"Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure."
Italo Calvino
GENESI: PRESIDENTIAL DAY III
24th July 2022
Mikael fatica a mettersi in ginocchio.
Barcolla vistosamente.
Tutto è sfocato, tutto è offuscato.
Sposta lo sguardo verso Ryan.
Ci mette un po' a metabolizzare: anche Moore è caduto.
È incredulo, non sa come reagire, probabilmente non ne ha neanche la forza.
Sposta lo sguardo verso Lua Pele.
Coltri di fumo si alzano da vari punti di una città ormai a ferro e fuoco.
È tutto così spaventosamente surreale.
Pulisce come può sudore e sangue che gli colano dalla fronte.
Adocchia un punto, uno qualsiasi, dello yacth in cui poter collassare.
Ma qualcosa gli impedisce di lasciarsi andare, qualcosa lo vuole cosciente.
È un rumore che si fa via via più vicino, fino a diventare assordante.
Un elicottero si staglia sul cielo notturno, che sfuma di rosso a causa degli incendi in città.
Berg viene investito da una luce accecante.
Diventano più intense le folate di vento gettate dalle eliche man mano che il mezzo si avvicina, fino a restare sospeso a pelo d'acqua.
Dopo una virata, il portellone si apre.
Berg si mette in piedi, portandosi verso il parapetto quasi senza rendersene conto.
Qualcuno finalmente si palesa.
Qualcuno che gli fa sgranare gli occhi.
La voce e il corpo spezzati da una delle fatiche più grandi che abbia mai affrontato.
M. Berg: "T-tu... ?"
Così si concludeva Presidential Day, con una guerra civile fratricida, specchio di ciò che accadeva sulla terraferma.
Le immagini ci riportano proprio su quello yacht, dove ci eravamo lasciati.
Berg accusa, ora più che mai, i postumi dell'incontro appena disputato tanto da strofinarsi istintivamente gli occhi.
Se la vista della città piombata nel caos gli sembrava assurda, ora è sempre più convinto di star avendo un'allucinazione.
Forse è davvero riuscito ad accasciarsi sul ponte dello yacht e si è ritrovato catapultato in questa visione onirica.
Eppure... Eppure non c'è niente di più concreto del dolore che lo affligge e dell'emozione che lo pervade.
B. Lukk: "Certo che ne è passato di tempo."
Black Lukk è lì, a pochi passi dal norvegese.
Berg boccheggia, lasciando fuoriuscire poche flebili parole.
M. Berg: "Non può... essere.
S-sei davvero..."
B. Lukk: "Qui, davanti a te?
Devi esserti ridotto davvero male per pensare il contrario."
Lukk si avvicina, fresco e composto.
Praticamente l'opposto del suo interlocutore, ricurvo su se stesso, spezzato e scosso, ancora intento a metabolizzare quanto accade davanti ai suoi occhi.
Balenano i ricordi del loro ultimo incontro.
Alleati per una sera in occasione di un torneo ormai disperso tra tutti gli eventi che riempiono gli archivi.
Per Berg è stata un'esperienza illuminante: sono state le parole di Lukk a infondergli la motivazione necessaria per camminare con le Leggende, e smettere di vivere nella loro ombra.
B. Lukk: "Ho sempre avuto il presentimento che fossimo destinati a grandi cose, io e te.
Tutto ciò che abbiamo avuto lo abbiamo pagato con sangue e sudore." - Lo squadra dalla testa ai piedi - "Lo vedo chiaramente.
L'ho capito anche dalle parole che hai speso sul tuo ritiro.
Quella notizia, la notizia che il conto alla rovescia era davvero partito, mi ha scosso parecchio.
Ho cominciato a seguirti più spesso e ho avuto... Molto tempo per riflettere.
E sono arrivato alla conclusione che..."
Lukk si fa porgere il titolo Anarchy dal giudice di gara ancora presente.
Lo consegna all'originario di Oslo.
Gli stringe l'avambraccio, un gesto che Mikael ricambia quasi d'istinto.
B. Lukk: "... Non mi lascerò scappare l'occasione di battermi con te, Mikael Berg."
Il norvegese sbarra gli occhi.
Vede Lukk sorridere, mentre alle sue spalle si leva l'elicottero da cui è arrivato.
Lukk arriccia le labbra mentre entrambi lo guardano allontanarsi verso Lua Pele.
B. Lukk: "Ma ho paura che prima dovrà risolversi tutto questo casino."
M. Berg: "Lukk, io... Io..."
Mikael dà segni di cedimento, i suoi fratelli sono spariti dallo yacht.
Si lascia cadere, seduto contro il parapetto.
La testa ondeggia e gli occhi fanno fatica a restare aperti.
M. Berg: "... Accetto."
B. Lukk: "Okay, facciamo che ti porto in ospedale."
E le immagini muoiono.
Le scartoffie sono sul tavolo.
Sparse, senza una logica apparente.
Non sembrerebbe la stanza di un signore della guerra, di qualcuno che deve dare degli ordini, eppure lo è. Il pavimento è trasandato, nessuno lo pulisce da un pezzo, e l'aria è pesante, particolarmente. Sembra tutto così sporco, e lo è.
