche la posizione debole in cui attualmente si trova: ed il punto è proprio questo. Ryan poteva tranquillamente prendere il suo elicottero, volare a New York, risolvere la questione senza troppi problemi e tornare indietro. Ma sappiamo come funziona, a lui non piace la banalità.
E' per questo che doveva testare Ellie: e mandarla a nudo contro Lala sa che può riportare a Lua Pele una donna profondamente cambiata. Che sia in meglio, o che sia invece distrutta.

"Grazie."

Un semplice grazie. Non un no, grazie. Perché lei chiaramente non ha terminato lì. Mentre per loro, forse, la questione potrebbe essersi chiusa prima ancora di aprirsi...

"Vabbè...faccio io, Ly."

O forse no...visto che, sarà l'evidenza di quanto la Bishop non sia del tutto a suo agio, o sarà semplice educazione, Kat si avvia verso l'interno e dopo pochi istanti, in cui Lala e Ellie cercando di interpretare ognuna lo sguardo dell'altra, torna reggendo due bicchieri. Ed esibendo un sorriso più naturale, stavolta.

"The freddo? Succo di frutta...? Comunque non mordiamo eh..."

Ellie allunga la mano, verso il bicchiere con il the. E con un sospiro di sollievo solo nella sua testa, Lala prende atto che almeno parte delle sue preoccupazioni sulla piega che poteva prendere la discussione si stanno dissipando.

"Beh, spero che Ryan ti abbia dato qualche giorno, comunque..."


Data: Lunedì, 17 Ottobre 2022.
Luogo: Lua Pele

È una giornata relativamente tranquilla nella città centrale di Lua Pele. Il disturbo alla quiete, per così dire, si manifesta con il rombo del motore di una BMW M5 che si affaccia alla piazza centrale dell'isola e si ferma in una zona adibita alla sosta.
Qui scende il proprietario. È Zachaus. È ufficialmente tornato sull'isola dopo una lunga pausa, quasi sicuramente di riflessione per digerire la sconfitta.



Nonostante sia passato parecchio tempo, è ancora tuttora irritato per i fatti di Presidential Day III. È fin troppo evidente che quella sconfitta lo brucia ancora, ma almeno questo lo rende vivo.
Si guarda intorno, più e più volte. Decide di camminare in una direzione in cui non mostra alcuna insicurezza.
Sa dove sta andando. Sa cosa sta cercando. O forse... più probabilmente chi sta cercando.

Più tardi...

Il gigante tedesco si trova a passeggiare su un lungomare.
Non molto in lontananza, nota una donna dalla folta chioma dai capelli rossi e lunghi che sta ammirando l'oceano e ne assapora tutti gli odori dell'acqua marina.



Zachaus sogghigna. Ha trovato la persona che stava cercando. Non è stato difficile trovarla, a maggior ragione che lei non è mai stata tipa da nascondersi.
Quando, dall'alto della sua imponente statura, le si avvicina abbastanza da fare letteralmente ombra, lei si gira lentamente facendo capire dal suo movimento che si aspettava questo momento.
La sua espressione non lascia trasparire sentimenti particolari. Non sembra contenta, nè seria. Ha tutta l'aria di aspettarsi di qualsiasi cosa. Non dice nulla, nè lo saluta. Aspetta che sia lui a dire qualcosa.

Z: Sarei molto più felice a casa mia, a Berlino, ma essere migliore di Krystal Wong ma non di Miriam May mi irrita.
In realtà quasi ogni cosa di questa isola nel nulla mi infastidisce, comunque il titolo Volcano è orrendo, tuttavia ora lo reclamo ugualmente...

Lei stringe le labbra, prendendo atto di quelle parole. Non si mostra altezzosa o superiore nei suoi confronti.
I suoi occhi verdi incrociano fissi quelli di Zachaus. Lo scruta. Nota la sua grande voglia di rivalsa, non desidera altro.

MM: Sai... Volendo ti potrei prendere in giro ma penso che se fossi al tuo posto, sarei senz'altro nelle tue stesse condizioni.
Mi rendo conto che per te è davvero dura da digerire che una donna come me sia riuscita a batterti, grande e grosso come sei.


Solo ora lei si gira, appoggiandosi di schiena al parapetto e incrociando le braccia.

MM: Dovresti aver imparato sulla tua pelle che le dimensioni non sono la cosa più importante. E non parlo solo delle palle.
In ogni caso... per quanto possa apprezzare il tuo sforzo di venire fin qui e chiedermelo di persona senza attaccarmi in qualsiasi modo...
Mi ritrovo a dover rifiutare la tua richiesta.


Miriam mette avanti una mano per fermare subito ogni sua iniziativa di risposta.

MM: Tu sei stato fiero portatore più volte del titolo Predator. In un certo senso, quello è stato il tuo titolo.
Quel titolo non c'è più. È morto. Non si vedrà mai più.
Ora ce ne sta un altro, nuovo di zecca. Quello non è il tuo titolo. È il mio.
Forse un giorno arriverà il tuo turno, ma voglio affrontare altri prima.


Il Tedesco è palesemente frustrato dalle parole lapidarie di Miriam May.

Z: Da oggi in avanti ti chiamerò Miriam May-be, perché in cuor tuo sai che sono superiore a te. Ma affrontare determinate personalità all'interno si questo show deve averti montato la testa su un corpo che non ti appartiene, come non ti appartiene quella cintura. Sono deluso della tua decisione, ma la rispetto e me ne vado, tuttavia rimarrò a lua Pele. Magari la fortuna gira.

Miriam non risponde scuotendo la testa e facendo spallucce. Non ha cambiato idea.
Zachaus è ancora più deluso. Ha imparato a sue spese che quando Miriam si mette in testa una cosa, di solito non cambia più idea.
Non c'è più ragione di andare avanti, così lui si sistema meglio il giaccone, un gesto di orgoglio e poi si gira, lasciandola presto da sola.
Lei non perde tempo e torna ad osservare quell'immenso e infinito oceano.



