“Dichiarandoci anarchici proclamiamo innanzitutto di rinunciare a trattare gli altri come non vorremmo essere trattati noi da loro; di non tollerare più la disuguaglianza che permetterebbe ad alcuni di esercitare la propria forza, astuzia o abilità in maniera odiosa.”
Pëtr Alekseevič Kropotkin

Le alternative non mancano ma Cain Croiw preferisce rimanere in piedi.
Mani in tasca, si perde a osservare oltre il vetro.Muove la testa per toglersi i capelli dalla fronte.
CC: "Posso dargli il colpo di grazia. Li ho già messi in ginocchio una volta, lo posso fare ancora.
Il piano è semplice: vincere la Supermarket Rumble e vincere il titolo. Facile, no?"
Si appoggia ad una poltrona, non lascia il tempo di reagire.
CC: "La Fridge Position è una buona possibilità. Basta organizzarsi, un completo un po' più caldo e posso resistere a lungo. Poi ci si può sempre sbarazzare delle cose in eccesso.
Il modo migliore per far prevalere il caos è essere pronti a ogni eventualità, no?"
E: "C'è solo un piccolissimo problema, Cain. Non manderò te nel match per la Fridge Position."
Crow sbuffa.
E: "Vedi, le nostre azioni stanno iniziando ad avere le conseguenze che cercavamo. L'isola è stata messa in ginocchio, e ogni piccola azione che si muove sembra tirata dai nostri fili."
Accenna un sorriso.
E: "Il colpo di grazia che indichi non potrà mai essere uno soltanto. Il limite di ogni leader è impegnare sempre le proprie forze su un fronte soltanto.
E' per questo che ti dico in confidenza una cosa: Ryan Moore verrà a cercarti."
Il Cavaliere del Chaos porta una mano alla fronte.
CC: "Dici che..
sì, quello sarebbe davvero un colpo di grazia. Solo, non capisco: Ryan Moore è una testa destinata a cadere.
Importa così tanto la mano che la taglierà?"
E: "Non esiste cosa più importante.
Lui ha cercato di fare il vago con me, e mi ha affidato un compito che cercherò di portare a termine. Ma se noi facciamo il nostro lavoro, Cain, non importerà.
Vedi l'immagine più in grande? Brooks, il Commissioner... vorranno soltanto aggiudicarsi quel titolo.
Noi non solo punteremo dritti verso il titolo, ma taglieremo la testa di Mr. Genesi in persona."
CC: "Sì, adesso lo vedo.
Hai ragione."
L'effetto che Ellie esercita su Crow è qualcosa di incomprensibile, mai si era visto l'ex campione così assoggettato a qualcuno.
CC: "È tutto ciò che aspettavo, la mia occasione di calare la mannaia sulla sua carriera. Il mio nome è già sulla mappa ma a quel punto, oh, diventerei un centro nevralgico sulla cartina.
Terrò gli occhi aperti e lavorerò per giungere al nostro obiettivo, miss Ellie.
A questo punto, direi che il piano cambia, giusto?"
"Perfetto."
Lo supera, come se lo avesse salutato.
Dire che Ellie è attiva su ogni fronte è... riduttivo.
E dire che Crow è sempre più il centro focale della sua Genesi, beh, anche.
26 Agosto 2022
Ospedale di Lua Pele
23:58
Ancora fasciata, ancora ferita nell'animo.
Certe cose non te le scordi.
Riflette su ciò che è accaduto, per l'ennesima volta.
E' passato oltre un mese dai fatti di Presidential Day. Da quando ha visto la sua università data alle fiamme, distrutta e fatta saltare in aria. Non riesce a perdonarsi fino in fondo. Sente sempre e comunque una vocina nella testa che le raschia il cranio.
Potevi fare di più.
Potevi lottare ancora.
Hai lasciato che tutto andasse in fumo.
Sei debole.
Cerca di scacciare via i brutti pensieri...
Ma non ci riesce. Sono sempre li. Come se sul letto accanto al suo ci fosse da un mese un'altra persona, un'altra Krystal nel letto accanto al suo, a ricordarle i suoi errori.
Errori, parola grossa.