Non un posto in cui Adam Brooks sarebbe rimasto per due minuti, ma eccolo qui.
Eccolo qui in uno stato di trasandatezza avanzato, per la sua persona.
Evidentemente due mesi di guerra sono andati in maniera particolarmente difficile: le rughe sono aumentate e le borse sotto gli occhi si sono fatte sempre più visibili. Qualche chilo è andato, ma non sembra aver aumentato la salute del GM di Genesi.
Seduto dietro la sua scrivania, sta aspettando qualcosa. Qualcosa che sembra essere arrivato.
Brooks guarda verso la porta.
Toc toc.
"Avanti."
L'aprirsi della porta di vetro rivela una figura alta, vestita di nero, che tiene la manopola con presa salda.
La figura del Commissioner, nella sua uniforme nera. 
"Commissioner" un saluto formale, quello di Brooks, che si alza dalla sua sedia a fare benvenuto a colui che è stato, in questi mesi, suo nemico sul campo. "Spero sia stato un viaggio sicuro."
"Non troppo, vista la situazione."
"Oh, una situazione più che congeniale per viaggiare", interrompe una voce di donna alle spalle del Commissioner. ù
Brooks osserva Ellie, che entra nello studio con passo veloce, quasi irriverente nei confronti del padrone di casa e dell'ospite appena arrivato. "Dunque, possiamo iniziare a parlare o devo buttare via una serata intera?"
Brooks si siede.
Si siede dietro alla sua scrivania, intenzionato ad iniziare a parlare.
Ma viene prontamente interrotto da Ellie. "Ma poi, per quale motivo sono dovuta venire fino a Lua Pele City, convocata da questo borghese per riuscire a strappare uno straccio di pace? Il sig. Commissioner non ha le palle per farlo senza l'approvazione di chi si è rinchiuso in una gabbia dorata a Mooreville?"
Il Commissioner rimane in silenzio. Non ha intenzione di scendere al pari di Ellie e dei suoi rivoltosi. Brooks, per questo, è l'unico legante.
È la calma l'arma scelta "Se così non ti va bene puoi anche andartene, Ellie.
Se vuoi cercare di parlamentare, io ti sto offrendo una piattaforma per farlo. Quella, altrimenti, è la porta."
Ellie porta ora lo sguardo verso Brooks. Gli sorride in faccia.
"Guarda chi ha deciso di farsi crescere un paio di palle.
A Mooreville forse siete un attimo cambiati.
Forse siete stati shockati dalle cose terribili che vi sono successe? Poverini."
"Non sono pronto a farmi prendere per il culo da una traditrice, Brooks.
Questa terrorista ha messo a ferro e fuoco una città, e io non so quanto riuscirò a trattenermi da alzarmi e andarmene."
"Prego, Commissioner."
Il Commissioner osserva Ellie nei suoi occhi taglienti.
Osserva tutta quella ribellione.
Non dice altro.
Non dice altro perchè sarebbe costretto a fare ciò che non vorrebbe fare.
Commissioner e Ellie si sfidano per un mezzo minuto buono, finchè non è Brooks a interromperli.
"Vedo che nessuno di voi è intenzionato ad andarsene, quando invitato a farlo. E allora su una cosa siamo d'accordo: questa è una situazione insostenibile."
"Cosa te lo fa dire?! A me sembra una situazione perfetta."
"Certo, come dimostra quello che è successo all'ospedale."
Ellie si zittisce.
"Sembra che la tua crociata non sia composta solo da santi, Ellie.
Caso vuole che Bèrenger fosse sul luogo per vedere come i tuoi crociati hanno conciato l'unico luogo che dovevano salvare."
Subito dopo Presidential Day III
Nessuno si muove per i corridoi dell'ospedale, ormai spopolato.
Fuori dalle mura della struttura, ormai abbandonata a sè insieme ai suoi degenti, il mondo è esploso. Manchine in fiamme, polizia che tenta di contenere una situazione ormai sfuggita di mano mentre i protestanti continuano e rincarano la dose. Molotov, colpi di arma da fuoco, stalin. Qualunque arma è legale.
La gente si è chiusa in casa, come chiedono le autorità. Chi si trovava fuori casa all'ora dell'esposione della rivolta è tornato prontamente nella sua abitazione, rintanato in casa come un topo. La gran parte degli infermieri dell'ospedale è fuggita. Pochi sono rimasti con i malati.
La situazione è sfuggita di mano, ormai.
I banditi sono entrati dentro l'ospedale. Nessuno era presente all'entrata, quando Bèrenger de Vois ha per la prima volta varcato le soglie dell'ospedale. Per la prima volta da quel maledetto incidente.
È stata una prima volta poco cerimoniosa, va detto.
Nessuno era presente ad accoglierlo, se non un manipolo di banditi che rubava quel che poteva: computer, dispositivi elettronici di varia natura. Ecco cosa ha salutato Bèrenger: un turbinio di persone che fuggiva, sradicava quel che trovava, e tentava di andarsene il prima possibile. In tutto questo, la sua entrata è stata ignorata. Probabilmente dev'essere passato per uno dei vari rivoltosi: il suo aspetto, sanguinante dopo il match combattuto con gli ex-DV, non era diverso da quello degli altri.