Ufficio di Adam Brooks, Iolani Palace

E' tipo un tavola rotonda. 
Solo che è rotonda affatto. 
E' semicirciolare, tipo a banana.
Non sappiamo chi possa mai aver ordinato un oggetto di mobilia del genere, ma fa al caso dei vertici di Lua Pele: Commissioner, Brooks ed Ellie, con carte sparse qua e là che dimostrano alla telecamera quanto impegnati siano, sono lì per discutere una questione urgentissima! 



Commissioner: "E' evidente che la situazione ci sia lentamente sfuggita di mano."

Brooks: "Posso darti ragione, ma..."

Sbuffa, Ellie, lì al suo fianco.

Ellie: "Ma cosa?
Quando era appena arrivato, quando poteva mettersi in mostra, andava dietro ad un pezzo di merda."


Brooks: "Appunto, non posso mentirti.
Deve ancora dimostrare molto prima di poter essere considerato al pari dei top di Genesi."




C'è un breve silenzio.
Nel quale il Commissioner riflette attentamente.
Riflette, ancora, alle parole ricevute da Berg una settimana fa.

Commissioner: "Io vedo un'opportunità."

Ellie: "Beato te che non capisci un cazzo."

Commissioner: "Scusa?"

Brooks: "Ragazzi..."


Ellie non si degna di guardarlo.
Invece, fissa le proprie unghie, fresche di uno smalto nuovo.

Ellie: "Se avessi iniziato la settimana prima di Presidential Day te ne saresti tornato a Stamford a lavare i piatti."

Commissioner: "Bene."

Brooks: "Ripeto, manteniamo la calma.
Non siamo soli."




Il Pargol che sedeva proprio all'altro capo del semi cerchio, manco fosse sottoposto a giudizio, si gratta il mento attraverso la maschera, pensoso e in ascolto mentre sette il gruppo battibeccare.
Avrebbe gradito intervenire, soprattutto su SUO FIGLIO, ma ha preferito rimanere in silenzio.

Commissioner: "Ho preso una decisione sul tuo futuro prossimo, Pargol."

Brooks ed Ellie sembrano indifferenti alle parole del Commissioner.
Lo sembrano fino a che...

Commissioner: "Settimana prossima a Kaua Makeke affronterai Francis May con in palio il Genesi World Championship."

Brooks tossisce.
Ellie inarca un sopracciglio. 
Il Pargol scatta sul posto: 

Pargol: "Per Piazza Venezia!!! Ma davvero? Io... io... Io sapevo di poter contare su di lei, Maledizione! Non la deluderò. 
Renderò questa tenzone indimenticabile. 
Capitano, mio capitano, mi dia la soddisfazione di andare a recare l'annuncio io stesso a Francesco Potrebbe!"




Ellie si affaccia confusa lateralmente, ma Adam Brooks la rassicura celermente con un cenno della mano sussurrando 

"Parla di Francis, lascia fare"...

Tossisce di nuovo, Adam.

Brooks: "Vai a dare la buona notizia a Francis, allora."

Ed è così che, senza neanche accorgersi, si sono liberati di Pargol.
E di occhi indiscreti.
Adam, a questo punto, si volta verso il Commissioner.

Brooks: "Il titolo mondiale?
Pargol D'Annunzio?"


Commissioner: "Sarà un grande match.
E siccome il titolo mondiale me lo sono guadagnato, lo gestisco io."

Ci sarebbe da questionare sul "me lo sono guadagnato".
Ci sarebbe da questionare anche sulla gestione.
Tant'è.
Ellie si alza, e si dirige verso la porta.

Ellie: "Abbiamo finito?"

Brooks: "Assolutamente no.
Non può tenere in ostaggio un titolo. Sarà pure che lo ha un lottatore che si è aperto alla sua causa, ma ne risente l'intero roster di Genesi.
Ed il nostro share.
Hai intenzione di ignorare tutto così?"


Ellie scuote la testa.

Ellie: "Faccia quel cazzo che gli pare, tanto quando uno dei miei si porterà a casa la Rumble glielo faccio sparire da sotto il naso quel titolo."

Commissioner: "Hai finito di provocarmi?"

Ellie: "Andatevene tutti e due a fanculo."


E abbandona la stanza. 

Commissioner: "Non può andare avanti così."

Adam fa spallucce.

Brooks: "Prego, vai a fermarla."


È mattina, ma sembra che nemmeno il sole voglia farsi trovare per le strade di Fightam. I passanti sono pochi e vediamo giusto un paio di negozianti di fronte alle vetrine dei loro locali, tra i pochi ancora aperti, intenti a guardare tutti verso un unico punto. Poco più in là infatti, immerso in una nube di fumo che lo fa sembrare un’orrenda creatura uscita da Silent Hill, “l’Insane Cancer” Zolf, intento a fumarsi una sigaretta, in attesa… Di Saul Clarke! Il rocker con fare barcollante si fa a piccoli passi sotto Zolf.

“Ohhhh carissimo. Ma dobbiamo ancora aprire la faccia in due ai negozianti. Che palle! Snifffffffffff… Me ne stavo così bene nella mia nuova casetta, mi dai tu le istruzioni? Da chi vado? O andiamo insieme a sistemare questi coraggiosi?”

Saul è rapido nel dire queste parole, tanto che se ne mangia la metà. Non ha per nulla un bell’aspetto, anzi, a stento si sta reggendo in piedi.

“Dobbiamo fare quello che dobbiamo fare, quindi ti siamo davvero molto grati di aver deciso di tirare il naso fuori da casa per venire a fare la tua parte…”

 L’ironia di Zolf non sembra colpire Saul.

“Forse è meglio se ci dividiamo, mi sembri un po’ troppo ansioso di andartene, non vorrei mai rovinarti la giornata. Quindi ti lascio quella cazzo di carrozzeria, vai lì e fatti dare ciò che spetta ad Ellie, anche se sembri appena uscito dal carnevale di Rio dovresti evitare di farti fottere da qualche carrozziere del posto. … Io mi prendo la palestra, così evitiamo che qualche energumeno ti rompa il culo, ok?”