Nei momenti di lucidità, si rende conto che non ha sbagliato nulla. Ha lottato come una leonessa contro tre wrestler.
No. Non tre wrestler. Tre uomini.
No. Non tre uomini. Tre animali.
Chi si comporta in questa maniera, chi aggredisce qualcuno in una maniera simile, non si può definire ne wrestler ne uomo.
Non c'è stata disciplina o onore nelle loro azioni.
Non c'è stata empatia o pietà davanti a una persona sconfitta.
Spezzata.
Sono le bestie a comportarsi così.
Non gli uomini.
Mentre è assorta nei suoi pensieri, nota una luce accendersi in lontananza.
Schizza rapidamente in alto, prima di esplodere in cielo.

Un fuoco d'artificio illumina la stanza a giorno, ma Krystal intravede a malapena la luce, visto che si è coperta il viso con le mani.
Il suono del botto nasconde l'urlo lancinante che la hongkonghese non riesce a trattenere.
Si allontana dalla finestra, mentre i fuochi continuano a brillare nel cielo di Lua Pele.
Sale su una ferita ancora aperta.
Panico. Una sola idea in testa.
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E’ con fastidio che Pargol entra nell’ufficio di Ellie.
Sputa pure per terra, ma a causa della maschera la bava non fuoriesce dal gear che gli cela il volto.
E’ sul piede di guerra senza un esercito al seguito quando compie la sua marcia e raggiunge la vincitrice delle Elezioni: che che se ne dica di brogli o meno!
Pargol:“Crede che io debba essere trattato come un cittadino di serie B? Gli ex-VDW qua ci tolgono il lavoro e voi mi mandate a lottare contro gli operatori ecologici? Ma la vogliamo valorizzare questa isola o no? Io dico PRIMA I LOTTATORI DI GENESI, per l’amor del cielo!”
E così facendo tira fuori dal taschino un santino di Luigi Guercia a cui stampa un bacio per poi rimetterlo a posto.
Pargol: “Mi duole piombare così nel suo ufficio senza prenotazione, senza preavviso, e senza il pentimento di aver messo KO tre delle sue guardie del corpo e una segretaria che stava guardando i video dei gattini sull’internette. Ma non posso accettare di essere messo da parte. Io voglio un incontro serio e se non me lo fornisce Adamo, me lo fornirà lei, Eleonora! E se non lo farà lei, dovrò scomodare l’Altissimo!!”
Ellie: “Non oserebbe rivolgersi a Fabrizio…”
Pargol: “OSEREBBI!”
Ellie tentenna per qualche secondo.
Non vuole scontentare il lottatore, ma non ha nemmeno il tempo per mettersi all'opera con qualcosa di speciale.
Detto questo, le minacce son minacce.
Ellie: "Facciamo così, tu ti prepari per il main event, ed io vedrò di mandarti contro un avversario di livello.
Non di certo un operatore ecologico."
Si schiarisce la voce.
Ellie: "Magari neanche un lottatore vero ma vabbè..."
Sussurra, e Pargol pare stizzito per non aver sentito ciò che la GM ha da dire.
Pargol: "Elena di tro-... Elena la tro-... SENTA!
Io non ho sentito."
Ellie fa spallucce.
Ellie: "Non ho detto nulla."
Pargol: "Lei ha bofonchiato, biascicato, e sobbilinamente sibilato in rottura di quarta parete una informazione celata alle mie orecchie. Ma BENE! Si tenga pure i suoi segreti, che io mi terrò invece i miei segreti di Stato. Un meccio è pur sempre un meccio, e il Pargol non rifiuta lo scontro. Ma sentirà parlare di me di nuovo se mi troverò ad affrontare uno sturacessi o un lustra scarpe"
Pargol detto ciò esce sbattendo la porta.
Ellie: "Che cosa cazzo è un meccio?"

“Casa dolce casa.”
Queste le parole di Saul Clarke intento ad osservare dall’esterno la nuova villa che Ellie gli ha concesso nella sua nuova Figtham.
Il rocker si compiace osservando la villa dall’esterno, fa scricchiolare il collo roteando il capo.
Sorride.