Il sangue cola ancora dal naso.
Sniff.
Sniff.
Finiti i fazzoletti, le soluzioni son due: pulirsi con la mano o tirare su col naso. Il sangue continua a fluire, seppure con minore flusso. +
La testa pesa.
Pesa e le forme del mondo diventano fluide.
Il mondo inizia a perdere i suoi confini.
Ho buttato via tutto questo tempo.
Camille.
Camille.
Salvami.
Sniff.
Prosegue, con passo trascinato.
Il passo di chi sta per andare al patibolo.
Mentre attorno a lui i segni della caduta della struttura si fanno sempre più evidenti: tutto è distrutto, tranne gli oggetti di poco valore, che sono dispersi per terra, disposti con incuranza.
E le urla, oh.
Le urla.
"LASCIAMI STARE!"
Una voce femminile lacera i timpani di Bèrenger, che non può non girarsi.
Un'infermierà, vestita di un camice blu, tiene in mano una forbice. La tiene con entrambe le mani, come uno spadone a due mani.
"Vattene, ti prego."
Lo prega.
Prega uno sciacallo che vuole entrare in una stanza, chiusa.
Bèrenger osserva la scena.
Osserva quel che accade e la vede.
Vede la disperazione umana. Le lacrime fluiscono insieme alle richieste di aiuto.
Bèrenger tira dritto.
Le urla aumentano.
Finchè non diminuiscono.
Finchè non finiscono, e Bèrenger va dritto.
Eccola, la stanza.
Le mura che hanno rinchiuso Camille per sei mesi.
Sei lunghi mesi.
E allora cammina verso la porta. Ogni passo è un sacrificio. Le ossa scricchiolano, fanno male, mentre i muscoli, tumefatti dalle botte prese poco prima, chiedono pietà, strangolati dall'acido lattico.
Ogni passo è una mossa verso il futuro e il futuro di Bèrenger de Vois è incerto.
Chi sarà Camille, dopo questi sei mesi?
Che ne sarà di me?
"Ehi, coglione, dove credi di andare?" una voce baritonale, grave e sporca arriva alle orecchie di Bèrenger. La ignora, sulle prime, finchè non è costretto a prestargli azione dopo un rincalzo, "sei sordo?". La voce proviene da un uomo di grosse dimensioni, pelato, il cui volto è coperto da una chiazza di nero, che dovrebbe essere un tatuaggio.
"Lasciami passare", risponde Bèrenger, senza accorgersi di come sangue e assenza di saliva rendano la sua voce demonica. Forse non si accorge, ancora una volta, di quella sua dimensione interna che lo insegue, lo caccia. "Sniff".
"Stai una merda."
Sorride, Bèrenger.
Sorride perchè è vero.
La testa gli pesa.
Il sangue cola dal naso.
I capelli sono impiastrati di sporcizia e sale. 
"Dovresti guardarti allo specchio".
Mette la mano sulla maniglia della stanza.
E l'energumeno lo blocca.
Lo blocca per poco, perchè Bèrenger reagisce con una violentissima testata che gli spezza il naso.
Crack.
E l'energumeno crolla.
Crolla a terra.
E dunque eccoci.
Eccoci alla fine di sei mesi.
Ecco che la porta si apre.
La porta si apre.
Si apre.
Camille.
Camille.
I suoi occhi verdi.
Gli occhi verdi di Camille de Vois che si muovono su suo marito.
Ma non è Bèrenger de Vois che vedono, no. È un fantasma.
Gli occhi si muovono senza una meta precisa. Finchè non si richiudono.
E allora Bèrenger si muove verso sua moglie.
Le prende la mano.
Le prende la mano e la stringe a sè.
"Scusa, Camille.
Scusami.
Non ho avuto il coraggio.
Non ho avuto il coraggio.
Ora sono qui.
Scusami scusami scusami."
Camille riapre gli occhi.
"R...r..ryan?"
"E' inaccettabile."
A prendere parola, questa volta, è il Commissioner.
E lo fa con la sua solita violenza verbale.
Con quello sguardo tetro, con il pugno che sbatte contro il tavolo.
Nessuno degli altri due però sobbalza, o ne sembra intimidito.
Il punto è che...
"Non importa. Avrò tempo sicuramente per sistemare le cose.
Intanto, Ellie, Adam, volevo semplicemente informarvi su una cosa."
Il silenzio, tra gli altri due, continua a regnare.
Però non è un silenzio di riverenza, non lo temono.
Vogliono semplicemente ascoltare cosa ha da dire a riguardo.
"Sono arrivato con un compito, che era quello di vegliare su di voi. Su come vengono svolte le cose.
Ed il fatto che una ragazzina abbia devastato l'isola semplifica semplicemente il mio lavoro, alla fine."
Un respiro profondo.
"Ho quasi ultimato i miei lavori all'Isola, comunque."

Qualche settimana fa, non era così.