Saul annuisce, poi si volta, dirigendosi a passo lento verso la carrozzeria. Zolf rimane per qualche secondo a fissarlo. [color=#440000]“Come cazzo ci sono finito a lavorare con certa gente…”

Il gigante di Lakewood accende un’altra sigaretta, dirigendosi a passo svelto verso la palestra, non sembra abbia voglia di perdere altro tempo e le condizioni di Saul non gli hanno certo reso la giornata più allegra.



Data: Giovedì, 20 Ottobre 2022.
Luogo: Lua Pele

È sera. Una giornata decisamente più movimentata, soprattutto dalle parti di un pub piuttosto malfamato. Difficilmente ci si aspetta di vedere...



...Miriam May bazzicare da queste parti. In realtà, non sorprende affatto. Lei non è mai stata una donna di alto rango, è sempre stata semplice e umile.
Non è riservata, di buon grado preferisce stare in mezzo alle persone, ma solo quando è di buon umore.
Fuma avidamente la sigaretta, in profonda riflessione. Silenziosa. Da sola. Nessuno si avvicina a lei.
Qui, in città ma non solo, hanno imparato a conoscerla abbastanza bene da capire quando si può approcciare con lei e quando no.
Stasera non è aria.
Il fumo non c'è più. La sigaretta è finita e schiaccia con forza la cicca nel portacenere.
Sbatte le mani sul tavolo e si alza, all'improvviso.

Le è scattato qualcosa nel suo cervello.

Si avvicina al più vicino bancone, fa segno al barista con due dita. Sono due boccali grossi di birra chiara che finiscono presto nelle forti mani della rossa.
Si prende un profondo respiro e si avvia verso una direzione sicura e precisa. Pochi passi e si ferma nei pressi di un tavolino.

MM: Posso sedermi? Offro io.

Il Tedesco pare ben disposto.

Z: Certo sono sempre d'accordo quando qualcuno offre da bere, hai qualcosa in particolare che devo sapere?


La Magnifica Bastarda si siede di fronte a lui e gli porge uno dei due boccali di birra.
Lei beve lentamente qualche sorso e si pulisce rudemente la bocca con il dorso della mano per la schiuma.

MM: Senti...

Resta subito in silenzio, riflettendo sulle parole da dire.

MM: Ci ho pensato parecchio in questi giorni. Non ho cambiato idea del fatto che dovrei combattere contro altri e non contro te.
A quanto pare le cose tra noi due non sono sistemate perchè ritieni di essere superiore a me nonostante ti abbia battuto.
Ci sfideremo di nuovo. Io e te.
Primo. Non è da me rifiutare una qualsiasi sfida contro un uomo anche se non lo se meriterebbe.
Secondo. Voglio sconfiggerti in modo pulito, così non avrai più nulla da ridire su di me.


Lei appoggia le braccia sul tavolo e sporgendosi verso il tedesco, senza alcuna aria minacciosa.

MM: Se perderai pulito contro di me, accetterai la mia superiorità e non farai più storie?

A zachaus gli si illuminano gli occhi di felicità, ma in un battito di ciglia torna serio.

Z: D'accordo Mimi, ci vediamo sul ring, non vedo l'ora di mettere del ghiaccio gelido su quella testa calda che ti ritrovi.


Miriam tira fuori un sorrisino dei suoi.

MM: Vogliamo fare una minisfida ora?

Zachaus inarca le sopracciglia, stranito.

MM: Facciamo a chi finisce per primo la birra.

Peccato che lei aveva già bevuto ed era in netto vantaggio.

Z: Stronza!

I due partono subito letteralmente a ingoiare la birra.
Ma non lo sapremo chi ha vinto, semplicemente per il buio sullo schermo.


La sala conferenze è già gremita.
Le prime file sono occupate da fotografi e giornalisti dei più disparati emittenti e magazine sportivi del calibro di ESPN e Sports Illustrated.
Non mancano all'appello gli appassionati di wrestling e arti marziali miste, tifosi che hanno seguito Black Lukk a Lua Pele e altri schierati dalla parte del Campione Anarchy.
I loro beniamini siedono in fondo alla sala, separati soltanto dal moderatore della conferenza, un addetto dello Iolani Palace, visivamente contento della grande affluenza.
Si schiarisce la voce e prende la parola, in un inglese un po' imperfetto, ma comprensibile.

Mod. Ailani: "Signore e signori, sono Ailani Kahale, il moderatore di questa conferenza.
Siate i benvenuti allo Iolani Palace e alla nostra isola di Lua Pele."


Prima pausa, prevista, studiata per far sfogare il giro di applausi inaugurale.

Mod. Ailani: "Stasera siamo qui riuniti per ufficializzare l'incontro tra Mikael Berg..."  - e lo indica ai presenti - "... E il suo avversario, Black Lukk." - e fa lo stesso anche con l'Iconoclasta.
"Cedo la parola al Campione Anarchy, che ci spiegherà la stipulazione scelta.
Grazie per la vostra attenzione."


Mikael si mette in piedi a favore di microfono.



M. Berg: "Non sono molto ferrato coi convenevoli.
Mi limito a ringraziarvi, dal primo all'ultimo, per essere qui stasera...
Il giorno dell'incontro si avvicina, eh Lukk?" 
- si volta verso il primo sfidante - "Devi sapere che il vantaggio del Campione Anarchy è poter scegliere la stipulazione dei suoi match.
In passato ho cercato di mischiare arti marziali miste e wrestling, creando una stipulazione che... non mi convince come speravo.
So che farò storcere il naso ai puristi che speravano di vederci combattere in una contesa a round, ma volevo qualcosa di diverso e allo stesso tempo familiare.
Manterremo l'ottagono, perché è la nostra casa, ma sarà..."


Lukk è ancora ignaro della stipulazione, per cui ascolta con genuina curiosità e attenzione.

M. Berg: "... Un Ironman Match della durata di 30 minuti."

Molti dei presenti sono già piegati su taccuini e portatili.