“Oh, sì Saul, hai fatto la scelta giusta stavolta. Siamo sul carro corretto. Direi anche che mi merito tutto questo dopo quello che ho passato, no? Vabbè, ma il tipo in tutto ciò dov’è?”
Parla solo Saul, mentre continua a contemplare la villa.
La sua ultima domanda però gli fa mutare leggermente lo stato d’animo uscendo dall’estasi in cui si trovava e scrutando ad ogni angolo aguzzando la vista in cerca di qualcuno.
Finchè non individua un ragazzotto, adagiato ad un lampione, in felpa e berretto.
“Oh eccolo, credo sia lui.”
Gli si avvicina il rocker, gli dà una pacca sulla spalla, poi pare si diano il cinque più di qualche volta. Che si stiano passando qualcosa?
Saul saluta il tipo. Ritorna verso la villa. La apre e ci entra dentro. Toglie qualcosa dalla tasca dei jeans neri.
Una bustina con della polverina bianca.
L’immagine che abbiam visto poco fa fra Saul ed il tipo è diventata di tratto molto più chiara.
Saul sparge la merce sopra un vassoio d’argento che era posto su di un tavolino di cristallo posto nel salotto, forma delle strisce con una carta fedeltà di un qualche supermercato.
“Vediamo un po’ questa casetta.”
Saul, portandosi dietro il vassoio d’argento si dirige verso una porta.
La apre.
Pare sia lo sgabuzzino, lì dentro il rocker ci ha fatto riporre le sue cose, vi sono delle valigie da disfare, ma anche delle chitarre, immancabili per Saul.
Ne sceglie una e la mette a tracolla, poi riprende il vassoio che aveva poggiato per terra.
Sniff. Sniff. Sniff.
Da due colpetti alla chitarra, giusto un paio di accordi suonati in successione, per tener calda la mano sinistra.
Poi visita le altre stanze.
Vede com’è fatta la cucina: penisola con fornelli ad induzione e forno con 5 modalità di assetto differenti.
Frigo ampissimo, un monolocale.
“Vediamo un po’ questa casetta.”
Si compiace aprendo il frigo e vedendo cosa c’è dentro.
Poi si sposta, apre e chiude la porta del bagno, giusto per sbirciarci.
Arriva nella sala da pranzo e posa il vassoio d’argento sul tavolo.
Si siede sul salotto e strimpella la chitarra per qualche secondo. Poi se la toglie di dosso e la lascia sul sofà.
Riprende il vassoio.
“Vediamo un po’ questa casetta.”
Prova ad accendere il televisore fronte al divano, dopo un po’ trova il tasto d’accensione e poi il telecomando.
Annuisce contento.
“Vediamo un po’ questa casetta.”
La polvere sul vassoio è finita.
E non era poca.

Me misero, me TAPINGO
Zolf vs Jack Gunn
L'incontro è valevole per il mini-torneo che permetterà ad un wrestler di prendere parte per ultimo alla Supermarket Rumble a Kaua Makeke. Ci troviamo nella zona precedentemente conosciuta come The Patrol, regno di Bobby the Cop ora sotto il controllo di Ellie e della sua banda. Proprio Zolf, erculeo, attende il suo avversario a braccia conserte, nei pessi dell'ingresso. Non sa chi aspettarsi, non gli importa, è lì solo perchè Ellie lo ha ordinato. Ad affrontarlo niente popo' di meno che Jack Gunn. Zolf lo guarda, sorride, posa i suoi effetti personali su un ripiano nelle vicinanze e in maniera estremamente violenta, ma altresì composta e metodica, chiude subito le ostilità con una Lobothomy tanto improvvisa quanto violenta. Non c'è storia, non ce n'è mai stata, e probabilmente nemmeno ce ne sarebbe stato bisogno.
Zolf passeggia su Jack Gunn ed avanza alla fase finale del mini-torneo.
Ospedale di Lua Pele
07/10/2022
10:12 AM
Nonostante sia ottobre, le temperature si tengono stabilmente sopra i 25°, e l'umidità contribuisce al gran caldo.
Sono passati due mesi e mezzo da Presidential Day, ma finalmente Krystal Wong può dire addio a quella stanzetta quattro metro per quattro dove non poteva che sentirsi imprigionata.
