Sabato, 12 Novembre 2022 14:46

Genesi S.III Episode XXVII - "Start of the Road"

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"L'inizio è la parte più importante del lavoro..." 
Platone, dalla Repubblica


Ufficio del Commissioner.
Tutto in ordine, ovviamente.
Non c'è segno di caos nella stanza, nessuna scartoffia abbandonata qua e là, nessun vetro sporco, neanche un briciolo di polvere.
Va detto anche che l'ambiente è parecchio scarno, essenziale, asettico. C'è tutto ciò che serve, ma niente di più.
E c'è anche un campione. Esattamente il Genesi World Champion in carica.



Non è strano trovare Francis May lì. In effetti è uno dei posti che verrebbero in mente per primi, visti gli schieramenti di Lua Pele.
In quella che sembra una tranquilla discussione tra alleati, May formula una richiesta.

"Devo essere sincero, mi aspettavo qualche buffonata da circo nel mio match al ppv, eppure Pargol ha lottato come un leone. Mi ha davvero sorpreso, ad un certo punto ho pensato che sotto quella maschera non ci fosse neanche lui. Ho commesso il grave errore di sottovalutarlo, ma per fortuna me ne sono accorto durante il match e non dopo. Mi ha fatto sudare più del previsto."



Il Commissioner ascolta con attenzione.
È un uomo abituato, d'altronde, ad ascoltare con attenzione.
Parole e parole e parole e parole, ancora.
Fiumi di parole e fiumi di argomentazioni. C'è da dire che Francis May, almeno, è un uomo abituato ai fatti. 
Il Commissioner guarda May con il suo unico occhio.
Lo scruta come se fosse la prima volta ad averlo davanti.

"Questo non toglie che comunque abbia perso."

Si zittisce per poco.
Si distrae per qualche secondo e poi torna su May."

"E non toglie che tu sia ancora il Genesi World Champion."

Altra pausa.

"I fatti sono fatti. Ha combattuto bene, certo, ma ha perso ancora una volta. E io so della nostra comune antipatia nei confronti di chi non fa i fatti."

Francis annuisce, poi si porta una mano sul mento.

"Vedi, non è un caso se ti parlo di lui. Quel tizio è una scheggia impazzita, una mina vagante, un autentico kamikaze. Uno che davvero si farebbe uccidere per l'ideale in cui crede.
Sai, non avrei mai pensato di dire una frase del genere in vita mia ma... Quel fascista mi piace!
E penso che dovresti farci un pensierino anche tu. Voglio dire, chi apprezza più l'ordine e le regole di un uomo di estrema destra?
"

Il Commissioner è perplesso. 
Si può a buon titolo dire che no, non sta capendo qual è il fine di questo discorso. Non sta capendo dove si vuole arrivare e perchè.

"Pargol è un anarchico, oltre che un fascista: non riconosce nient'altro che il suo mondo idealizzato. Non è nient'altro che un Don Chisciotte fascista, per cui ancora siamo negli anni '20. 
Noi abbiamo bisogno di gente seria, Francis.
Gente che vinca e stia delle nostre regole, non alle proprie."


May allarga le braccia, chiudendo gli occhi per un paio di secondi.

"Capisco perfettamente la tua perplessità. Ma riflettici bene. Fidelizzare un elemento simile vuol dire avere un soldato in più. Un soldato totalmente devoto e pronto a rischiare la sua stessa incolumità pur di far trionfare i suoi ideali. E il fatto che sia così bizzarro può confondere il nemico. Se io l'ho sottovalutato, lo faranno anche gli altri. In fondo basta dirgli che noi siamo una grane "famiglia" e che Lua Pele è "la nostra amata patria", da difendere contro usurpatori e comunisti. Ah, digli pure che ci sono dei rave da sgomberare a manganellate, potrebbe essere il suo "battesimo". Gradirà di certo."

Ragiona, il Commissioner.
Ragiona osservando Francis May.
Lo osserva dritto negli occhi.
Dritto in quello sguardo profondo. 

"Se insisti, Francis, proverò.
Spero per noi che tu abbia ragione, a questo punto."

"Ogni esercito ha i suoi agnelli sacrificali. Il nostro indossa un maschera. E si masturba sulle foto di Eleonora Duse."

Non una bella immagine. Ma probabilmente fedele alla realtà.


