"Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure."
Italo Calvino
GENESI: PRESIDENTIAL DAY III
24th July 2022
Mikael fatica a mettersi in ginocchio.
Barcolla vistosamente.
Tutto è sfocato, tutto è offuscato.
Sposta lo sguardo verso Ryan.
Ci mette un po' a metabolizzare: anche Moore è caduto.
È incredulo, non sa come reagire, probabilmente non ne ha neanche la forza.
Sposta lo sguardo verso Lua Pele.
Coltri di fumo si alzano da vari punti di una città ormai a ferro e fuoco.
È tutto così spaventosamente surreale.
Pulisce come può sudore e sangue che gli colano dalla fronte.
Adocchia un punto, uno qualsiasi, dello yacth in cui poter collassare.
Ma qualcosa gli impedisce di lasciarsi andare, qualcosa lo vuole cosciente.
È un rumore che si fa via via più vicino, fino a diventare assordante.
Un elicottero si staglia sul cielo notturno, che sfuma di rosso a causa degli incendi in città.
Berg viene investito da una luce accecante.
Diventano più intense le folate di vento gettate dalle eliche man mano che il mezzo si avvicina, fino a restare sospeso a pelo d'acqua.
Dopo una virata, il portellone si apre.
Berg si mette in piedi, portandosi verso il parapetto quasi senza rendersene conto.
Qualcuno finalmente si palesa.
Qualcuno che gli fa sgranare gli occhi.
La voce e il corpo spezzati da una delle fatiche più grandi che abbia mai affrontato.
M. Berg: "T-tu... ?"
Così si concludeva Presidential Day, con una guerra civile fratricida, specchio di ciò che accadeva sulla terraferma.
Le immagini ci riportano proprio su quello yacht, dove ci eravamo lasciati.
Berg accusa, ora più che mai, i postumi dell'incontro appena disputato tanto da strofinarsi istintivamente gli occhi.
Se la vista della città piombata nel caos gli sembrava assurda, ora è sempre più convinto di star avendo un'allucinazione.
Forse è davvero riuscito ad accasciarsi sul ponte dello yacht e si è ritrovato catapultato in questa visione onirica.
Eppure... Eppure non c'è niente di più concreto del dolore che lo affligge e dell'emozione che lo pervade.
B. Lukk: "Certo che ne è passato di tempo."
Black Lukk è lì, a pochi passi dal norvegese.
Berg boccheggia, lasciando fuoriuscire poche flebili parole.
M. Berg: "Non può... essere.
S-sei davvero..."
B. Lukk: "Qui, davanti a te?
Devi esserti ridotto davvero male per pensare il contrario."
Lukk si avvicina, fresco e composto.
Praticamente l'opposto del suo interlocutore, ricurvo su se stesso, spezzato e scosso, ancora intento a metabolizzare quanto accade davanti ai suoi occhi.
Balenano i ricordi del loro ultimo incontro.
Alleati per una sera in occasione di un torneo ormai disperso tra tutti gli eventi che riempiono gli archivi.
Per Berg è stata un'esperienza illuminante: sono state le parole di Lukk a infondergli la motivazione necessaria per camminare con le Leggende, e smettere di vivere nella loro ombra.
B. Lukk: "Ho sempre avuto il presentimento che fossimo destinati a grandi cose, io e te.
Tutto ciò che abbiamo avuto lo abbiamo pagato con sangue e sudore." - Lo squadra dalla testa ai piedi - "Lo vedo chiaramente.
L'ho capito anche dalle parole che hai speso sul tuo ritiro.
Quella notizia, la notizia che il conto alla rovescia era davvero partito, mi ha scosso parecchio.
Ho cominciato a seguirti più spesso e ho avuto... Molto tempo per riflettere.
E sono arrivato alla conclusione che..."
Lukk si fa porgere il titolo Anarchy dal giudice di gara ancora presente.
Lo consegna all'originario di Oslo.
Gli stringe l'avambraccio, un gesto che Mikael ricambia quasi d'istinto.
B. Lukk: "... Non mi lascerò scappare l'occasione di battermi con te, Mikael Berg."
Il norvegese sbarra gli occhi.
Vede Lukk sorridere, mentre alle sue spalle si leva l'elicottero da cui è arrivato.
Lukk arriccia le labbra mentre entrambi lo guardano allontanarsi verso Lua Pele.
B. Lukk: "Ma ho paura che prima dovrà risolversi tutto questo casino."
M. Berg: "Lukk, io... Io..."
Mikael dà segni di cedimento, i suoi fratelli sono spariti dallo yacht.
Si lascia cadere, seduto contro il parapetto.
La testa ondeggia e gli occhi fanno fatica a restare aperti.
M. Berg: "... Accetto."
B. Lukk: "Okay, facciamo che ti porto in ospedale."
E le immagini muoiono.