Scende le scale, silenziosa. Ha una maglietta, dei pantaloncini in jeans con alcuni evidenti rigonfiamenti nelle tasche, un ciondolo al collo ed uno zainetto di fortuna con ancora il simbolo dell'Università di Lua Pele.
Quando si è privati di tutto, ci si attacca ai ricordi. Fragili scogli in mezzo alla tempesta, che però sanno essere taglienti.
Non ha lo sguardo sereno, Krystal.
Ancora meno una volta varcate le soglie del cancello dell'ospedale.

Guarda davanti a se. Due uomini la aspettano, braccia conserte.
Due uomini con una felpa, senza loghi o altro.
Krystal stessa cerca di capire in che guaio si è cacciata questa volta.
Sono alti, grossi e hanno quella faccia brutta tipica dei buttafuori o degli spacciatori.
Una volta notato che lei non si muove oltre verso di loro, ecco, sono proprio loro a muoversi verso di lei.
In macchina. Poche discussioni.
Krystal si guarda attorno, mettendo una mano nella propria tasca destra.
Stringe il pungo per qualche secondo, ma la tensione svanisce poco dopo.
Non ha voglia di combattere.
Sta zitta mentre sale sull'automobile nera, dove un terzo uomo attendeva novità.
Andiamo.
La hongkonghese è stretta tra i due uomini, sul sedile posteriore.
E' scomoda, ma non le importa granchè. Guarda la strada davanti a se, mentre percorre la provinciale che lentamente porta fuori dal centro di Lua Pele.
Sposta l'attenzione fuori dal finestrino, siccome costeggiano l'infino oceano ora.
Ed è lì che pensa a tutto ciò che ha fatto, e passato.
E cerca di capire dove la stiano portando questi uomini.
Nessuno dei tre parla.
La radio non è accesa, c'è un chiaro clima di tensione.
La hongkonghese dunque ignora il paesaggio, chiude gli occhi per qualche secondo e aspetta.
Non ci vuole molto prima che li riapra, giusto in tempo per sentire la macchina fermarsi. I tre uomini scendono velocemente, raggiungendo la sua portiera.
La aprono, invitandola ad uscire.
Fuori.
E uno dei tre, con il braccio, le indica dove andare.
Una volta scesa, realizza: un luogo distrutto, che non è stato ricostruito in questi mesi.
The Patrol.
La sede di Ellie, dopo il tradimento ai danni di Bobby The Ear.
La sua sala del trono, anche se lei non sembra esserci più entrata da quel momento, né è li che la aspetta ora.
Bensì fuori, all'aperto, vicino a dove un tempo c'era l'ingresso per l'ufficio di Bobby, lo Strip Club.
E: "Benvenuta."

In mano, una birra.
E' seduta al suolo, appoggiata contro il muro.
Fa una smorfia, non appena la vede: non si sa cosa non convinca l'anarchica.
E: "Noto con piacere che sei venuta senza opporre resistenza."
Dopo quella smorfia, di piacere, c'è poco e nulla.
Tant'è.
E: "Sai perché sei qui?"
Già, domanda molto interessante.
Probabilmente se l'è posta anche Krystal nel tragitto verso The Patrol.
La hongkonghese resta in piedi, con le mani in tasca.
Non si avvicina.
Non per paura di Ellie. Non ha paura di quella donna.
Prova uno strano senso di repulsione nei suoi confronti. In questi mesi non è rimasta isolata dal mondo.
Sa che è stata lei la mandante dell'assalto all'Università, eppure resta combattuta. Come se la reazione di attacco o fuga si fosse inceppata.
KW: No, non ne ho idea. So a malapena chi sei.
E' la verità. Le due si stanno incontrando oggi per la prima volta, eppure c'è una tensione allucinante.
KW: Non ho opposto resistenza perchè ho capito come vanno le cose in questo posto. Tre energumeni ti aspettano fuori da un posto? O ti vogliono portare da qualche parte, o ti vogliono menare, se non peggio. Avessero provato a sfiorarmi sarebbero a terra, in lacrime e bisognosi di cure mediche.
Ma sono stati gentiluomini.
O forse sanno chi io sia.
Quindi ora restiamo noi due.