L'unico cantiere riguardava 1 Police Plaza, che ora è completato: E' il resto della città che è in costruzione.
Pare di vedere, in lontananza, una grossa struttura delimitativa: vedremo cosa avrà in mente il Commissioner nei prossimi mesi. E, a proposito di Commissioner...
"Ciao, Francis."
Ed è in compagnia del Genesi World Champion, Francis May.
May e il Commissioner.
Il Commissioner e May.
Un duo che solo qualche mese fa sarebbe stato visto come improbabile, e che adesso invece rappresenta l'essenza stessa di una filosofia.
Ordine, Controllo, Regole.
Perseguire il primo, esercitando il secondo, attraverso il terzo.
Francis May ha le idee chiare, almeno quanto il suo socio.
May: "Sarò sincero, nonostante mi trovi abbastanza bene ad improvvisare, anche in situazioni difficili, non mi è piaciuto quello che è successo a Presidential Day. Sì, ho mantenuto il titolo contro Turner, e scommetto che è stato davvero spettacolare visto dall'esterno, ma se avessi voluto rischiare di ustionarmi gravemente o perdere un arto per un'esplosione, sarei rimasto a fare lo stuntman a Hollywood!"
Francis non sembra particolarmente contento per ciò che è successo nella "notte dei roghi".
Se l'è cavata egregiamente, ma ha anche rischiato l'incolumità in più di un'occasione.
May: "Siamo d'accordo sul fatto che l'Anarchia porti solo scompiglio e distruzione. Il titolo Anarchy ha delle regole ben precise, ma chi ha deciso di seguire il credo di Ellie, non ne ha. Ed è di per sé una cosa innaturale. Persino nel mondo animale esistono società complesse in cui ognuno svolge il suo ruolo. Le api hanno la loro regina, gli operai, i soldati, e via dicendo, nei branchi esiste il capobranco, gli stormi di uccelli si muovono in maniera sincronizzata e precisa. L'unico organismo che arreca danni all'ambiente in cui vive... è il parassita. Questo è l'anarchia, questo è il male di Lua Pele."
Francis scuote la testa, visibilmente contrariato.
"Sono assolutamente d'accordo. Ha spiazzato anche me ciò che all'improvviso ha colpito l'isola a Presidential Day III.
Tuttavia mi ha anche fatto riflettere, e come vedi è stato conveniente costruire 1 Police Plaza lontano dal resto della città: così abbiamo carta bianca per espanderci e delimitare ciò di buono che c'è fra di noi."
Non accenna un sorriso, perché non sorride.
Ma è come se lo avesse fatto.
"Ed ora ciò che era un semplice edificio in mezzo al nulla, è pronto a diventare la nostra casa. Mentre Anarchia e Progresso si mordicchiano un pezzo di terra in cui staranno sicuramente molto stretti.
A questo proposito, sono infuriato per come si sono concluse le elezioni, che erano in pugno. Però mi fa piacere che Brooks sia stato spiazzato e colpito tanto quanto noi.
Il progresso potrebbe essere un problema inferiore di quanto preventivato."
May: "Il Progresso è più meschino! Aumenta le disuguaglianze sociali mentre lascia intendere che tutto sia alla portata di tutti.
Getta fumo negli occhi, ti propone una facciata ammaliante ed amichevole, mentre punta soltanto a moltiplicare gli introiti. In pratica, è Adam Brooks stesso."
Una breve pausa.
"Forse hai ragione.
E forse, per questo, bisogna accellerare il processo per terminare la cintura esterna che coprirà le nostre quattro mura."
Allora, sì.
E' proprio un muro delimitativo quello che si vede in lontananza.
"E dovrò accellerare anche un secondo processo. Quello di entrate e uscite dalla nostra zona.
Aumentare la sicurezza, favorire un maggior numero di controlli. Non possiamo permetterci rallentamenti dovuti a nuovi scontri."
May: "Non c'è altra soluzione, bisogna escludere qualsiasi unità non allineata alle nostre direttive.
Non siamo più nella fase in cui "si rischia la guerra", la guerra è già iniziata e non possiamo permetterci passi falsi. Selezioniamo con la massima cura i nostri alleati, perché chi è all'interno può fare molti più danni di chi si trova fuori."
Annuisce.
"E' così.
E così sarà."
May: "Un'ultima cosa: ho individuato un'area che potrebbe fare al caso nostro, per quel progettino di cui ti avevo parlato..."
Si volta, ed effettivamente in lontananza si può scorgere una collina entro i limiti del muro.
Il Commissioner si volta un'ultima volta verso il suo protetto.
"Mi sembra perfetto."
"Non da sottovalutare, signori, i danni irreparabili alle città."
Una risata in sottofondo. E' Ellie. "Ma fammi il favore, Brooks."
Breve pausa.
"Prego?"
"A te frega soltanto di ciò che è stato distrutto a Mooreville. Di Fightham non ti sei mai interessato."
"Faccio finta di non aver sentito."
"Silenzio." - Il Commissioner entra nella discussione.
"Avete ragioni entrambi."
Sbuffa.
"E non sapete quanto mi pesi dirlo."