Parecchi giorni sono passati da quando su Netflix è andato in onda il Pay Per View Kaua Makeke.
Quell'evento ha lasciato degli strascichi importanti soprattutto per una delle poche che ha lottato in due match differenti e altrettanto importanti.
Due match che sono stati agli antipodi delle soddisfazioni, dei risultati e delle ambizioni personali.



Miriam May è al parco, seduta da qualche parte. Probabilmente un bar cafè all'aperto.
Tiene il pugno chiuso appoggiato sul naso e sul mento. 
Probabilmente qualcuno si aspettava che lei fosse soddisfatta per aver difeso con successo il nuovo titolo Unified Volcano Championship.
Invece no.
Basta guardare i suo occhi verdi. Le sue folte sopracciglia arricciate.
Occhi che scrutano tra la gente che sta passando, chi volutamente chi per caso, come a cercare qualcuno che si faccia vivo per miracolo.
Impossibile sbagliarsi su quale sia il suo umore.
Il rodimento è forse ai più alti livelli da quando calca il lottato a Genesi. Difficile ricordarsi un rodimento maggiore altrove.
Lo aveva detto, era stata fin troppo chiara. Voleva vincere quel Supermarket Rumble per lottare contro Francis ad Apocalypse Rising.
Il suo sogno si è infranto contro un martello a causa di un'azione consapevole, mirata e violentissima da parte di Bobby.
Il tutto preceduto da un'azione sessualmente ignobile, quello di toglierle il reggiseno senza troppi scrupoli. Nemmeno Saul Clarke era arrivato a tanto.
Due azioni così... in pochi secondi... è veramente troppo persino per lei.
Un'umiliazione del genere non la dimenticherà presto e tanto facilmente.
Non è difficile indovinare quale siano i suoi attuali sentimenti.
Quello di cui è difficile indovinare, è quello che emerge di più dentro la sua anima, il suo spirito.
Erano anni che lei e Bobby si conoscono dai tempi in cui lei era General Manager e non è mai corso buon sangue tra loro due.
E tutto è esploso. Lì.
Una cosa è sicura...
Una come lei non la farà passare liscia.
Come. Dove. Quando.
È tutto da vedere...



Miriam si gira. Si rivolge a qualcuno, quindi non era sola.

MM: Ho deciso.
Farò vedere a quella testa di cazzo quanto sono forte e stronza.
Si pentirà amaramente di quello che mi ha fatto.


Abbassa lo sguardo e vede qualcosa su una mano. Tiene un oggetto che la telecamera non riesce a inquadrare.
Chiude la mano prima che si riesca a vedere cosa sia.

Camera fades


 

Luogo sconosciuto
Isola di Lua Pele

Dylan Turner ha fatto il suo ritorno sull’isola meno di due settimane fa. 

Lo ha fatto prendendo parte ad una SuperMarket Rumble che lo ha visto arrivare nelle fasi finali, salvo poi piegarsi alla volontà di Zolf. 

Ha abbandonato Fightham, luogo ormai lasciato andare all’Anarchia ed a degli ideali che non lo rappresentano. 

Tuttavia non vive nemmeno a Mooreville, luogo nevralgico della resistenza e di quello che fu il potere dell’isola. 

Turner non vuole essere accostato a nessuna delle tre fazioni che si stanno facendo la guerra; 
probabilmente pensa di non averne bisogno per raggiungere i suoi obbiettivi, 

ma si sa, a volte bisogna scendere a compromessi con se stessi,
e chi lo sa se alla fine anche lui cederà al potere o alla rivoluzione.

Seduto sulla sua poltrona, in un luogo non ben definito, 
sperduto nell’isola di Lua Pele, afferra il cellulare, l’oggetto che per troppo tempo è stato il centro della sua vita. 

Inizia a digitare qualche carattere… pochi caratteri. 

Un breve messaggio diretto ad un destinatario ignoto:

“È ora di prendersi una pausa.”

 

E lo mette via, con un sorriso. 
Una pausa da cosa?
Probabilmente ciò che abbiamo visto durante la Rumble è stato emblematico.
Era un Turner diverso, che godeva nel far del male
a Saul mentre lo eliminava.
Forse da oggi in poi non esisterà più l'influencer.


Interno.

The Patrol.