Chi non scrive accoglie di buon grado la decisione dell'Incubo Norvegese.

M. Berg: "Vince chi schiena o sottomette più volte l'altro.
Se il match finisce in pareggio, farà testo la regola della sudden death.
Quando uno dei due non può più continuare a lottare... viene annunciato un vincitore per KO tecnico, a prescindere dal punteggio."


Mikael torna seduto.
Lancia un'occhiata di sfida e intesa all'Iconoclasta, curioso di sentirlo parlare.

Mod. Ailani: "Molto bene, grazie del tuo intervento, Mikael Berg.
Adesso prenda la parola il primo sfidante!"

Lukk osserva il microfono in silenzio, l'espressione concentrata.



La stipulazione è, per forza di cose, una novità.
Ma non è questo a disturbarlo: i suoi pensieri vengono poco dopo rivelati ad alta voce, quando si gira ironicamente verso Mikael Berg.


B. Lukk: "Solo mezz'ora?
Hai idea del viaggio che ho fatto per arrivare qui?"

I due si scambiano un ghigno, incorniciato dalle risate sotto i baffi di parte della sala conferenze.

B. Lukk: "Nemmeno io sono bravo con i convenevoli, e mi fanno anche discretamente schifo.
Quindi veniamo subito al sodo: non so quanto del pubblico che ci segue sia ancora quello dell'Hammerstein Ballroom, e quanto non abbia la più pallida idea del mio nome.
Non importa.
In entrambi i casi, non sono su quest'isola per loro.

Qualcuno, di recente, ha definito Mikael 'il miglior lottatore del mondo'.
Io mi trovo qui per dimostrarvi che qualcuno ha torto."


Il ghigno di prima sembra già storia.
Adesso c'è soltanto durezza, nel modo in cui fissa l'avversario.

B. Lukk: "E non per mancanza di rispetto, non perché ce l'ho con Berg.
Ci sono tanti altri figli di puttana che lascerei volentieri in un lago di sangue prima d'abbandonare l'isola.
Al contrario.

Fin da quando ci siamo incontrati, anni fa, ho sentito un'affinità speciale.
Siamo della stessa razza, noi due, una razza felice solo quando può affondare le ginocchia nei denti dei propri avversari.
E sapevo che avremmo dovuto lottare, anche se quell'occasione non è mai arrivata.

Malgrado tutto, sembra che io non mi sia ancora lasciato alle spalle un vecchio difetto: la presunzione di avere Tempo.
L'annuncio di Berg mi ha riportato nel mondo reale.
Mi ha portato qui, in questo momento.

E intendo assolutamente sfruttare bene quel tempo,
anche se è solo mezz'ora."


Silenzio. 
L'Iconoclasta solleva un sopracciglio.

B. Lukk: "Che c'è?
Vi aspettavate qualche provocazione stupida su chi ha il cazzo più lungo?
Conoscete già tutti la risposta."


Qualche altra risatina riempie la sala.
Cessato l'intervento dell'Iconoclasta, entrambi i lottatori lasciano il tavolo per la posa di rito.
Berg porta con sé il titolo Anarchy.
Vengono investiti dai flash mentre si fissano con lo sguardo, al centro del palco adibito ad hoc per l'evento.
Lontano dai microfoni, Berg si incupisce comunicando qualcosa a Lukk e solo a Lukk.

M. Berg: "Non trattenerti per nessun motivo al mondo, Lukk.
Non trattarmi come un moribondo.
Una volta entrati nell'ottagono, farò di tutto per distruggerti.
Questa è la misura del mio rispetto per te."

E porta in alto con fierezza il titolo Anarchy.

Anche la risposta dell'Iconoclasta è solo per il suo avversario, anche se il pubblico, riuscendo a vederne l'espressione, potrebbe scambiarla per una minaccia.

B. Lukk: "Se il sospetto mi avesse sfiorato il cervello, non mi avresti mai visto qui."


Clown vs Zolf vs Bobby

Siamo finalmente giunti alla finale del mini-torneo, che permetterà ad uno dei tre di impossessarsi dell'ultimo posto nella Supermarket Rumble a Kaua Mekeke. Ci troviamo nella piazza principale di Lua Pele e l'arbitro non fa manco in tempo a far partire l'incontro che Bobby si getta come un dannato sulle carni di Zolf. All'inizio prende il sopravvento, sfogando tutta la rabbia repressa per la perdita della sua amata Patrol, dopotutto è stato il suo ex amico a raderla al suolo. Ad essere onesti, questo match a tre è un vero e proprio match a due per la maggior parte del tempo. Il Clown non interviene mai tra i due amici, ripetendosi di tanto in tanto: "tra moglie e marito non ci mettere il dito". Dopotutto la relazione con Pargol, affinché possano crescere il loro figlio Stronzo l'ha fatto crescere molto su questo aspetto fondamentale della vita. Tuttavia non è che non fa niente, mentre i due si smazzolano per tutta la piazza intrattiene la folla facendo il... Clown.
In ogni caso, verso la fine dell'incontro Zolf riesce ad annichilire Bobby al suolo. Ed il Clown ne approfitta, dando un calcio nelle palle a Zolf e rubandosi lo schienamento su Bobby. 

THE WINNER IS MEAN CLOWN!!!



Probabilmente hanno lavorato anche di notte, sotto la luce della splendida luna di Lua Pele.


Il Tempio di Francis May sembra quasi pronto.
Il Genesi World Champion, come al solito, osserva da vicino lo sviluppo dei lavori. 



May: "Ah, come si lavora bene quando la burocrazia non rompe i coglioni!"

Francis sembra soddisfatto delle tempistiche e delle opere realizzate. Ma qualcosa, o meglio qualcuno, sta per turbarne la tranquillità...
Alle sue spalle, una silhouette buia che si staglia contro la luce proveniente dall'esterno, estende anche la sua ombra fin sulla parete di fronte a May. La sagoma non è difficile da indovinare. Chi altri indosserebbe un Sombrero così esagerato?