"Non toglie ciò che ha fatto."
"Mi pare di essermi già espresso sulla signorina Bishop definendola terrorista."
Sbatte il pugno sulla scrivania, Ellie.
"Le vostre mancanze hanno causato ciò che è successo.
Il popolo agisce in reazione agli ostacoli che trova. Se mammina e papino non avessero mai litigato, forse non saremmo mai arrivati a questo."
"O forse ci saremmo arrivati ugualmente."
"E' solo questione di... quando.
Prima? O dopo?"
Scuote la testa.
"Capirete. Eccome, se capirete..."
Il Commissioner perde per un momento la calma.
Il tono della giovane lo innervosisce.
"E' UNA MINACCIA?"
"Prego, i toni.
Stavamo parlando d'altro."
Data: 23/08/2022
Ore: 15:00
Ah, Moore's Palace, nel pieno del suo splendore.
Un fiore appena sbocciato in un bel giardino primaverile, viene da pensare.
Questo quando era intatta, quando ha, per esempio, tenuto la festa di apertura di Lua Pele. Ma non oggi.
Oggi, di quello splendore, è rimasto ben poco.
Ed è per i tumulti causati dal tornado Ellie che Ryan si è ritrovato senza casa. Ed è in uno stato di ristrutturazione pesante, visto l'incendio causato da Cain Crow.
Da quel giorno, c'è un ospite fisso di casa Moore che non si è mai dato pace: difatti non ha mai pensato a riposare se non le cure mediche obbligatorie più che necessarie.
Mean Clown si sente responsabile di tutto questo, nonostante non lo sia.
Davanti al cantiere aperto, un uomo si avvicina al Clown.
Ha un pacco in mano e glielo consegna.
"Finalmente il mio casco da carpentiere eheheheh..."
Ma veramente...
"Ora posso veramente cambiare nome, voi, sguatteri!"
Si rivolge ai muratori che stanno lavorando alla casa.
"Da oggi sono CC. Il Clown CARPENTIERE!"
Silenzio generale.
C'è un po' di imbarazzo.
"Senti sucaminchia."
Interrotto immediatamente da una voce nota, da quelle parti.![]()
Applausi.
Ironici chiaramente, ma apprezzati dal Clown che pensa siano sinceri.
"Complimenti per la meritata promozione."
"Grazie signore!"
"Non è così che funziona...
Fa niente. Senti una cosa."
Fischia.
Luna arriva immediatamente al suo fianco.
"Ok, il cane sta bene. Prossima domanda."
Il Clown agita fiero il progetto della casa.
"Cosa cazzo è successo?"
"Guarda, ho preparato delle modifiche. C'è un bel tendone da circo... Sai, pensavo di allargarmi"
"Niente modifiche."
"Comunque è andata a fuoco."
Accenna un sorriso, Ryan.
"Direi che si vede."
"E ti posso giurare, giurin giurello mi cascasse il pis-..."
"Che non sei stato tu."
Ryan si siede su dei mattoni. Al suo fianco il cane.
Clown lo raggiunge, agitando sempre il suo foglio.
"Guarda che il tendone..."
"Dammi un nome. Non me ne frega una sberla del tendone."
Clown sbuffa.
"E' quella emo lì che è appena arrivata."
"Ellie?"
"Si beh, non proprio lei. Ma a quanto mi hanno detto i tuoi collari blu è lei che tira i fili."
Ryan si ferma a pensare, senza dare una risposta al Clown velocemente.
Ellie, che aveva visto in azione come semplice manager di Bobby prima di perderla di vista... ha distrutto l'intera isola.
Tutti erano ai suoi piedi.
E il riflesso dei suoi occhi azzurri mostra soltanto rispetto per lei.
"Chi ha mandato?"
"CC."
"Sei tu CC, l'hai appena detto."
"Ma no, quell'altro! Crock qualcosa..."
Ryan non lo segue.
Il Clown ci riprova.
"Cane..."
"Ti sto per prendere a testate."
"Cain Crow!"
Squilla il suo telefono.
Ryan si alza, facendo un cenno di ringraziamento al Clown.
Risponde, sembra importante.
"Sì, farò un comunicato appena riprenderemo gli show.
A quel "no" come risposta, invece..."
Sbuffa.
"Ci penso io."

Beve, Ellie.
Lo fa con gusto, pur gli occhi raccontino il contrario. Anzi, il contrario che raccontano i suoi occhi è proprio davanti a lei.
"Ciò che è successo a Presidential Day III è soltanto colpa vostra. Dovreste esservene resi conto ormai."
Ed, in parte, è vero.
Le elezioni sono state improvvisate in due settimane, coi rapporti che si sono logorati tra i due già a Trench War II, rendendo una ipotetica convivenza impossibile.
Tuttavia, ora non solo si trovano a convivere.
Si trovano a convivere con una terza persona, estranea, di cui non sanno nulla.
Ed è proprio questo ciò che pone Ellie al di sopra degli altri due.
"Il popolo di Lua Pele non ha avuto scelta. Le elezioni sono partite con voi due, e non appena ho presentato una valida alternativa...
Beh.