 


Un uomo cammina a passo spedito, si guarda attorno, non nasconde il compiacimento nel vedere cos’è diventato quel posto con l’arrivo di Ellie, il chaos e l’anarchia.

Sbuffa fumo dal naso, mentre si dirige verso la “sala del trono”, e su di esso vediamo proprio lei, la regina per la quale quel trono è stato collocato lì, Ellie.

La ragazza non può non accorgersi del treno che è appena entrato, dunque posa lo sguardo su di lui… su Zolf.

 

Zolf: “Dobbiamo parlare, anzi, io parlo e tu ascolti.”

 

Diretto come al solito l’Insane Cancer, la regina sorride al proprio cavaliere, lasciando che parli.

 

Zolf: “Ok, togliamoci il dente, non ho vinto quel cazzo di match in quel cazzo di supermercato per colpa di quel cazzo di clown. Sono quello che è sempre QUASI arrivato al traguardo…”

 

Pausa. Forse queste parole ricordano al ragazzone di Lakewood quanto gli disse Lewis Maddox, o forse è solo per accendersi un’altra sigaretta… probabilmente la pausa è dovuta ad entrambe le cose.

 

Zolf: “Detto questo, sono anche quello che è arrivato in fondo al match combattendolo dall’inizio, che si è sempre rotto il culo per dimostrare di essere superiore alla stragrande maggioranza degli stronzi di questo roster.

 

 

Quindi, ora che ho chiuso anche la storia con quel traditore del cazzo di Bobby, sono pronto per il passo successivo, non so se mi spiego.”



 

Ellie ammicca.

 

"Non ancora."

 

Chiedere pazienza ad uno come Zolf non è proprio la più brillante delle idee.

Soprattutto se è grosso il triplo di te, ed ha i coglioni che girano più veloci di un frullatore. 

 

"Non hai chiuso con Bobby.

In realtà, non hai veramente mai avuto uno scontro con lui."

 

Non è del tutto vero.

 

"A Presidential Day non aveva una singola opportunità di superarti.

Nella Rumble sei stato troppo dominante. Io ti riconosco una cosa Zolf. Clown ha giocato sporco."

 

Fa spallucce.

 

"Finché non sconfiggi i demoni che ti tormentano, sarai sempre il secondo della fila."

 

Alza il dito verso il cielo.

 

"Quello è il tuo limite.

Ma prima, ad Apocalypse Rising III, dovrai sconfiggere Bobby in uno scontro equo."

 

Zolf: “Cioè, vuoi tipo che combatta bendato o con le mani legate dietro la schiena?”

 

What?

 

Zolf: “Solo così io e quel coglione potremmo avere uno scontro equo. Forse tra i due è sempre stato quello più bravo ad ottenere quello che voleva, ma io sono sempre stato quello che a conti fatti combatteva e difendeva il suo culo rotto e il titolo.

 

 

Sconfiggerò Bobby, poi mi metterò davanti al primo della fila per pisciagli sulle scarpe, spero sarai lì a goderti la scena e a concedermi quanto mi spetta.”

 

Questa volta sì che il White Zombie sa cosa vuole e tra lui e il proprio traguardo rimane solo l’ex amico e compagno di avventure… sì, ok, anche di pompini di gruppo.

 

 

Zolf: “Ah, dall’alto della tua posizione, fammi una stracazzo di cortesia, ok?! Fai in modo che sia davvero l’ultima volta. Non devono esserci pareggi del cazzo o stipulazioni per mezzi uomini. Uno dei due deve morire se serve, ma la storia dovrà finire quella notte.”

"Come vuoi tu."

Ellie non vuole assolutamente tarpare le ali al suo protetto.
E sarebbe anche stupido farlo.

"Basta che chiudi questa storia e passiamo oltre."

Spallucce della misteriosa donna anarchica.

"Va a caccia."



Giorno 95, siamo punto e da capo.
Della supemaket rumble sinceramente passa per il cazzo, ora è sinceramente ora di iniziare la caccia.


Come solitamente succede, Bobby è in macchina.
Il catorcio sferragliante è l'unica cosa che non è cambiata in queste settimane, insieme alla sua rabbia sempre crescente.
Il percorso, neanche a dirlo, non sta dando minimamente i risultati sperati.

Tuttavia il commissioner sta dando una grossa mano, riempendolo di responsabilità e micro compiti.
La maniera per tenere Bobby sotto controllo, forse l'unica, è tenerlo impegnato costantemente.