 
Pargol: "Francesco Potrebbe!
Al fine i nostri cammini si incrociano. Sempre che tu non sia Joseph la Controfigura. Non lo sei, vero??"

 
Francis guarda con perplessità e sorpresa il sombrero, con tutto quello che c'è sotto.
Ci mette qualche secondo a inquadrare la situazione e nonostante ciò, no riesce a capire bene.

May: "Mi pare abbastanza ovvio che i nostri cammini si incrocino, se vieni a cercarmi a casa mia.
Non hai letto il cartello con scritto "Vietato l'ingresso ai NON addetti ai lavori"? Non mi sembra che quello che hai in testa sia un elmetto protettivo e scommetto che non sei qui per trovare lavoro.
Quindi... perchè sei qui? Non hai delle tristi ricorrenze storiche da celebrare?"


Pargol: "Il motivo della mia venuta? Presto detto. Un Ultimatum

Le annuncio che la marcia sulla SUA TESTA è iniziata. Celebro il Centenario della presa del potere di zio Benito, e se le stelle saranno allineate, chissà, forse sarà proprio la settimana del 28 Ottobre quella in cui mi prenderò la sua Cintura!

Ha capito bene, Potrebbe! Questa potrebbe essere una delle ultime settimane in cui Potrebbe potrebbe avere la cintura!


Francis spalanca gli occhi e si guarda intorno, cercando non si sa bene cosa.

May: "Per caso è una candid camera? Dove sono le telecamere nascoste?
Potrebbe gentilmente togliere il disturbo, signor TESTA DI CAZZO? Qui c'è gente che lavora e che non può permettersi distrazioni."


Francis non sembra per niente contento dell'improvvisata del Pargol. E non gliele manda  dire.

May: "E poi che modo sarebbe di reclamare una title shot? Ti ha autorizzato il Commissioner per caso? Perché a me non ha detto niente.
E dubito che lasci al caso una roba così importante. Spiacente, ma dovrai metterti in fila. L'uscita la conosci già, vero?"

Il luchador si pinza il sombrero. Sogghigna.

Pargol: "Non provo che disgusto per i nostri dirigenti, in questo le sono vicino. Ma chi l'ha dura, la vince! Ho stretto i denti, gettato il cuore oltre l'ostacolo, e resistito alle tempeste avverse e a trattamenti RIDICOLI e VERGOGNOSI. Mi han reso un pagliaccio, così che nessuno mi prendesse sul serio. Ma io non ho bisogno del sostegno di un singolo MAIALE sugli spalti. SONO LORO che hanno bisogno disperato di qualcuno che li risollevi dal fango in cui sguazzano, e lei non ha sin'ora fatto un lavoro adeguato. Quindi è tempo che me ne prenda carico.

...Qualcuno qui a Lua Pele deve prendersi delle responsabilità... e nessuno sembra volerlo fare

...E' qui che entro in gioco io."


Fa qualche passo avanti andando faccia a faccia col campione.

Pargol: "Lei è quasi una leggenda per questa compagnia.

E ci vogliono certamente due coglioni di una ragguardevole dimensione per venire qui, muso a muso, a dirle quel che sto dicendo. Ma ciò che dovrebbe impensierirla non sono i coglioni, ragguardevoli, come detto... ma il fatto che alle parole... il Pargol... fa sempre seguire... i Fatti.


Francis scuote la testa, si massaggia energicamente il mento, mentre il Luchador gonfia il  petto più che può, con le mani ben salde sui fianchi.
Nella mente del Genesi Champion inizia a configurarsi l'idea che forse la via d'uscita è soltanto una.

May: "You know what...!"

Francis fa un passo verso Pargol, con aria minacciosa.

"Non mi sono mai piaciuti i fascisti.
E neanche i rompiscatole oltremodo insistenti.
Dal momento che non te ne vuoi andare con le buone, suppongo che dovrò usare le cattive.
Tanto vale sgonfiare a sangue i "ragguardevoli", non trovi?
Vuoi il titolo? Well, vediamo che sai fare!"

Sembra proprio che Pargol avrà il suo match!
Zio Benito sarebbe fiero di lui...
Il problema è che a vincere le guerre, non è che sia stato proprio un mago...





Ah, l'oceano. 
Sconfinato, mai banale e sempre sincero. 
Non si può mentire davanti ad esso. 
Ed è per questo che un uomo, di spalle, poco riconoscibile, è di fronte ad esso.  
Qualche metro più indietro, al buio, accompagnato dal fumo di una sigaretta... viene tenuto d'occhio.



E al chiaro di luna, gli occhi blu ghiaccio di Ryan Moore diventano subito riconoscibili. 
Di riflesso, chi ha seguito i suoi ultimi passi, sa chi è l'ultimo obiettivo che ha davanti. 
Il più grande traditore della storia moderna. 
Colui che è riuscito a mettersi da solo contro tutti, in ogni circostanza... fino ad oggi.

Quando invece si è piegato. 
Agli unici valori che ritiene umanamente validi. 
L'Anarchia. Assenza di ogni centralità di autorità. 
Assenza di costrizioni esterne. 
La società perfetta: Questo vuole per Genesi. 
L'ha sempre voluto. 
E lui, lì, di spalle, sa di essere osservato.



E' per questo che, molto lentamente, si volta. 
Ellie lo aveva avvertito che questo momento sarebbe arrivato. 
Sapeva che non poteva sfuggire. 
Ed ha preso a cuore la causa di terminare una volta per tutte la carriera di Ryan Moore. 
Che ora è davanti a lui. 

Ryan: "Perché lo fai?" 

Ryan è l'unico a credere che Crow non durerà. 
Ellie lo ha scelto come primo uomo e non rinnegherà mai la propria scelta persino davanti alla morte. 
Ma a lui, quel dubbio, non glielo leverà mai nessuno. 
Perché è colpa sua se è nato il Cain Crow di Genesi, il primo traditore. 
Ed è colpa sua se, per l'ultima volta in carriera, probabilmente, se lo trova davanti. 
Crow fa spallucce. 

Cain: "Perchè no?" 

Una risposta vale l'altra. 