Non si azzarda nemmeno per un secondo a sedersi o rilassarsi.
La Wong è un fascio di nervi e non si mette alcun problema a mostrarlo.
KW: Dimmi, Ellie. Perchè sono qui?
C'è una lunga pausa tra la domanda e la risposta.
La bionda, in realtà, sa che è solo retorica.
Dunque preferisce godersi un po' di vento tra i capelli mentre sorseggia la propria birra.
Si sistema la felpa, e accenna anche un sorriso.
E: "So ciò che ho fatto. E lo sai bene anche tu."
E difatti, Krystal non le ha chiesto niente per niente.
Vuole solo sentirsi dire ciò che le ha da dire per poi sputare la propria onesta opinione.
E: "I miei uomini, che tu avresti potuto schiantare come meglio credi, non erano lì per farti del male. Come non lo era Saul Clarke, o Zolf. O Crow. D'altronde, si sono assicurati di portarti in salvo durante quel marasma." Altro sorso. E: "Se non fosse stato per quel diretto ordine, probabilmente non staremmo nemmeno parlando ora."
Spallucce.
E: "Quindi, ecco perché sei qui. Perché mi piacerebbe lavorare anche con te."
La asiatica apre un poco la bocca per lo stupore. Per un attimo crede di aver sentito male, ma è tutto verissimo.
Ellie continua a fissarla, sorseggiando la birra che ha in mano, mentre un lieve sorriso appare sul volto della Wong.
KW: "Chi semina vento raccoglie tempesta, Ellie. La mia risposta è no."
La voce è sorprendentemente calma.
Il carico emotivo sulle spalle di Krystal è tale da annullarsi del tutto nella sua voce.
KW: "Non lavorerò per nessuno di voi. Non lavorerò per te, come non lavorerò ne con il pelato, ne con il belloccio. Hai fatto un ottimo lavoro, Ellie, te lo concedo. Mi hai fatto capire che quest'isola non fa per me.
Che Genesi non fa per me. Io me ne vado."
Le due si guardano negli occhi.
Le pupille della Wong sembrano quasi opache da quanto vorrebbe saltarle addosso.
I muscoli del braccio destro sono completamente in tensione. Il pugno stretto nella tasca.
KW: "Concedimi però di ringraziarti per i ricordi che mi hai regalato."
Fa due passi in avanti. Sono a meno di un metro di distanza.
A Krystal non importa minimamente di trovarsi nel cuore di un territorio ostile, davanti alla pietra miliare di un movimento anarchico.
Non importa il fatto che potrebbero spuntare chissà quanti seguaci di Ellie.
Se il mondo finisse adesso, a Krystal andrebbe bene così.
Sputa addosso ad Ellie.
Dritta jn faccia.
Un gesto rabbioso che probabilmente ha sognato per settimane, oltre al voler spezzare gli arti di Clarke, Zolf e Crow.
Pensava si sarebbe sentita meglio nel farlo, ma prova solo ancora più rabbia. Digrigna i denti, prima di lasciarsi scappare un'ultima parola.
KW: "Vaffanculo."
Respira affannosamente.
Si è tolta un altro peso.
Ma la rabbia resta lì.
Si volta, abbandonando The Patrol.
Non le interessa la possibilità che qualcuno abbia assistito al tutto e possa venire ad aggredirla, risponderebbe a tono. Non le interessa Lua Pele e il suo destino. Non le interessa questa stupida guerra. Vuole solo andarsene.
Ellie, dal canto suo, non si è mossa di un singolo millimetro.
Anzi.
La vede voltarsi e andare via, come vede gli energumeni che la puntano. Molti energumeni.
Ma lei fa un cenno, di lasciarla andare.
E forse era proprio ciò che cercava da lei.
Forse ha trovato qualcosa di più importante di ciò che aveva visto.
Ed è questo l'importante.
Atlantic City è la Las Vegas sul mare
fumosa dei fasti del passato e perciò decadente
non è più un paese per italoamericani.
La teoria dello small market, però,
sostiene che nei piccoli mercati puoi giustificare i prezzi più alti
perchè mancano le risorse.