Quando il commissioner mi ha parlato della caccia, semplicemente mi sembrava una cosa tanto ovvia quanto stupida.
Poi però, lo spunto di riflessione sull'impero romano e sul dividi e conquista mi ha convinto.

Di solito mi tengo ben lontano da queste stronzate culturaloidi, però quello che ha proposto non è per niente sbagliato.

La caccia non è nient'altro che il progetto che il commissioner ha pensato per lui.
La grande missione che Bobby sa di poter portare a termine.
Di cosa si tratta non ci è dato saperlo, anche se un minimo si intuisce.

Abbiamo un uomo, che lotta per la sua rivalsa.
Una vendetta, non ancora consumatasi nei confronti dell'ennesima donna che lo ha usato.
Un fallimento, l'ennesimo, contro ciò che è diventata una nemesi quasi insuperabile.
Se la forza sta nel gruppo, è il gruppo a dover cadere.
Ma non insieme.

Bobby frena, nei pressi di quello che un giorno era il suo quartier generale.
Conosce le strade, i vicoli, e la gente della zona di The Patrol.
Qualcuno lo riconosce, ma non è un evento così strano.

Ci è passato mille volte lì davanti negli ultimi 3 mesi, quasi sempre ubriaco e senza un piano ben preciso.
Nessuno sa che questa volta non è lì a piangersi addosso.
Questa volta è a caccia.



Ah cara mia patrol, quanto tempo che è passato.
Un giorno eri mia, ora mi hai tradito.
Mi hai lasciato solo, ma ho trovato il modo di rialzarmi.


Una spranga, uno zaino contenete una bomboletta.

Eppure so che da qualche parte, qualche mio uomo è rimasto.
L'importante è saperli cercare.
L'importante è farsi trovare.


Bobby è nei pressi della fu sala riunioni, 
ora un generico pub senz'anima nè spogliarelliste.
Tra gli ubriaconi, a farsi beneamatamente i cazzi suoi c'è un volto noto.

 

Bobby da una sprangata ad un bicchiere, che nel rompersi attira l'attenzione di tutti.
Cain Crow si allontana dal bancone dove si stava godendo il free bar destinato agli uomini di Ellie e si avvicina a lui.
Lo guarda in cagnesco, dall'alto della sua grossa statura.
Bobby regge lo sguardo, senza timore nè segni di cedimento.

E tu, che cazzo ci fai qui?

Bobby risponde con una violentissima sprangata in faccia.
Crow finisce a terra

Semmai tu cosa ci fai qui, questa è pur sempre casa mia.

Crow si alza in un lampo, velocemente lo disarma e lo stordisce con un calcio in faccia.
Quasi tutti abbandonano il pub, solo i più coraggiosi restano a guardare.

BOBBY VS CAIN COW

Non è una rissa da bar, non sarebbe degna della caccia di Bobby.
Bobby deve riprendersi la fiducia dei presenti e dunque quella che poteva sembrare una scaramuccia si trasforma in una vera e propria contesa. Crow usa meglio di Bobby l'ambiente a suo vantaggio, in controtendenza rispetto al solito. Bobby dalla sua cerca di disorientare l'avversario mostrando con le solite esagerazioni la sua tecnica ed il suo controllo della situazione. L'equilibrio tra i colpi, che ha contraddistinto buona parte del match, viene rotto dalla spranga.

Nel volerla utilizzare contro Bobby, Cain Crow commette l'errore di perdere troppo tempo tra il dire ed il fare, prestandosi ad una rapida controffensiva del nativo di Philly che attraverso una ginocchiata ben assestata sulla mandibola riesce prima a disarmare l'avversario, poi a guadagnare il tempo necessario per colpirlo con l'oggetto contundente del desiderio. Bobby lascia il traditore esausto a terra.

Estrae la bomboletta dallo zaino
scrivendo dietro al bancone del bar, a caratteri cubitali

BOBBY IS BACK



L'ufficio è calmo, tranquillo.
Nessuno si muove particolarmente.
È un'ora di tranquillità massima, specialmente per questi ultimi tempi.
Eppure, qualcuno non smette mai di lavorare.



"Bene, noto che la tua permanenza a Lua Pele sta andando a gonfie vele..."