Cain: "Perché io? Perché sono stato...scelto.  E questa è una cosa che continua a succedere, non lo trovi strano?"

Lascia quasi la domanda sospesa. 

Cain: "Nonostante tutto, c'è qualcuno che continua a credere in me. Com'era quella frase? Se mi freghi una volta, è colpa tua. Se mi freghi due volte, è colpa mia. A quante volte sono? Due? Tre?" 

Accompagna con le dita il conteggio. 

Cain: "La verità è che tutto questo non importa. Che cosa accadrà in futuro? L'unica cosa certa, Ryan, è che tu non sarai qui a viverlo. La tua carriera sarà già finita e sarò io ad aver messo l'ultimo punto.  Perché lo faccio? Perché è quello che voglio fare. Voglio farti del male, Ryan.  Te l'hanno promesso in molti. A dirla tutta, te l'hanno fatto in molti, nemici e fratelli e tutti avevano un ottimo motivo. 
Ecco, io non ce l'ho. L'unica ambizione è farti provare dolore, fino in fondo, fino all'ultimo tuo respiro sul quadrato. La tua carriera dovrà finire, l'hai scelto tu. Che onore ci sarebbe a batterti?  Io voglio distruggerti. E lo farò, Ryan. Questa è l'unica cosa che conta."
 

Ryan: "Mi dispiace, Cain." 

Ryan sa che tutto il discorso fatto dal corvo ha un senso. 
Ed in effetti, qualcuno che metta il punto sulla sua carriera ci deve essere.
Resta il dubbio sul perché abbia affidato un compito ad Ellie, salvo poi arrivare a puntare il dito contro il suo uomo di punta. 

Ryan: "Perché la storia ci ha insegnato ciò che sei. E non puoi cambiare. Come me, alla fine." 



Accenna un sorriso. La coltre di fumo non si abbassa, tra i due. 
Ed è questa netta divisione che dimostra cosa li spinge ad essere così, l'uno con l'altro. 

Ryan: "Farai la fine di molti. Mi piegherai, e passerai alla storia come l'ennesimo fallimento nella mia lista. La casa non c'entra nulla. Il Clown che hai brutalizzato, nemmeno." 

Breve pausa. 

Ryan: "A me importa soltanto far capire per l'ultima volta al mondo chi è Cain Crow." 

Un sorriso si fa largo sulla bocca di Crow. 

Cain: "Lo spero, Ryan. Lo spero."


Le telecamere ci portano in quel di New York, per la precisione a Manhattan.

Una zona che un tempo, per i fan di wrestling, significava al contempo Hammerstein Ballroom e Genesi.

Una zona che è ancora casa di Lewis Maddox.

 

Ci troviamo in un ristorante.

Per la precisione, lo stesso in cui il cinque ottobre di due anni fa si incontrarono Black Lukk e il Narciso, brindando al loro primo incontro.

 

Black Lukk siede allo stesso tavolo, già apparecchiato.

Ha un vestito molto più elegante della volta scorsa, ed è forse la cosa che è meno cambiata.

Del ragazzo incompiuto che urlava contro il Sole rimane ormai poco.

Sono cambiate le sue ferite, 

sono cambiate le sue motivazioni,

sono cambiate le sue insicurezze.

Ha conquistato tutto ciò che desiderava conquistare, ma questo non lo ha reso felice.

Forse, lo ha addirittura reso più astioso. 

 

Solo quando arriva il suo ospite cambia espressione, distogliendosi dai propri pensieri.

Sorpresa.

Forse perché l'invito, alla fine, è stato accettato;

forse per il cambiamento di chi ha davanti.

B. Lukk: “...Lewis?”

Forse, Lukk, sarà sorpreso dal vestiario del fu Narciso.

Poiché oltre al suo fisico e splendore, è cambiato pure lo stile. 

Lontani sono i suoi successi, lontane sono le sue giacche, i suoi orologi ed anelli. 

Un semplice jeans, una felpa larga per coprire quanto più possibile il suo peso. 

Il rosario gli abbraccia il collo, ricordandogli che solo, forse, non lo è mai davvero. 

 

“Lukk.”

 

Si siede dinnanzi al suo boia. 

Si siede dinnanzi a colui che l'ha trasformato in quel che è oggi. 

Si siede dinnanzi all'unico motivo che lo legava a Fear. 

Si siede dinnanzi al suo ultimo successo. 

Non un successo fatto d'oro, bensì di carne ed ambizione. 

 

"Questo posto sembra immutato vero?

Solo noi due siamo le vittime del tempo. 

Il Narciso è morto. 

L'Iconoclasta non ha più Icone da uccidere.”

 

Lukk soppesa le parole dell'ormai ex avversario.

Alla fine, decide di sbottonarsi in un sorriso amaro.

 

“Mi chiedo se ciò abbia fatto del mondo un posto migliore...

O anche soltanto noi come persone.

Ma sono felice di rivederti, nonostante tutto.

 

Questa sera offro io.”

 

Lewis ricambia con uno scarno sorriso. 

Serra gli occhi. 

 

“Ci mancherebbe, mi hai invitato tu.”

 

Maddox prende il menù, donandogli una rapida occhiata. 

Ma lo posa in pochi istanti e sorride. 

 

“Non ricordo bene, ma scelsi io da mangiare.

Quindi vediamo se le tue papille gustative sono migliorate... 

Da Campioncino non né capivi granché, pensavi fossi l'antipasto.

Ma ora che sei il Campione, ora che hai assaggiato le specialità di casa tua... 

Ci sto girando troppo intorno, sei soddisfatto del post Lewis Maddox?”

 

Nell'espressione di Lukk c'è un guizzo, una sorta di piccolo eureka.

Per la prima volta riconosce l'uomo che ha davanti.

 

“Ho chiesto lo stesso identico menu della scorsa volta.

Chiamala pure nostalgia.”

 

Per la prima volta, l'Iconoclasta si rilassa sulla sedia.

 

“Non sarò mai soddisfatto.

Di niente.