Purtroppo però,
a Las Vegas le risorse non mancano mai,
e da noi arrivano solo scommettitori al tramonto
Un'altra teoria economica, invece,
sostiene che la terza generazione di un'impresa familiare
sia quella che inesorabilmente trascini il business verso il fallimento.
Mio nonno iniziò con il suo giro di affari
una bisca clandestina ai tempi del proibizionismo
altri tempi, altro gioco, altro codice... una barzelletta.
Poi toccò a mio padre, figlio unico, americano di nascita
La bisca divenne un palazzo raffinato e sfarzoso
anni di rinascita, anni d'oro e una struttura solida.
Ora tocca a me, mio padre è in pensione
pur essendo sempre presente negli affari di un certo tipo
perchè quella gente non accetta il cambiamento forzato.
Io però non sono figlio unico, mi è toccato un fratello
un fratello scemo, ma scemo per davvero
che però il suo con i numeri lo sa fare.
Diavolo e acqua santa, siamo sempre stati così,
fastidiosamente complementari
eccessivamente a braccetto negli affari.
Però questa volta ho deciso io,
si parla di me e delle mie responsabilità
ciò che si doveva fare è stato fatto, i tempi sono maturi.
Quasi.

Pargol vs Joseph the Bully
Con le telcamere andiamo fuori un Istituto Liceale, nel parchetto d’entrata con tanto di bandiera di Lua Pele che svetta nel cielo. La scuola è imbrattata sulle pareti, le finestre fracassate. Probabile che qui non sia ripartita o si faccia lezione nel terrore di nuovi attacchi. Il Pargol di D’Annunzio si presenta con tanto di zainetto a tracolla mentre dall’istituto esce Joseph The Bully, brufoloso, con una parrucca che gli fa i riccioli rossi, e i denti storti. E’ grosso. Forse si è imbottito il bomber, ma oggi sembra più grosso. Sì. Oggi. Perché è lo stesso Joseph di sette giorni fa.
Glielo dice anche il Pargol “Sei lo stesso Joseph di sette giorni fa!”. “Si, ma ho cambiato mestiere: ora faccio il bullo!”. Il Pargol vorrebbe replicare che “Il Bullo non è un mestiere”, ma viene spintonato a due mani e casca in una pozzanghera. “Cosa farai?” gli chiede il Bullo Giuseppe “Ti metterai a frignare? Chiamerai Zio Benito? Ngueeee???”.
Pargol si sente trafitto non tanto dall’offesa quanto dall’affronto di doveri sottoporre a un siffatto scontro – di nuovo! Si pulisce, si alza, e con l’arrivo di un direttore di gara in forma di bidello che fa suonare la campanella scolastica con cui il match parte e le lezioni vanno a puttane perché gli insegnanti non capiscono cosa sia successo. A nulla valgono le provocazioni di Bullo Giuseppe: il Pargol risponde con la forza bruta e lo sfascia contro il cancello della scuola. Nell’arco di un paio di minuti grazie a un Calcio Balilla in forma di Big Boot, fa saltare un dente dalla bocca del rivale e i soldi del pranzo dalla sua tasca. Il Mascherato schiena il nemico, e il pin viene contato dal Bidello che pratica il mestiere della scorsa settimana di Giuseppe. Che ironia!
In un tripudio di miccette gli scolari affacciati esplodono i brandelli in cielo che compongono la scritta “Zio Pargol” che sta a siginficare lo scorno dei Matusa mentre i giovani limonano felici.
Ma lui è infelice. Lui voleva un trattamento serio.
THE WINNER IS PARGOL
Un terrazzo distrutto.
Tavoli spaccati ovunque.
Le macerie di una vecchia gloria sono sparse ovunque.
E cosa rimane?
Cosa resta?
Owen non lo sa.
Osserva dal terrazzo la spiaggia di Kumula’au. Niente di quello che era il movimento di queste zone è rimasto adesso.
Niente di niente.
E non sa nemmeno lui che cazzo ci fa da queste parti.
“Se fai bene attenzione, riesci a sentire ancora l’odore della cenere…”
Owen alza lo sguardo, lo alza di parecchio, perché la persona di fronte a lui è Zolf.
“Ci avete messo davvero poco a ritirare su il posto che ha visto più violenza e distruzione di un qualsiasi ring di Genesi… bravi, sono fiero di voi.”