Il Commissioner.
E osserva qualcuno, con quel suo unico occhio.



Regina lo guarda stringendo le palpebre. Un sorriso sarcastico si dipinge sul suo volto.

“Una meraviglia.”

Tiene le braccia conserte e squadra dall’alto verso il basso l’uomo. Non tanto per superbia. E’ solo che la figlia di papà è davvero — davvero — alta per essere una donna.


Il Commissioner è una persona abituata a lavorare sulle sfumature. È abituato certo ai toni forti, autoritari, ma è una persona capace di leggere anche le espressioni più minute, le virgole del non detto. Regina è una persona che sembra risultargli ancora misteriosa: lo sguardo che il Commissioner gli dedica è profondo, indagatorio. 

“Ma io ti ho convocata qui per un motivo molto preciso, Regina.” 

Si ferma.
Lo sguardo si intensifica ancora di più. Si corruccia, quasi. 

“Credo di aver capito chi sei. 
Credo di aver inquadrato cosa sei, specialmente. 
E credo che tu mi sia di un qualche uso.”


Intensifica lo sguardo.

“Ma io mi chiedo, Regina, di quale uso posso essere io a te?” 

“Non farmi ridere. Vuoi farmi credere di essere così sprovveduto? I vostri giochi di fazione al momento non mi interessano. 
Non conosco nessuno di voi. Non so che obiettivi abbiate. So che da Ellie se la cavano meglio di voi.”
 


Glielo dice senza alcun pelo sulla lingua.

“Sarei andata tra i suoi se non si fosse rivelata un’idiota completa. Quindi, se ti aspetti che io ti lecchi il culo dicendo che potresti avere qualche utilità particolare hai sbagliato persona.” 

Barbie Grudge si prende una pausa per sistemarsi i lunghi capelli biondi. 

“Voglio sapere che cosa hai in serbo per me.”

Il Commissioner sorride leggermente. Il sorriso di chi ha ricevuto una risposta pungente.
Una risposta lacerante, per altri.

“Per quanto tu ti consideri brava, sei comunque acerba. 
Una cosa però te la devo concedere: sei coraggiosa. E ho bisogno di gente come te.”
 


Il sorriso scompare. 
Scompare ancora. 

“E posso darti quello che cerchi. Ammesso che tu sappia cosa sia.” 

Si alza e porge la mano a Regina.

“Ci stai?” 

La donna guarda la mano ma non la stringe. 
Continua a guardarlo sorridendo. 
Fa un cenno col capo. 

“Affare fatto.”




Zachaus si trova nel pub tedesco di lua pele, birra n1.

Z: Non ho più uno stimolo, bevo per dimenticare, ogni cosa arriva con sofferenza. Il titolo volcano rappresentava il mio ritorno in quest'isola maledetta, ma ho fallito.

Tracanna la birra, se ne fa dare un'altra.



Z: Sono uno di poche parole, ma i fatti dove sono?

Tracanna anche la seconda, si fa preparare un hot dog.



Z: I fatti arriveranno, Miriam io e te non abbiamo mica finito, il futuro davanti a me splende.

Mangia di gusto in tranquillità.



 



Ville sfarzose.
Mooreville.

Noioso.
Ecco cosa pensa, Bèrenger.
Noioso, noioso e noioso.

Si gira, mentre beve.
Guarda in mezzo alla gente che balla.
Gente che si diverte.



È sempre bella.
Sempre più bella.
Incredibilmente bella.

Si avvicina, Bèrenger.
Si avvicina a sua moglie che si dimena e si diverte, balla e scuote i capelli.
Sorride, mentre si gusta l'esperienza estetica della carne che si muove, le articolazioni che sciolte fanno librare nell'etere gli arti.
E gusta sua moglie, quella donna che tanto è mancata.

Si avvicina.

"Nemmeno ai tempi di Berkely ti divertivi così."

Sorridono.
E ballano.

Poi vibra il telefono.
Vibra.

 h. 02.01

 

Il nastro bianco della luna illumina il profilo di Bèrenger de Vois, solo in macchina, sotto il cielo notturno completamente nero non fosse per il disco lunare e per le stelle.
È solo, completamente.
Niente e nessuno sembra averlo seguito.
E attorno a lui, buio e desolazione.

Mordicchia l'indice piegato.
Lo mordicchia e non dice niente.