Ma sono orgoglioso di quello che ho realizzato.

E non ti ho mai ringraziato abbastanza per avermi dato l'impulso a farlo.”

 

François, il cameriere, si presenta con una bottiglia di rosso.

Non c'è bisogno di specificare il prezzo, Lukk non si è trattenuto. Lo apre in maniera graziata, senza sbavature di qualsiasi genere.

 

"Signori, chi assaggia?"

 

“Versa pure.”

 

Il cameriere versa il vino. Lukk lo decanta ed assaggia. 

E' buono, la cena procede. 

 

Maddox lo osserva e se la ride.

 

“Come sei diventato sofisticato. 

Se fossi anche bello, potrei scambiarti per il Narciso.”

 

Lewis tracanna l'intero calice di vino. 

Non lo assapora, vuole che l'alcool gli dia una botta dritta nel cervello. 

Non si sente, ancora, particolarmente a suo agio. 

Non ha mai avuto un desiderio di vendetta nei confronti di Lukk, ma rimane pur sempre colui che gli ha aperto gli occhi. 

Rimane colui che gli ha sussurrato all'orecchio che Lewis Maddox non è un Dio. 

 

“Non devi ringraziarmi. 

In questo mondo siamo debitori verso coloro che credono in noi, ma non possiamo ripagare loro stessi.

Molti anni fa hanno creduto in me, credendo in te ho ripagato il mio debito.

Anzi, considerando anche Berg, posso dire di essere in credito con il wrestling.”

 

Un cameriere spezza la conversazione, poggiando un cestino di pane al centro del tavolo. 

Lewis prende una fetta ed inizia a mangiarla. Semplice pane, così buono, così essenziale. 

 

“Per colpa tua...”

 

Lukk, per un istante, abbassa lo sguardo, credendo di doversi subire le accuse della discesa agli inferi di Maddox. 

Ma la risata energica di quest'ultimo lo... rassicura. 

 

“Non hai colpe di quel che sono diventato. Sei stato il mio boia, ma la lama te l'ho donata io. Ed anche le palle per usarla. 

Le tue colpe risiedono nella mia volontà di vederti crescere, affermare. Insomma, per colpa tua ho continuato a seguire la GWF.

Ti ho visto ritirare gente insulsa come... Non ricordo manco il nome, insomma quello coi capelli lunghi e biondi. 

Ti ho visto abbattere dei morti viventi come Morbid, Ghep, Paolone... Ti ho visto affogare gente che non si affermerà mai come Rogue e Lorenzo. 

Ho seguito ogni tuo singolo passo, ogni tuo singolo incontro. Sono più fan io, di te, che tua madre... te lo assicuro. 

 

Tutto quello che hai fatto, il Sole, avrebbe potuto farlo meglio. 

Ma il mio obiettivo eri tu, piccolo fiore tra i San Pietrini.

Ma ora che sei sbocciato e risplendi di colore in un regno bianco e nero... Non ti annoi?"

 

L'Iconoclasta riporta il calice alle labbra.

Ne prende un sorso, con calma.

 

[b][color=#800000]“É la seconda volta che me lo chiedi.

Ci tieni così' tanto a sentirmi rispondere 'sì'?”[/color][/b]

 

Lewis non risponde.

Non ce n'è bisogno.

 

[b][color=#800000]“Non ho ancora finito il mio lavoro, Lewis.

Non è molto più complicato di così.

Anche se...

 

Per la prima volta, ho scoperto il piacere di essere odiato.

Non ti avevo mai compreso prima.

 

Non è servito troppo tempo dopo che ti ho battuto, sai?

La gente ha iniziato a capire che facevo sul serio.

Che sarei arrivato a mietere i loro eroi.

E quando ha deciso che in fondo avrebbe preferito vedermi fallire... beh. 

Era troppo tardi.

 

Puoi inorgoglirti di aver dato inizio al processo, ma la verità è che ci si arriva solamente col tempo.

Ho smesso di ascoltare altre voci, persino la tua.

E non mi sono mai sentito [i]me stesso[/i] come in questo momento.

 

Tu, piuttosto...”[/color][/b]

 

Lewis poggia l'indice sul labbro inferiore, come se volesse trattenere un sorriso.

 

[b][color=#006600]“Non ho iniziato un processo, ti ho solo spolverato.

La GWF è colma di persone meschine, che vengono definiti eroi. 

Le tue buone intenzioni, sono cattive intenzioni per quel popolo. 

Mangiano merda, non possono comprendere la bontà del caviale...”[/color][/b]

 

Riempie il suo calice, svuota il suo calice. 

 

[b][color=#006600]“Lukk, lo so io, lo sai tu.

La mia benzina si sta eusaurendo, nonostante voglia continuare a correre. 

Ho bruciato la candela da entrambi i lati, mi resta molto poco da combattere.

La Death Valley mi ha consumato, la volontà di istituire i suoi fasti mi ha mangiato l'anima.

Mi rimangono solo due obiettivi: ritirare Mikael Berg, vincendo. 

Impormi per l'ultima volta come World Champion a Genesi. 

Mi sveglio e penso a questo. 

Prima di addormentarmi penso a questo. 

Non so se ci riuscirò, nel caso morirò provandoci.”[/color][/b]

 

Lukk si riempie il calice. 

Lo sta svuotando molto più lentamente rispetto a Lewis, ma la bottiglia va diradandosi...

 

[b][color=#800000]“Allora brindiamo a questo.

In entrambi i casi, sarà memorabile.[/color][/b]

 

Lewis risponde frettolosamente all'augurio, continuando a tracannare.

 

[b][color=#800000]Anche se non voglio prometterti lo scalpo di Berg.

Intendo distruggerlo io stesso, quando verrà il momento.”[/color][/b]

 

La risposta spontanea di Maddox viene interrotta dall'arrivo degli antipasti.

Variegati, colorati, ricchi. 

Veramente per ogni gusto.

 

La voracità di Lewis non gli permette di rispondere immediatamente. 

Mangiare è più importante che parlare. Solo una volta finiti gli antipasti, Lewis, risponde. 