È alto, il bastardo.
È dannatamente alto.
“Oh, non essere fiero di me. Sii fiero di voi.”
Owen commenta bruscamente.
Commenta con l’amarezza di chi ha visto un mondo decadere.
“Dunque, Ellie ti ha mandato per parlamentare. Sappi che io faccio solo il mio lavoro.”
Il gigante di Lakewood squadra dall’alto verso il basso il minuto barista, l’espressione è di scherno e non ci prova nemmeno a nasconderlo.
“Il tuo lavoro è quello di servire cocktail del cazzo a froci e troie, io infatti voglio parlare con Bèrenger, quindi dimmi dov’è e smettila di farmi perdere tempo del cazzo.”
“Beh, Bèrenger sarà ormai un uomo perso, mangiato dalla sua ambizione, ma sicuramente non è - perlomeno, non ancora - un coglione.”
Sorride.
Con amarezza.
“A lui non interessa farsi vedere con gente come te. Pertanto manda me a fare questo lavoro. Dunque, che cosa volete per questo Iliad di Fightham?”
Zolf ride, si guarda attorno, solleva un tavolo a cui manca metà del piano di legno e lo posiziona davanti ad Owen, le sedie sono inutilizzabili, quindi i due dovranno rimanere in piedi.
“Se ci pensi il vecchio duca si è fatto vedere più in giro con me che con il portacazzo che sei, ma va bene, erano altri tempi immagino… facciamo pure finta di voler fare le cose per bene e sediamoci al tavolo delle trattative.”
Il barista rimane in silenzio, fissando il titanico lottatore, araldo del chaos scoppiato a Lua Pele.
“Questa bella e spensierata isola non è più un luogo sicuro, te ne sarai accorto. Sì, te ne sarai sicuramente reso conto nel momento in cui questo posto ha ricordato una puntata di Twin Peaks… … Ci sono tanti rivoltosi in giro per il quartiere e il fatto che il quartiere in questione sia un cesso chiamato Fightam non rende di certo le cose facili, quindi, arriviamo al cazzo di punto. Non riuscirete mai a riaprire questo posto se ve lo sfasciano ogni volta che provate anche solo a passare la scopa o a comprare qualche nuovo bicchiere.”
Dall’espressione, Owen sembra aver capito dove voglia andare a parare il White Zombie, ma decide ugualmente di lasciarlo finire.
“Facciamo un piccolo accordo, diventiamo soci, noi e voi. Da parte nostra ci sarà protezione, così che possiate riprendere le vostre attività e tutte le stronzate che volete. Da parte vostra ci sarà la gentile concessione di una parte degli incassi come ricompensa per il nostro servizio, vinciamo tutti.”
Owen abbassa lo sguardo.
Prepara una risposta.
Sulla rampa di atterraggio dell’aeroporto si è appena posato un aereo.
Viene calata giù la passerella e i primi passeggeri cominciano a scendere.
Tra questi spicca una donna decisamente alta, bionda e giunonica.
Con un paio di seni così sproporzionati rispetto al resto del corpo — sebbene muscoloso — da darle un’aria sgraziata. Regge in mano un paio di tacchi a spillo argento e glitterati, a tal punto che luccicherebbero forse anche al buio. ![]()
La muscolosa Barbie umana scende e spicca un piccolo salto.
I piedi nudi si posano contro l’asfalto e lei tira su col naso, facendosi trascinare dietro la valigia da un paggetto che la segue.
R: “Muovi quel culo lardoso che ti ritrovi, quella lì non rimarrà qui a lungo.”
Bofonchia al suo indirizzo. Pochi metri oltre, c'è la struttura vera e propria dell'aeroporto di Lua Pele.
Ecco, prima di essere stato raso al suolo era un normalissimo aeroporto, con tanto di vari gate, ristoranti e parcheggi senza fine.
Ora, ciò che è stato ricostruito, è una semplice sala e mezza con un bar anche triste.
Dunque, chi arriva incrocia chi parte e viceversa. C'è una fila da rispettare, ma ci sono dei vantaggi per determinate posizioni ufficiali. Un maglioncino, i capelli disordinati... non proprio l'identikit della perfetta ragazza di quartiere.