Hanno completamente ignorato le vostre candidature.
Vi hanno rigettato per elevare me."
"Prendendo con la forza i loro voti."
"E lasciandoli senza un posto in cui vivere."
C: "Viva la democrazia."
Sbuffa, Ellie.
"Ho chiesto l'indipendenza per dove andremo."
Drop the bomb.
Alla fine, ha senso: non vuole avvicinarsi agli altri due, non ne ha interessi.
E forse è meglio delimitare la sua zona d'azione, per evitare che si ripetano eventi come quelli di Presidential Day II.
"E la colpa è soltanto vostra. Voi due avete creato la situazione di Presidential Day III.
Infatti, non devo ricordarvi che entrambi avete cercato di portarmi al vostro cospetto."
Cala un silenzio gelido.
E' vero che entrambi, dopo TWII e prima di PDIII hanno cercato Ellie.
E' vero che entrambi ne avevano visto le potenzialità.
Ma qualcosa è andato storto, nel mentre.
"La vostra cecità è un qualcosa che verrà raccontato per anni e anni.
Avete ignorato completamente i vostri talenti, il vostro popolo, le vostre risorse e il vostro futuro, per avidità di potere.
E questo non fa altro che rinforzare me, lo ha fatto sin dall'inizio."
Seguito da una mezza dozzina di uomini, rivoltosi, Saul Clarke si dirige per le vie di Fightam.
Non lascia trasparire emozioni più di tanto, il rocker. Anzi, dietro la folta barba non riusciamo a cogliere nessuna indicazione.
SC: "Voi, andate lì, al supermercato.
Ricordate le istruzioni di Ellie, mi raccomando a non fare cazzate.
Tantomeno non fatevi intenerire, andate a cazzo duro e fate gli uomini.
Io vado lì."
Saul prende la via di un negozio di dischi.
Sfiora con le dita una serie di vinili.
Ne apre uno, con un soffio toglie via della polvere, poi si rivolge al titolare.
SC: "Ha un bel negozio, sa?
Però purtroppo è da chiudere, sa quello che è successo.
Le sta bene?"
L'uomo non fa nulla, non dice nulla.
SC: "Vada via, non mi costringa ad usare la forza."
Scappa l'uomo Saul non ha avuto bisogno di alzare un dito, la sua mole mette di per sè agitazione.
Entra in un negozio di abbigliamento.
Pochi secondi.
Poi esce via chi era di turno a fare la commessa.
Lo sa fare il suo lavoro, Saul.
Luogo: Yacht
Data: 24/07/22
I paramedici, d'urgenza, trasportano i due wrestler massacrati, facendoli salire all'interno dell'Elicottero. L'Ospedale di Lua Pele è andato distrutto ed i due verranno portati al Presbyterian Hospital di New York. Ma prima che la porta dell'Elicottero possa chiudersi gli sguardi di Lukk e Lewis si incrociano. Nessun rancore, nessu odio per colui che con una martellata distrusse la divinità narcisista Lewis Maddox.

IL SEGUENTE MESSAGGIO VI E’ OFFERTO DA “BIBITONA GENTILE”, L’UNICA BEVANDA CHE VI FA RUTTARE DAL SOLO POLMONE DESTRO.
Il filmato è in bianco è nero. Il nostro Luchador preferito – che vi piacci o meno – è inquadrato dal basso. Cameraman nel giardino della sua residenza da cui lui si affaccia dal balcone con petto fierissimo e pugni ai fianchi. Si gonfia, ed esclama.
Pargol: “CI RISIAMO! Nuove sfide, nuovi scontri attendono! Ed io – Dio mi fulmini se mento! – sono arcistufo delle condizioni in cui ho vissuto la scorsa stagione seriale! Non solo mi disgusta la situazione elettorale e governativa, ma sono stato messo al CONFINO, a dare notizie mentre altri erano protagonisti. QUESTA E’ PER CASO LA FACCIA DI UN GIORNALISTA! NO! A meno che questo non sia Mucha Lucha. Ma non mi risulta che Miriana Potrebbe si sia trasformata in un Carretto Levatore o che Istinto Animale si sia mutato in una palla da biliardo umano! Quel cartone mi ha cresciuto e ha deformato il mio contatto con la realtà: sarà per questo che un tempo ero…” – trema disgustato, e lo dice con un sussurro – “…comunista…”
Si affretta a lavare via il ricordo.
Pargol: “MA ho visto la luce. Ho visto i miei errori e dove sbagliavo: SU TUTTO! E questa compagnia per ora mi ricorda me e il mio errare giovanile. C’è ancora tempo per tornare sui propri passi, ma serve rendersene conto. O li accetterete come tali… o sarà il caso che i nostri cammini si dividano. Ero venuto qui, MAGNANIMO, per portare un po’ di ritegno in questo circo, e me ne sono fatto coinvolgere. Porterò il mio CULO in lidi più degni e dignitosi che chiedono di me! Se non farete qualcosa a riguardo… potrete dire ADDIO al Pargol di D’Annunzio e vedermi combattere in GWF. E’ tutto!”