Toc toc

Una figura si palesa davanti al finestrino.
Bussa, come fosse una porta.

Bèrenger abbassa il finestrino.

"Signor De Vois."

"Agenti."

Un attimo di silenzio.

"Solito?"

"Solito."

"Bene, fatelo entrare."

 h. 2.37



Una piccola entrata.
Nascosta fra i mattoni fatiscenti.
Una piccola entrata nascosta e davanti un uomo vestito di nero.
Completamente di nero.

Bèrenger si avvicina.
Si avvicina lentamente, dopo aver parcheggiato la sua Bentley davanti all'ingresso.

"Bèrenger..."

"Tieni d'occhio la macchina.
Nessuno deve toccarla.
Intesi?"


Il bestione fa un veloce accenno con il viso, mentre Bèrenger muove dentro la fessura che sarebbe l'ingresso.
Una piccola fessura fra mattoni in vivo.


Una fessura che separa il mondo di fuori da qualcosa di viscerale, interiore.
Qualcosa che sta dentro e in basso, come la terribile caverna di Polifemo. Qualcosa che dev'essere nascosto dalla vista. Mentre Bèrenger si immerge, si getta sempre di più verso l'inferno, una terribile puzza di chiuso si muove verso di lui. Con essa una vampata di calore che rende l'aria ulteriormente pesante. E lui prosegue la sua catabasi.
Scende fra i nudi mattoni.
Scende scende e scende ancora.
Scende e prosegue fra i muri.
L'aria è sempre più pesante.

Eccola.
Una porta d'acciaio.
Un enorme portone, quasi da bunker.

Tonf tonf

Il rumore di colpi di Bèrenger risuona nell'acciaio del portone.
Una fessura si apre, da cui si intravedono due occhi allungati. Occhi indagatori, quasi fastidiosi, specialmente per uno come Bèrenger.

"Oh, che piacere."

Voce di donna.
Bèrenger non sembra ricollegarla a qualcuno di conosciuto.
E allora la porta viene aperta.
Il metallo cigola sul pavimento.
E all'apertura della porta viene manifestato ciò che si nascondeva dietro a questo ingresso viscerale.



"Cazzo, ecco il proprietario."

Owen osserva l'ingresso di Bèrenger con il sorriso dipinto sul volto.
Il locale è particolarmente vivibile, sebbene l'ingresso sia nascosto con cura.
Certo, la clientela non è la stessa del vecchio Iliad.

"Era un po' che non ti vedevamo qui all'Iliad Bar in quel di Fightham, signor Bèrenger."

Il tono sarcastico di Owen provoca una risata in Bèrenger
Insieme ad Owen una donna di rosso vestita, a cui appartengono gli occhi che prima scrutavano dal portone. 
Bèrenger ringrazia l'energumeno che ha aperto il portone e si muove verso il bancone, verso il suo amico Owen.

"Sai che per me è pericolo farmi beccare fuori da Mooreville.
Spero tu abbia veramente bisogno di m-"

"L'ho fatta chiamare io in realtà, signore."

"Non ci conosciamo".

"Esatto.
Io sono Catherine e dirigerò il locale insieme ad Owen in vostra assenza."


Bèrenger, confuso, si gira verso il suo barman.
Sorride, ma è un sorriso di cortesia: non è sua usanza arrabbiarsi davanti ad una signora appena conosciuta.

"E chi l'ha nominata?"

La domanda è seria.
Non è una domanda retorica.
Non capisce la presenza di questo sguardo indagatorio nel suo locale. E sembra prenderla anche sul personale. 
Owen non risponde, finché...

"Io."

Una voce dalle spalle di Bèrenger fa sapere della sua presenza.
Una voce ingombrante, come la presenza di chi la emana.



Bèrenger guarda con una certa sorpresa la figura di Ellie, che cammina ora davanti a lui.

"Prendi qualcosa?"

Bèrenger non risponde.
È serio.
Teso.
E visibilmente infastidito.

"Non guardarmi così.
Ho bisogno anche io di occhi nel nostro locale."


La signora in rosso ride.
Guarda Owen.
Poi Bèrenger.
E Ellie ride.

"Un ottimo inizio."


"Su di un cerchio ogni punto d'inizio può essere anche fine." 
Eraclito

Letto 10937 volte Ultima modifica il Sabato, 12 Novembre 2022 21:51