Ma è invece l'identikit perfetto del sindaco, Ellie.
Che ci mette poco a scavalcare letteralmente tutta la fila fino a trovarsi sulle piste, vicino al bus navetta che porterà i passeggeri in aereo. Il suo volo per New York non partirà fra molto, ma questo non le vieta di notare la bizzarra donna a piedi nudi che ha messo sotto di sé un povero passante.
Regina deve rendersene conto, perché avanza spedita verso la sua direzione, stringendo in mano le proprie stesse scarpe.
R: “Ellie?”
Attende poco meno di un istante.
R: “Ti stavo cercando.”
Ellie la osserva, distrattamente ora.
Ormai crede di aver visto abbastanza, e allora...
E: "Mi fa enorme piacere."
Si volta verso l'aereo.
E: "Ma fai in fretta, che devo andare a New York."
Regina digrigna i denti di fronte a quella risposta.
O meglio, fa strofinare l’arcata superiore contro quella inferiore con fare ferale.
“Signorina…”
Mormora il paggetto che si è portata appresso.
Beverly fa un lungo sospiro.
E poi sorride.
“Ma certo.”
Si passa la lingua tra le labbra.
“Ovviamente tu sai chi sono e io so chi sei tu. Quindi saltiamo i convenevoli. So che la tua fazione è la migliore dell’intera Genesi. Quindi sei alla ricerca dei migliori.”
La giunonica Barbie fa cascare le scarpe col tacco a spillo sul suolo.
“Basta guardarmi: hai davanti la scelta migliore che potesse capitarti, ‘hun.”
Ellie si prende del tempo.
Anche perché bastava guardarla poco fa per capire la sua presunzione.
Ma non è quello che la blocca.
E' il fatto che sia venuta a cercarla.
E questo vuol dire una sola cosa, ovvero che il suo messaggio sta passando.
"Ok."
Nonostante questo, rimane fredda alle parole di Regina.
"Non vorrei smontarti l'entusiasmo, ma sto cercando altro. Nello specifico, gente che creda in un piano più ampio che a sé stessa."
Ed effettivamente è vero.
Non sappiamo fino a che punto si spinga la sua causa, non sappiamo quanto è ampia la visione del suo futuro a Genesi.
Ma l'unica cosa certa è che tutti quelli che ha messo al suo fianco, fino ad ora, è gente fedele al suo credo.
Regina, in poche parole, ha dimostrato tutto il contrario.
“Che idiozia.”
Sbotta la figlia di papà, schiettissima.
Questa volta non riesce minimamente a trattenersi.
“Sul serio ‘hun, credevo di trovarmi davanti una persona un minimo più intelligente.”
Fa un piccolo muso triste, inclinando la testa di lato.
Ellie, dalla borsetta, estrae una tazza probabilmente riempita con il caffé.
La reazione è ovvia.
"Farò finta di non aver sentito."
“Perché no?”
Regina insiste, come se non capisse minimamente il rischio insito nel continuare a dare adito alla lingua.
Ellie scuote la testa.
"Ma siccome sono gentile, so che Brooks e il Commissioner sono in cerca di forze nuove."
Il che sarebbe tecnicamente mettersela contro.
E rinforzare la concorrenza.
Il che, può essere un'arma a doppio taglio.
Ma Ellie non ha mai lasciato nulla al caso fino ad ora, probabilmente sarà così anche adesso.
"Altro?"
“No.”
Risponde secca Beverly.
“Grazie mille per la consulenza.”
Un sorriso che le si apre sul volto.
“Illuminante.”
Regina indossa nuovamente le sue scarpe con tacco, senza usare le mani.
“Sai dove puoi ficcartela la gentilezza, ‘hun.”
La Barbie da’ una scossa ai suoi capelli e prende ad allontanarsi.
“Andiamo.”
Fa all’uomo che la scorta, lasciandosi Ellie alle spalle.
“L'anarchia non è una favola romantica, ma una testarda constatazione, basata su cinquemila anni di esperienza, che non possiamo affidare la gestione delle nostre vite a re, preti, politici, generali, e commissari provinciali..”
Edward Abbey