Torna dentro. Applaude solo il vicino. Unico presente.
QUESTO MESSAGGIO VI E’ STATO OFFERTO DA “BIBITONA GENTILE”, L’UNICA BEVANDA CHE VI FA RUTTARE DAL SOLO POLMONE DESTRO.

Data: 07/08/2022
Durante questi giorni i due non hanno mai parlato del Main Event e della situazione che sta stringendo il collo Lua Pele. I due si ritrovano in un'aera aperta dell'ospedale, messa a disposizione dei pazienti per respirare un po' d'aria pulita. Si son ritrovato spesso qui, ammazzando il tempo in puerili classifiche di culi, tette e chi maggiormente mi farei delle dottoresse ed infermiere. Oggi Moore non è venuto a mani vuote, ha con sé un regalo e lo porge all'amico.
“Eh vecchio mio, i trenta hanno raggiunto anche te... Vecchio bastardo!”

“MA MAGN'T O' CAZZ!”

Sorrido, mostrando accenni di ruga sui margini delle labbra che prima non c'erano.
Lewis prende il regalo, ma prima di aprirlo sfila dalla tasca destro del giacchetto un paio di pacchetti di sigarette.
Ne porge uno a Ryan Moore.
“Al bar non servono alcoolici, accontentati di queste.
Se mi procuri dell'erba spegnamo anche la candela...”
“Nah, l'erba è la droga dei negri come Dylan Turner.”
I due ridono e fumano le loro sigarette, la loro dose di veleno che lascia scadere più velocemente il loro tempo.
“Cosa mi hai regalato?”
“Non puoi leggere il biglietto, aprire il pacco e non cagarmi il cazzo?”
“No.”
“Allora ficcatelo nel culo.”
Maddox legge il bigliettino.
“Al coglione più grande che io abbia mai conosciuto... Evidentemente non hai avuto l'occasione di guardarti allo specchio.”
Scarta il regalo e...

“Che significa?”
“Hai perso la tua, ti regalo la mia.”
“Ma noi non siamo riusciti ad imporci come compagni.
Ci siamo elevati come rivali.”
“Lo so, ma io tra qualche mese mi ritiro ed è così che voglio chiudere la mia carriera professionale nei tuoi confronti.
Non sei un'opzione per il mio ultimo match.
Sei e rimarrai mio amico, ma le nostre strade si separano Lewis.
Domani mi dimettono.”
Maddox rimane in silenzio per qualche istante, osservando la cintura.
Il suo sguardo incrocia per un secondo quello di Moore.
Non ci sarà più e non danzeranno insieme per un'ultima volta.
Come se la vostra ex non vi avesse concesso l'ultima notte d'amore.
“Aspetta Ryan...”
“Lewis, ho già deciso.”
“Ancora non abbiamo classificato la migliore faccia da pompinara dell'ospedale.”
Allora il newyorkese torna indietro.
"Dieci dollari sulla bionda del terzo piano."

...Quarantasette, quarantotto, quarantanove, cinquanta, cinquantuno, cinquantadue...
Una stanzetta bianca, dall'aria spoglia. Un letto perfettamente rifatto fa da supporto ai piedi di una ragazza che esegue flessioni.
Sulla propria schiena ha dei libri parecchio spessi a fare da pesi, ma la potenza delle sue braccia non sembra soffrire.
...Settantadue, settantatre, settantaquattro...
Ovviamente si tratta di Krystal Wong.
La hongkonghese si allena, contando ogni piegamento sulle braccia.
E' indubbiamente in splendida forma. La fatto curioso è che essere sola.
C'è un'altra donna, decisamente più anziana, sdraiata vicina a lei. E' abbronzata nonostante l'età, a mostrare che è una donna di Lua Pele.
La sua presenza però non ferma la asiatica.
...novantasette, novantotto, novantanove e...
Si da lo slancio, mettendosi in verticale ed eseguendo l'ultimo piegamento perfettamente in equilibrio sulle sue mani.
...cento.
Con un elegante gesto, si mette nuovamente dritta sulle proprie braccia, prima di tornare seduta sul letto, con le gambe incrociate.
Nonostante l'allenamento, ha un aspetto radioso.

Ha delle lunghe trecce che restano sparse di qua e di la, mentre fissa la porta della stanza in attesa di qualcuno.
Un'attesa che sembra infinita.
Sposta lo sguardo verso l'orologio, manca poco allo scoccare dell'ora e...
La porta si apre, e l'asiatica scatta in avanti. Alcuni dottori entrano nella stanza.
BEH?
Il tono di voce della Wong è nervoso, ma non spaventa i medici.
Beh cosa?
Quando potrò uscire di qui?
Gelo da parte dei dottori.
Nessuna reazione. Nessuna espressione. Solo un ragazzo un po' più giovane la osserva con pena.
Una pena che Krystal percepisce e fatica a sopportare.
Non ancora. Non ha ancora l'ok per lottare, per quanto i suoi allenamenti siano ormai diventati leggenda in questa struttura.
Si sono viste poche persone testarde come lei.
Silenzio nella stanza. Solo il grasso respiro della anziana allettata è capace di spezzarlo.
