Parecchi giorni sono passati da quando su Netflix è andato in onda il Pay Per View Kaua Makeke.
Quell'evento ha lasciato degli strascichi importanti soprattutto per una delle poche che ha lottato in due match differenti e altrettanto importanti.
Due match che sono stati agli antipodi delle soddisfazioni, dei risultati e delle ambizioni personali.
Miriam May è al parco, seduta da qualche parte. Probabilmente un bar cafè all'aperto.
Tiene il pugno chiuso appoggiato sul naso e sul mento.
Probabilmente qualcuno si aspettava che lei fosse soddisfatta per aver difeso con successo il nuovo titolo Unified Volcano Championship.
Invece no.
Basta guardare i suo occhi verdi. Le sue folte sopracciglia arricciate.
Occhi che scrutano tra la gente che sta passando, chi volutamente chi per caso, come a cercare qualcuno che si faccia vivo per miracolo.
Impossibile sbagliarsi su quale sia il suo umore.
Il rodimento è forse ai più alti livelli da quando calca il lottato a Genesi. Difficile ricordarsi un rodimento maggiore altrove.
Lo aveva detto, era stata fin troppo chiara. Voleva vincere quel Supermarket Rumble per lottare contro Francis ad Apocalypse Rising.
Il suo sogno si è infranto contro un martello a causa di un'azione consapevole, mirata e violentissima da parte di Bobby.
Il tutto preceduto da un'azione sessualmente ignobile, quello di toglierle il reggiseno senza troppi scrupoli. Nemmeno Saul Clarke era arrivato a tanto.
Due azioni così... in pochi secondi... è veramente troppo persino per lei.
Un'umiliazione del genere non la dimenticherà presto e tanto facilmente.
Non è difficile indovinare quale siano i suoi attuali sentimenti.
Quello di cui è difficile indovinare, è quello che emerge di più dentro la sua anima, il suo spirito.
Erano anni che lei e Bobby si conoscono dai tempi in cui lei era General Manager e non è mai corso buon sangue tra loro due.
E tutto è esploso. Lì.
Una cosa è sicura...
Una come lei non la farà passare liscia.
Come. Dove. Quando.
È tutto da vedere...
Miriam si gira. Si rivolge a qualcuno, quindi non era sola.
MM: Ho deciso.
Farò vedere a quella testa di cazzo quanto sono forte e stronza.
Si pentirà amaramente di quello che mi ha fatto.
Abbassa lo sguardo e vede qualcosa su una mano. Tiene un oggetto che la telecamera non riesce a inquadrare.
Chiude la mano prima che si riesca a vedere cosa sia.
Camera fades
Luogo sconosciuto
Isola di Lua Pele
Dylan Turner ha fatto il suo ritorno sull’isola meno di due settimane fa.
Lo ha fatto prendendo parte ad una SuperMarket Rumble che lo ha visto arrivare nelle fasi finali, salvo poi piegarsi alla volontà di Zolf.
Ha abbandonato Fightham, luogo ormai lasciato andare all’Anarchia ed a degli ideali che non lo rappresentano.
Tuttavia non vive nemmeno a Mooreville, luogo nevralgico della resistenza e di quello che fu il potere dell’isola.
Turner non vuole essere accostato a nessuna delle tre fazioni che si stanno facendo la guerra;
probabilmente pensa di non averne bisogno per raggiungere i suoi obbiettivi,
ma si sa, a volte bisogna scendere a compromessi con se stessi,
e chi lo sa se alla fine anche lui cederà al potere o alla rivoluzione.
Seduto sulla sua poltrona, in un luogo non ben definito,
sperduto nell’isola di Lua Pele, afferra il cellulare, l’oggetto che per troppo tempo è stato il centro della sua vita.
Inizia a digitare qualche carattere… pochi caratteri.
Un breve messaggio diretto ad un destinatario ignoto:
“È ora di prendersi una pausa.”
E lo mette via, con un sorriso.
Una pausa da cosa?
Probabilmente ciò che abbiamo visto durante la Rumble è stato emblematico.
Era un Turner diverso, che godeva nel far del male
a Saul mentre lo eliminava.
Forse da oggi in poi non esisterà più l'influencer.