 

[b][color=#006600]“Tu non lo conosci Berg, quante possibilità pensi di avere?”[/color][/b]

 

Lukk mangia assai più lentamente.

Questa sera, è più selettivo.

 

"Perché, lui invece mi conosce?

Risparmiami queste chiacchiere.

L'ottagono è imprevedibile, e non mi sentirai sminuire lui... né me.

 

Non dimenticare che abbiamo già lottato insieme.

Tanto mi è bastato per prendere le misure, e mi aspetto lo stesso da parte sua.

Altrimenti non mi sarei disturbato a raggiungerlo su quell'isola.”

 

“Non essere arrogante ed apri le orecchie.

Non combatterai contro un fighter, ma contro un Lupo nei suoi ultimi mesi di vita.

Non siete amici, se è necessario ti ammazzerà nell'ottagono per vincere.

Lukk... Questo Berg, è molto più forte del Lewis che hai affrontato a Forumania.

Dimentica il wrestling, le mma. Si tratta di sopravvivere.

Non devi batterlo, devi ucciderlo.”

 

er un momento, Lukk sembra turbato.

Ci pensa su.

Stavolta il sorso di vino è più profondo.

 

"Non ho mai ucciso un uomo...”

 

Forse le parole di Maddox lo hanno intimorito?

 

"...ma ne ho lasciati alcuni in carrozzina.

Altri li ho ridotti come te.

Non trovi che la morte sia un Destino più gentile?”

 

Uno sguardo infuocato precede la risposta. 

Un sospiro e...

 

“Io posso godere ancora del buon cibo, dell'alcool e delle donne.

E tu che cazzo ne sai della morte? Hai lavorato solo per la GWF.”


***Residence 202 @ The Pierhouse - Brooklyn Heights, NYC - 13 ottobre, 11.15 PM***

"Guarda qui che roba...elicottero per gli spostamenti, vitto e alloggio a Lua Pele..."

Katheryn scorre i fogli della bozza consegnata da Ellie e Lala, tenuti insieme nell'angolo in alto a sinistra da una graffetta: la proposta di Ryan Moore alla quale, la Bishop lo aveva chiarito più di una volta, ci si aspetta un "sì" come risposta, là nelle Hawaii. Ed è per questo che non si sono certo risparmiati i benefit.

"Noleggio gratuito dell'auto...come se non potessimo permettercela, mah..."

Potrebbe essere come a Las Vegas. O come a Los Angeles: Lala sdraiata, con la testa sul grembo di Katheryn. Meno lividi, meno dolore, meno lacrime...paradossalmente, la superficie di pelle coperta dai vestiti non è tanta di meno. Certo, non si tratta di attire da lotta, e Lala non sta per svenire, ovviamente. Piuttosto, indugia con le dita sulla guancia e sulle labbra di Katheryn, con un movimento languido.

"Dai, lascia stare, lo guardiamo domani..."

"Ma no aspetta, voglio finire di leggere cosa ti offre, immagino stia per arrivare anche la parte dell'open buffet al ristorante..."

"Sezione 4, secondo paragrafo..."

Katheryn inarca le sopracciglia, e Lala fa una risatina.

"Lo vedo da qua sotto, ci saresti arrivata a breve, un paio di pagine ancora..."

Con uno sgraziato fruscio, e un tonfo della mano, la piccola risma di fogli viene fatta cadere sul fondo del letto.

"Lo so, non sono affari miei..."

"Ma non sei d'accordo." 

"No, non è questo...e poi la mia opinione è irrilevante."

"Sei ingiusta con te stessa. Non è vero e lo sai, la tua opinione è molto importante, per me."

Le labbra della danese si piegano a disegnare un sorriso grato, mentre si avvicina la mano di Lala alla bocca, inspirando il profumo della sua pelle e baciandone il palmo.

"Ma è una cosa troppo personale, troppo...tua, perchè io debba influenzarla. Non voglio commettere l'errore che ha fatto qualcun altro. E' solo che..."

Fissa davanti a sè, attorcigliandosi al dito una ciocca di capelli della Regina Bianca

"Non me l'aspettavo, ecco, che avremmo dovuto ragionare così presto su una cosa del genere. Soprattutto, che avresti dovuto farlo tu prima ancora di me."

"Sei invidiosa?"

"No!"

E lo dice quasi trasalendo, come a scacciare il più velocemente anche il minimo sospetto che sia così. E non lo è affatto, così, in effetti.

"Sono...innamorata. E..."

E qui, Lala è costretta a cambiare posizione. Si mette a sedere, in grembo a Katheryn, sprofondando i suoi occhi scuri in quelli di ghiaccio della compagna, e appoggiandole le braccia sulle spalle, intrecciando le dita dietro la nuca della danese, perse nella cascata dei suoi capelli dorati.

"Mmmm...mi piace la piega che sta prendendo il discorso. Continua..."

"Scemotta. Sono un po' preoccupata, ecco. Sei guarita, certo...e non ci siamo risparmiate quest'estate, ci siamo allenate, ma qui si tratta di tornare a fare le cose sul serio e...hai visto cosa fanno lì, no? E' una situazione fuori dal normale."

"Sono passati sei anni dal mio ultimo incontro ultra-violento..."

Cosa che tra l'altro Kat sa benissimo, visto che il Falls count anywhere di Pain Time 2016 lo hanno rivisto anche di recente.

"...e le cose sono cambiate... adesso, ho un posto... dove tornare. Una casa."

Lala si morde il labbro inferiore, e fa...

"Comunque, tutte queste carte, non dicono granché. Guarda se c'è anche un volo gratis..."

Ma Lala si accoccola un po' di più... e prende la risma, e la butta via, lontano dal letto.

"Anzi, no, ci guardiamo domani... adesso, ho una cosa da fare più importante... "


"In una rivoluzione, come in un racconto, la parte più difficile è quella di inventare un finale."
Visconte Alexis de Tocqueville


Letto 11256 volte Ultima modifica il Venerdì, 21 Ottobre 2022 22:03