Ci dispiace.
La hongkonghese si ributta a letto, mentre i dottori vanno a visitare l'anziana. Solo un ragazzo, anche lui in camice bianco, si avvicina, parlando sottovoce.
Oi.
Krystal si volta distrattamente, notando solo in un secondo momento che si tratta di un suo compagno di università.
Non parlare, non farti notare.
Non mi fido di questa gente.
Tieni.
Le consegna un piccolo pacchetto, avvolto nella carta regalo.
La maggior parte di noi è già andata via. Restiamo in pochi qui.
Fanne buon uso.
La hongkonghese riceve il pacchetto, con sguardo confuso, mentre anche l'altro ragazzo si allontana.
Fissa il pacchetto, mentre le immagini sfumano.
L'aria si è fatta sempre più pesante, caricata dal fumo delle sigarette consumato in questa stanza. "Era un po' che non fumavo". Tipica frase di chi si trova in una situazione così difficoltosa. Tipica frase di chi effettivamente aveva un bisogno incredibile di una sigaretta.
Ora c'è silenzio. I tre non parlano più, dopo ore passate a discutere, elencare casi di violenza, abusi e quant'altro. Tre ore passate a rinfacciarsi le causa della distruzione di Lua Pele. Tre ore passate attorno al nulla.
E ora l'aria è davvero pesante.
Davvero, davvero pesante.
"Ottimo, ora che ci siamo aggiornati, posso andare?"
Brooks è sul limite del crollo nervoso.
"Cristo santo, che fatica", sembra voler dire a a squarciagola. E allora lasciala andare, Ellie. Lasciala andare via e chi si è visto si è visto.
Brooks, nel mentre, non dice nulla.
"Bene, allora alla prossima."
"Aspetta."
Il Commissioner trasale anche lui. Forse nemmeno lui aveva mai sperato in una pace.
"Ho una proposta per voi due.
Una tregua."
"Una cosa?"
"Hai capito bene, non farmi pentire."
"Non se ne parla, Brooks.
Ho le forze per schiacciare questi ribelli senza nemmeno farmi notare."
"Perchè non l'hai fatto, allora?
È due mesi che ci cerchi ovunque, ma non ci hai mai trovati.
Sai perchè, Commissioner? Perchè noi siamo ovunque. Siamo un virus che non puoi estirpare perchè è già dentro il tuo corpo."
"Ci diamo alle metafore azzardate."
Commissioner e Brooks sorridono.
"Azzardate o no, questo è quello che siamo.
E non sarà una tregua a far-"
"Scappate come ratti da due mesi, Ellie.
Siete costantemente inseguiti, cacciati.
Non è questa la vita che cercavi, con la tua ribellione, Accontentati di quello che ti sto offrendo."
Ellie si ferma. Si ferma e placa il suo animo distruttivo.
"Ti ascolto."
"Una tregua fino a Apocalypse Rising III.
Occorre che l'isola non arrivi completamente distrutta alla nuova season.
Io vi do tre mesi per poter raccogliere le vostre forze e cercare di capire che cosa combinare nella vostra vita. Tre mesi in cui capiremo qualche sarà l'equilibrio della quarta stagione. Tre mesi di riflessione, punto e basta."
Commissioner ed Ellie si guardano, forse per la prima volta.
La guerra è stata già lunga ed è arrivata in una fase di stallo.
Forse questo è quello che riuscirà a muoverla.
"Ognuno avrà il completo controllo delle sue piazzeforti.
Order a Police Plaza.
Anarchy al fu The Patrol.
Mooreville invece rimane sotto il mio controllo, per difendere gli investitori.
Per quanto riguarda la città, quella è sotto il quasi totale controllo delle forze statali, dunque rimarrà così. Invece, per quanto riguarda Fightham, il discorso è diverso: l'esercito non è riuscito a penetrare, pertanto rimarrà una zona franca. Chiaro?"
La risata del Commissioner scuote l'intero ufficio.
"Mi stai chiedendo di non fare il mio lavoro, Brooks?
Di lasciare il controllo dell'isola a dei terroristi?
Sognatelo."
"Ti sto chiedendo tre mesi.
Tre mesi per tentare di risolvere questa situazione senza fuoco e sangue."
"Io ci sto."
Tutti si girano verso Ellie.
Quattro occhi, tutti verso la ribellione.
"Tre mesi.
Mi sembra una buona idea."
E ora tutti verso il Commissioner.
Che si alza.
"Non farò tregua coi terroristi, Brooks."
"Allora cosa farai? Continuerai a inseguirli senza non trovare nient'altro che polvere?
Non ne hai le risorse, Commissioner.
Lo sappiamo tutti in questa stanza."
Il Commissioner si risiede.
Si risiede e guarda Brooks.
Quell'unico occhio che squadra il GM. Forse per capire dove vuole davvero andare quell'affarista.![]()
"Tre mesi, dunque."
THE END
"Sii sempre in guerra con i tuoi vizi, in pace con i tuoi vicini, e lascia che ogni nuovo anno ti trovi un uomo migliore"
Benjamin Franklin